‘Nonostante tutto’, a Venezia il corto che racconta la forza dei ragazzi in cura all’Istituto Nazionale dei Tumori
In occasione dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Mediafriends ha presentato in anteprima assoluta “Nonostante Tutto”, il cortometraggio voluto e finanziato dall’ente filantropico di Mediaset, Mondadori e Medusa, presieduto da Pier Silvio Berlusconi. Protagonisti sono gli adolescenti in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che raccontano il proprio percorso, la quotidianità e le difficoltà affrontate, ma anche la forza della condivisione, la voglia di farcela e il desiderio di continuare a essere protagonisti della propria storia, senza lasciarsi sopraffare dalla malattia.
“Nonostante Tutto” non vuole raccontare la malattia, ma le persone che la attraversano. Il cortometraggio nasce per dare spazio allo sguardo dei giovani pazienti del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori, restituendo loro la parola e la possibilità di raccontarsi al di là della diagnosi. L’adolescenza è il periodo nel quale si costruisce la propria identità attraverso esperienze, errori, cambiamenti e nuove possibilità. Quando proprio in questa fase arriva una diagnosi oncologica, tutto può essere improvvisamente rimesso in discussione: il rapporto con il proprio corpo, con gli altri, con il futuro e, prima ancora, con sé stessi.
Scritto da Cristiano Nardò e Tobia Passigato e diretto dallo stesso Nardò, il cortometraggio è stato proiettato il 9 settembre all’Hotel Excelsior del Lido, nello Spazio Incontri, nell’ambito di “Che Spettacolo!”, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in collaborazione con Corriere della Sera, Io Donna e Cinematografo. Alla presentazione hanno partecipato anche alcuni dei ragazzi protagonisti. A moderare l’incontro è stata la giornalista Elisabetta Soglio. Con lei Alessandro Billi, vicepresidente di Mediafriends, e Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa Film. Ma questo è soltanto l’inizio. “Nonostante Tutto” prosegue il cammino intrapreso con “Ho preso un granchio”, la webserie in sette episodi realizzata dagli adolescenti in cura all’Istituto e trasmessa su La5 e Mediaset Infinity. Al progetto hanno preso parte anche artisti molto amati dal pubblico, tra cui Gerry Scotti e Giacomo Poretti.
Al centro della webserie, ideata e scritta dagli stessi ragazzi nell’ambito di un innovativo modello di cura psicosociale, ci sono la loro quotidianità e le esperienze vissute durante il percorso di cura. Attraverso la scrittura e la recitazione, i giovani pazienti hanno inventato personaggi, costruito situazioni e portato in scena le proprie storie. L’attività creativa è diventata così uno strumento per riappropriarsi delle parole e dell’immaginazione, andando oltre la diagnosi. Sono proprio i ragazzi a raccontare la gioia e le soddisfazioni nate da questa esperienza: «È bello riuscire a creare qualcosa di importante partendo da un dolore. Un percorso di cura non è certamente ciò che un adolescente vorrebbe affrontare nella vita. Bisogna provare a rimettere insieme i pezzi e trovare un senso alla nuova persona che si è diventati».
«È un film a tutti gli effetti e una testimonianza capace di trasmettere emozioni profonde – spiega Giampaolo Letta –. Dimostra come il cinema, l’audiovisivo e la creatività possano avere una forza straordinaria, anche dal punto di vista dell’aggregazione e della condivisione. I momenti vissuti dai ragazzi sono splendidi, caratterizzati da una semplicità e da una genuinità incredibili, capaci di scaldare il cuore». L’amministratore delegato di Medusa Film sottolinea inoltre il valore terapeutico e sociale del progetto: «Raccontare ciò che accade in questi luoghi è importante. Per noi rappresenta anche una grande responsabilità diffondere questi contenuti. Mentre riguardavo il cortometraggio pensavo al valore che queste storie possono avere per chi le vede, soprattutto per tanti coetanei e adolescenti, perché aiutano a comprendere quali siano i valori autentici della vita».
Anche Alessandro Billi pone l’accento sull’autenticità del racconto: «Lavorando in televisione, l’autenticità non è sempre la prima cosa che emerge. Partecipare a questo progetto è stato quindi molto toccante, perché non si tratta di fiction o di finzione: è tutto vero. Per chi è abituato a lavorare con lo storytelling, la prima cosa che colpisce è proprio questa autenticità». Un racconto che mette al centro l’inclusione, la resilienza e la forza delle relazioni, mostrando come sia possibile continuare a coltivare sogni, affetti e progetti per il futuro anche durante un momento particolarmente complesso della vita. Il progetto si inserisce nel percorso di Mediafriends, che dal 2003 promuove iniziative di solidarietà sociale, utilizzando la forza della comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere realtà di grande valore sociale.
Il Progetto Giovani è nato nel 2011 all’interno della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. È dedicato agli adolescenti tra i 15 e i 19 anni e ai giovani adulti fino ai 25 anni affetti da neoplasie di tipo pediatrico. L’obiettivo è sviluppare un nuovo modello di organizzazione medica e una cultura specifica della cura, capace di occuparsi non soltanto della malattia, ma anche della vita dei ragazzi: delle loro relazioni, dei sogni, delle paure e del futuro. Un modello che funziona e che sta diventando un punto di riferimento anche per altre realtà italiane, tra cui Aviano, Roma, Padova, Monza, Torino e Bari. Perché curare un adolescente significa certamente affrontare la malattia, ma anche aiutarlo a non perdere la propria identità, i propri desideri e la consapevolezza di avere ancora un futuro da costruire.


