Dibattito / Si fa presto a dire “largo ai giovani…”
“Giovani qua giovani là giovani su…”. Metteteci il sonoro e vi parà di ascoltare un’aria del Barbiere di Siviglia. Giovani dappertutto, come il Figaro rossiniano. In questo caso i timidi protagonisti sono gli under 25: corteggiati, chiamati, adulati, agevolati, naturalmente come pubblico-consumatore. I ragazzi e le sirene della pubblicità, gli sconti, a volte da paura; perché giovanotti e fanciulle chissà perché, non di rado per la cultura possono tirar fuori solo qualche soldino. Il resto se ne va in sigarette, discoteca, pizza&Coca, e nei gelati da pagare per galanteria alla ganza. Un concerto con musiche di Bruno Maderna, che non è un Dj veneto? Poco e niente perché il super-giovane-saggio le risorse tende a non sprecarle per certe cose (dunque inutili?), neanche sotto tortura. Ma per Lady Gaga magari partono cento euro. Bravo! E le conseguenze a volte si vedono…
Per dire: una nuova stagione di contemporanea fondata anni fa da fior di musicisti, per attirare i ragazzi ha proposto un abbonamento che a conti fatti viene qualche monetina a recital, roba che ci paghi una brioche e cappuccino. E non nel sottoscala dell’ultimo teatrino poverino di paesino, ma in un Auditorium progettato da una firma dell’architettura. Che dire: opere di alto livello (non per tutti i gusti, ma si può assaggiare no?), prezzi stracciati (meno di un cinema a sette euro a testa) e un luogo tanto griffato quanto funzionale (pronto per finire sulle enciclopedie); e gli spettatori che cosa fanno?
Per ora non si sa con precisione, si vedrà alla fine, nel momento del bilancio. L’augurio è che a botteghino chiuso, le file all’ingresso di quei concerti si sprechino. Che cosa potrebbero dire a mo’ di commento i giòvani – che non siano aspiranti musicisti o golosoni di melatonina o senza età per scherzo di natura –, che cosa potrebbero dire rispetto alla proposta… Anche questo è top secret. I media tra l’altro non si prendono più (o quasi mai) il disturbo di andare a intervistare la gente che entra ed esce dai teatri. E’ certo che, rispetto a certi momenti in cui la musica di ricerca era tenuta più in considerazione e frequentata, le cose sono cambiate. E non poco. Ne è riprova un video che circola sul social network Facebook sul concerto che tenne John Cage negli anni Settanta al Teatro Lirico, doviziosamente trasformato dalla Rai in un servizio di informazione. Si provi a vedere e a sentire come erano e che cosa dicevano i ragazzi (e di età piuttosto verde) di allora…
Si dirà: certo, il vento musicale è cambiato, ed è giusto così, cose già fatte e viste. Ma il punto è un altro. Oggi il livello di curiosità e partecipazione la maggior parte delle volte sembra alzarsi e restare in quota soprattutto in presenza dell’intrattenimento che non affatica troppo i neuroni. Conseguenza: l’eterno dibattito tra chi s’occupa di musica d’arte su come attrarre il pubblico, in particolare le nuove generazioni. Chi scrive non è un Matusa e questi – non pochi dissenzienti forse diranno – son discorsi da vecchi. Ok, cari voi avete vinto, e allora è il momento di dire a pieni polmoni: Largo ai giòvani!!! Ma sia concessa un’ultima preghiera: culturalmente, non fatevi venir a prendere a casa in taxi, vestire e imboccare la pappa col cucchiaino. Insomma giòvani, datevi una mossa…
In allegato: il concerto di John Cage a Milano

sono un giovane così detto (22 anni). credo che oltre all’interesse dei ragazzi italiani serva una sorta di stimolo “dall’alto”. non so, nelle scuole si potrebbe fare di più… forse. una grossa campagna di sensibilizzazione servirebbe… rivolta alle famiglie italiane, facendo conoscere il nostro Paese e il ruolo primario che ha avuto nello sviluppo delle varie arti e convincendole che facendo seguire ai propri figli un percorso formativo artistico non può che essere un bene. al teatro e alla musica mi sono avvicinato per curiosità e interesse personale. ogni tanto penso che i miei genitori avrebbero potuto indirizzarmi verso queste strade dall’infanzia… ma ovviamente non gliene faccio una colpa, perchè, ripeto, credo sia una questione di cultura e tradizione (oltre che economica), che manca un po. si dovrebbe fare un po come ha fatto la Cina per le sue arti marziali, che fino a qualche anno fa erano in pieno declino.
ai concerti “classici” la molta gente ci va perchè parente/amico di…
quindi non darei tutta la colpa ai giovani di oggi. anche se buona parte. ricordiamoci però che tutto non è per tutti. se Lady Gaga conquista il mondo con un brano in due settimane ci sarà un motivo.
Condivido pienamente quanto affermato da Silvana. Nell’antico Conservatorio dove ho studiato (allora erano solo una dozzina in tutta Italia)eravamo poco più di cento studenti. Personalmente risparmiavo e mi davo da fare con qualche lezione o altro per acquistare partiture e spartiti della musica contemporanea d’allora. Suonavamo con alcuni amici a quattro mani le sinfonie dei più importanti compositori, leggevamo a due pianoforti partiture contemporanee ed eravamo assetati del nuovo e di imparare dai nostri maestri. C’è da dire che erano in gran parte artisti alcuni celebri, altri meno, ma tutti grandi professionisti. Ho conosciuto Liviabella, Desderi, G. F. Malipiero, Margola, Ghedini, Dallapiccola,Adone Zecchi,Luciano Rosada, Ennio Gerelli, Molinari Pradelli, Lydia Projetti, Giordano Noferini e l’elenco continuerebbe a lungo. Più degli insegnamenti, peraltro importanti, contava il loro esempio, osservare, andare a bottega. Non voglio passare per un laudator tempori acti ma forse il clima era diverso. Conosco oggi dei giovani bravissimi, capaci e stupendi, cui consiglio (è successo anche ieri) di andare via dall’Italia ed approdare a quei paesi in cui ad un giovane musicista si offre comunque un’opportunità indipendentemente dalle tessere, dalle amicizie o altro. Da noi anche allora non era così. Quanti concerti, sostituzioni,quante opere, conferenze, musiche per teatro o cinema ho gratuitamente fatto per “farmi le ossa” in attesa di un turno che per molti di noi non è arrivato, oppure in minima parte rispetto all’impegno ed ai successi professionali avuti. Il lavoro era difficile allora, oggi per chi non è inserito è impossibile. Guardate i cartelloni ed i programmi delle sale da concerto o l’editoria e osservate i cognomi; basta e avanza.
Quando mi chiedono affermo serenamente: ho fatto quel che ho fatto.
G. B.
Io non mi sento strana, né snob, ma a me(noi ) della generazione di cui parla Giovanni piaceva leggere, ascoltare e suonare bella musica, il cinema d’autore, il teatro, andare a vedere gli spettacoli più all’avanguardia e di nicchia, tutte curiosità fameliche che alimentavano nuove curiosità e aprivano gli orizzonti. Il lavoro non era molto anche allora e quanti anni di tirocinio gratis! Poi all’improvviso tutto si capovolge e i giovani vengono alla ribalta come “spintanei” protagonisti. Non mi dispiace affatto! Ma penso,come Giovanni,che non sarà mai il nostro turno, e soprattutto quel che mi sconcerta è che passiamo una torcia accesa ai molti dopo di noi che non sanno cosa farsene.
Sul finire degli anni “60″, quando ero giovane e scalpitante mi sentivo continuamente ripetere dai detentori del potere musicale:”Sei giovane, devi aspettare il tuo turno, osserva i compositori, i direttori d’orchestra, i concertisti hanno tutti i capelli bianchi, abbi pazienza e toccherà anche a te!” Passano i venti, poi i trenta, poi i quaranta e così via ed il discorso era sempre il solito. Ad un certo momento qualcosa è cambiato:”Basta! Bisogna dare spazio a i giovani, tu non sei più giovane e pertanto devi lasciare spazio a loro!”. Prima ho dovuto molte volte cedere il posto ai vecchi, poi ai giovani; ma a me quando tocca?
Da qualche parte c’è un trucco o mi hanno preso in giro. Questa è l’amara constatazione della mia generazione che a vent’anni ha visto il 68, a 30 il 77 e poi…..
A noi non è mai toccato.
Sarà così o no?
G. B.