In fondo vengono dalla stessa parrocchia politica, il vecchio Pci, Bersani e Vendola che nella Balena Rossa ha militato dal 1971 al 1992 quando, chiuso il partito post – occhettiano con la nascita del Pds, passò nelle fila di Rifondazione comunista prima sotto l’ala di Garavini e poi di Bertinotti, con qualche problema invece con uno dei fondatori del Prc, quell’Armando Cossutta che lo definì “rivoluzionario da salotto”. Storia di famiglia insomma, da separati in casa, quella tra Bersani e Vendola: stesso dna. Così la foto di Vasto (ri)aggiornata con la cancellazione di Antonio Di Pietro, assume contorni più definiti e offre una chiave di lettura più coerente dal punto di vista politico.

Il “paso doble” di Nichi che incontra il segretario piddino, battezza un immaginifico polo della speranza, toglie il veto posto ad accordi con l’Udc di Casini e annuncia che correrà alle primarie, fa almeno chiarezza su un un punto: Pd e Sel si alleano, anche se non è chiaro con quale formula lo faranno. Due pezzi della sinistra che hanno radici e obbiettivi comuni si ricompongono in vista delle elezioni politiche. Tonino di Pietro resta invece al palo, con “l’amico” Nichi che lo accusa di “eccessivo populismo”, nonostante appena un mese fa avesse siglato un patto proprio con l’ex pm che ricambia gelidamente: “Cos’ tradisce i lavoratori”. Il “paso doble” impone questo e altro nel gioco della sinistra e dell’egemonia sulla futura coalizione che si candida a governare il Paese, dopotutto è la danza che si ispira alla lotta fra toro e torero.

Così Bersani riparte da sinistra per cercare di dar vita al progetto del patto di legislatura con i centristi. A partire da Casini che oggettivamente qualche differenza di non poco conto rispetto a Vendola, a dire il vero, dovrebbe averla e su temi di non poco conto, come ho scritto nel post precedente intitolato “Le incompiute dei due Pier”. E l’affermazione del governatore della Puglia sulla volontà di costruire una “una coalizione larga e plurale”, che accolga tutti quelli che mettono al mettono al centro “i diritti civili e sociali”, Udc inclusa non pare un buon viatico visto che con una battuta fa sapere che comunque “penso sia molto difficile per me sentirmi alleato a Buttiglione e viceversa”. Vendola poi ha fatto una mezza marcia indietro spiegando su Twitter che no, lui non ha scaricato Di Pietro e non ha nemmeno aperto all’Udc…

E allora, caro Nichi? Parole distorte, interpretate male, fraintese (capita anche ai migliori) o necessità di smussare, attenuare, minimizzare con un debole contrordine compagni per non rischiare di portare in dote solo Vendola e pochi altri a Bersani perché l’elettorato di Sel non capisce la “svolta” e rifiuta di seguirlo, come ha fatto chiaramente capire protestando e contestando sul web dopo l’annuncio “fatale”?

Siamo forse al “marciare divisi per colpire uniti” e dopo si svelano i giochi reali? Forse Vendola, mi si passi il termine, pecca di eccesso di doppiezza nella sua ultima uscita tenuto conto che bisogna capire con quale sistema elettorale si voterà. Con l’altra incognita: Casini. Andrà davvero a braccetto con Vendola? E i suoi lo seguiranno? Da Buttiglione in giù fino all’elettore tipo dell’Udc?

Già, perché l’ala massimalista del Pd si rafforza alla sua sinistra a discapito di quella moderata che annovera tra le sue fila esponenti piddini e cattolici ex Dc – Ppi – Margherita: che significa per il momento altri guai per Bersani, con un “alleanza vasta” che ricorda da vicino l’infausta Unione prodiana e il “nuovo” centro – sinistra che rischia di nascere vecchio.

E Casini? Dice: una “convergenza per il bene del Paese è possibile ma dopo le elezioni: al voto, invece, ciascuno andrà “con i propri programmi e le proprie liste”. poi si vedrà… “la strada della prossima legislatura è già segnata, si dovranno rispettare gli impegni con l’Ue, il resto sono chiacchiere d’agosto”. Come dire, si va avanti comunque sulla strada tracciata da Monti e si fa quel che dicono Berlino e Bruxelles. E Nichi morirà “montiano”? Mah…

L’imbroglio di Casini di Vittorio Feltri

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