La mitica “cinghia di trasmissione” si è rimessa in moto: la Cgil scende in piazza e replica il rituale ormai stanco e usurato dello sciopero generale . E lo fa mentre l’euro affonda in Europa e lo stop proclamato dal sindacato rosso ha un conto finale per l’Italia di 5 miliardi. Susanna Camusso detta la linea all’opposizione e alla sinistra e va a testa bassa non solo contro governo e maggioranza ma anche contro la Cisl e la Uil che dello sciopero in questo momento non vogliono sentir parlare perché lo giudicano inutile, inopportuno, dannoso. Ma tant’è. I “signornò” del sindacato hanno bisogno della piazza, di dare l’illusione del “colpo risolutivo”. E il Pd di Bersani (ferito al cuore dall’affaire Penati) si accoda: assieme al Sel di Vendola e ai Verdi con Di Pietro pronto a far sentire il suo megafono… e ancora il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e quello del Pdci-Federazione della Sinistra, Oliviero Diliberto. Troppi concorrenti per Bersani, meglio accodarsi alla Camusso…

Sciopero giusto e buono, dunque, per il capo del “Botteghino” che in piazza ci va e dice:  “Credo sia giusto esserci,  come è stato giusto partecipare ad altre iniziative sindacali. Parlo dei presidi della Cisl e della Uil davanti al Senato o all’iniziativa contro la manovra fatta dagli enti locali. Credo sia doveroso per il Pd partecipare dove, a ragion veduta e con buone motivazioni, si critica una manovra economica ingiusta e poco credibile”. Proprio quel che serve ai mercati in questo momento: un bell’effetto Grecia, insomma. Ma tant’è. Va a vuoto il severo giudizio di Franco Marini: “Una vergogna scioperare nel pieno della recessione”…  Udc e Fli che si tengono alla larga.

E’ la Cgil che detta linea e il Pd di Bersani si adegua perché evidentemente questa è diventata “anche” la sua (debole) linea , non quella “riformista” che aveva sbandierato all’inizio della sua segreteria (tanto che una parte del Pd – quella più moderata degli ex Popolari – in piazza non è andata). Così il segretario piddino sfila al fianco della Camusso mentre D’Alema dice la sua ovvietà: “E’ una protesta immensa di cui bisogna capire il peso e che va ascoltata”. E la piazza acclama il fratello-coltello Nichi Vendola. Alla protesta sindacale sui “diritti” si lega quella politica (con annesso scontro interno alla sinistra per la conquista della leadership) e si rivede il vecchio che avanza, da Epifani a Cofferati andando via via indietro fino all’amarcord degli anni Settanta.  Di un secolo fa.

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