Fra le cose belle che possono capitare a chi è appassionato di musica contemporanea? Assistere a un concerto con una di quelle “accoppiate” che passano alla storia, ovvero Boulez-Pollini. Proprio così: il grande compositore-direttore d’orchestra francese e il pianista italiano tra i più celebrati anche all’estero. Alla Scala, il 6 aprile, un concerto fantastico a base di Schoenberg, Berg e Webern, in due parole musiche degli autori della cosidetta “scuola di vienna”.

Fra le cose brutte che possono capitare a chi va a un concerto del genere – chissà quando ricapita – è quella di essere alla Scala, che già di per sé  dovrebbe invitare al rispetto assoluto, e sentire (immaginate, quante sfumature sonore da cogliere…) colpi di tosse nervosa in ripetizione, neanche ci fosse stata un’epidemia di chissà quale genere, cellulari accesi, commenti fatti a voce certamente non bassa; dulcis in fundo, vedere spettatori-velocisti… andare verso le uscite a metà esibizione. Io al Piermarini, causa orari di lavoro, ci vado molto raramente; mi dicono che quando vengono rappresentate le opere non è così. Sarà…

Dopo queste lamentele da “vecchio trombone” – ma vi assicuro sentite perché a certi concerti, storici bisognerebbe andare in punta di piedi, come a una messa e non a un concerto di heavy-metal, voglio ricordare una cosa che forse non è nota a tutti. Il santone delle avanguardie, che ovviamente non ha mai avuto interesse per la musica pop e affini, aveva diciamo un “debole” per Frank Zappa, che in un’intervista definitì come musicista “curioso, avventuroso e radicale. Un apparizione eccezionale in quel contesto”.

Bene, per chi fosse interessato a conoscere o ad approfondire la figura di Frank Zappa, segnalo la biografia “Frank Zappa, la vita e la musica di un uomo Absolutely free”, è la più recente. L’autore, Miles Barry, ripercorre le tappe dealla sua vita. Un musicista che è stato un’autentica leggenda del rock, suo amico; racconta della sua esistenza, della sua arte e del suo privato.
In allegato: Pierre Boulez dirige l’Ensemble Intercontemporain – che era con lui alla Scala – per ricordare tre composizioni di Frank Zappa

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