La finanza è curiosa ed è facilmente spunto per dibattiti accesi. Rare volte si presenta univocamente a delle critiche come in questo caso dell’Opa Parmalat, dove il prezzo di ritiro delle azioni è inferiore al prezzo di mercato delle stesse, un controsenso economico che dovrebbe far riflettere due categorie di persone. Quelli che pensano che non sia possibile guadagnare in Borsa ovvero i mercati sono efficienti (in questo caso sono efficientissimi nell’alleggerire le tasche dei risparmiatori ma vale l’inverso e a volte sono efficientissimi a rimpinguarle anche se mai lo leggerete sui giornali) e l’altra categoria è quella che pensa che troverete scritto su un giornale ogni cosa di rilevante possa interessare il mondo della finanza. Infatti questa beffa sta andando in onda senza che nessun organo di stampa lo denunci se non Guido Bellosta su www.lombardreport.com il più antico quotidiano di Borsa on line in Italia.

“La lotta tra Lactalis, che ha lanciato l’OPA a 2,80 euro su Parmalat,  e le associazioni dei piccoli soci, appoggiate da  taluni importanti fondi di investimento – scrive Guido Bellosta su www.lombardreport.com – prosegue senza esclusione di colpi.

Ieri Azione Parmalat, associazione di piccoli azionisti del gruppo di Collecchio, ha inviato un esposto alla Consob chiedendo  di far cessare le campagne disinformative di Lactalis in merito all’OPA Parmalat e chiedendo che il gruppo francese  precisi “con comunicato stampa” sulle opzioni disponibili per i piccoli soci “anche successivamente alla conclusione dell’OPA”.

L’OPA, lanciata a 2,80 euro non ha soddisfatto molti piccoli soci e, tra i fondi, in primo luogo il combattivo fondo Amber, già presente su Ansaldo STS.

Chi scrive reputa il prezzo non certo generoso, al limite inferiore della tolleranza, in quanto  tra la prima OPA a 2,60 su Parmalat  lanciata  nel 2011 e questa seconda operazione a 2,80 euro  le azioni europee alimentari si sono mediamente quasi raddoppiate come testimoniato dall’ETF europeo settoriale. Ma non è una proposta scandalosa. Meriterebbe di essere discussa tra le parti  per migliorarla ulteriormente.  Invece è subito partita una lotta al coltello con  richieste di dettagli alla Consob. Il mercato ha subito reagito portando le quotazioni attorno a 3 euro, ben oltre quanto offerto dai francesi.

Non vogliamo entrare sulla congruità del prezzo dell’OPA con questo articolo – scrive Guido Bellosta su www.lombardreport.com – ma segnalare la beffa per i piccoli risparmiatori.

La beffa è rappresentata dall’ IMPRESSIONANTE SILENZIO della maggior parte degli organi di stampa  finanziaria. Nessun giornale se non www.lombardreport.com segnala  ai piccoli soci che non è necessario, al momento, consegnare a 2,80 euro le azioni all’OPA per incassare tra tre settimane il controvalore. Molto meglio venderle in borsa  dove si scambiano un milione di titoli per seduta a prezzi attorno a 2,95 euro  ed incassare dopo tre giorni. PERCHE’ PERDERE IL 5% ?

Perché in banca si accetta talora (non sempre !) supinamente il cliente che consegna le azioni all’OPA a 2,80 senza spiegargli che può incassare il 5% in più vendendole a 2,95 euro ? Tra giovedì e venerdì, ad esempio, chi non ha venduto in borsa, optando per l’altra via della consegna all’OPA , ha complessivamente PERSO  quasi 40.000 euro ? Si fa tanta fatica a guadagnare soldi e poi i piccoli soci li buttano dalla finestra per mancanza di corrette informazioni!

Ogni giorno Lactalis – scrive Guido Bellosta su www.lombardreport.com – comunica correttamente quante azioni sono state consegnate  all’OPA. Il 23 febbraio erano circa 138.000. Il 24 febbraio  113.235 Finora Lactalis ha ottenuto circa lo 0,25% del capitale,un decimo di quanto necessario per procedere al delisting. Ma la consegna più massiccia di azioni  solitamente avviene nelle ultime sedute.

Noi non sappiamo se Lactalis riuscirà  ad acquistare il quantitativo necessario per il delisting. Non ci interessa. Scopo di questo articolo è avvisare i piccoli  possessori delle azioni Parmalat, già scottati anni fa dalla drammatica crisi  della possibilità di vendere sul mercato a 2,95 euro (ha anche superato 3 euro in certe sedute) incassando il 5%-7% in più.

Ripetiamo – conclude amaramente Guido Bellosta su www.lombardreport.com – che la beffa è il SILENZIO ASSORDANTE della stampa finanziaria. I piccoli investitori, sempre bastonati, comprano i giornali finanziari per ottenere  consigli finanziari operativi. Leggono invece, per Parmalat, grandi comunicati di  Lactalis che ne consigliano  la consegna ricordando i rischi di possedere una azione non quotata . Ma non trovano  facilmente articoli che  consiglino la vendita in borsa a chi fosse intenzionato di cedere le azioni. E poi qualcuno si sorprende se le vendite dei giornali finanziari diminuiscono …

 

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