I festival, le premiazioni con le loro giurie, i focus all’interno delle manifestazioni sono anche l’occasione per re-incontrare personaggi che, pur essendo affermati e noti, normalmente non sarebbe  facile vedere. E nemmeno ascoltare dal vivo, anche attraverso le loro opere, salvo procurarsi incisioni. Non fa eccezione il compositore sviezzero Beat Furrer, classe ’54 (già Leone d’Oro alla Biennale di Venezia), che venerdì 17 dicembre è ospite del 47esimo festival Nuova Consonanza a Roma (ore 21, presso la Sala Casella).

Formatosi a Vienna, Furrer è oggi uno degli artisti più attivi nell’ambito della composizione, della direzione e dell’insegnamento, facendo da trait d’union tra la grande tradizione tedesca post-Darmstadtiana e le attuali  tendenze linguistiche. A eseguire le sue musiche per questa occasione sarà l’Ensemble Algoritmo, complesso tra i più esperti del repertrorio di musica contemporanea, diretto da Marco Angius; sul palcoscenico Livia Rado.

Prima dell’esibizione dell’ensemble ci sarà un incontro con il compositore. Poi la scaletta che conta quattro opere, una sorta di viaggio attraverso le fasi differenti del musicista. Così le note presentano il compositore e la sua opera: “Furrer sembra mantenere un costante rapporto con quelle discipline che intervengono intensamente nei suoi procedimenti compositivi fino a costruire un punto fermo del suo pensiero musicale. In programma Lotofagos (2006), testo di José Angel Valente per soprano e contrabbasso, Spur (1998) per pianoforte e archi, Phasma (2002) per pianoforte, Aria (2000) testo di Gunther Eich per soprano, clarinetto, pianoforte, violino, viola, violoncello e percussioni.

Furrer, originario di Schaffhausen in Svizzera, nell”85 ha fondato il Klangforum Wien che dirige fino al 1992 e con la quale tutt’ora collabora in qualità di direttore d’orchestra. Su commissione della Wiener Staatsoper compone la sua prima opera Die Blinden. Nel 2001 diviene professore titolare della cattedra di composizione presso la Hochschule fur Musik und Darstellende Kunst di Graz.
In allegato: musiche di Beat Furrer