Chissà se qualcuno ha trovato la risposta alla domanda lanciata dal compositore ungherese Franz Listz circa il presunto legame tra la “profondità” musicale del popolo gitano e il suo difficile vissuto, tra diaspore, violenze e persecuzioni. Anche a distanza di così tanto tempo, rispetto alle considerazioni del grande pianista dell’Ottocento, la storia degli zingari, quella musica completa, forse resta una delle meno indagate. A dare l’occasione per accernarne è una mostra fotografica in corso fino al 16 settembre, dal titolo “Zingari di Josef Koudelka”, presso la fondazione Forma per la fotografia di Milano. Koudelka è un fotografo di fama, ecco il suo profilo: Josef Koudelka nasce in Moravia nel 1938. Inizia la sua carriera come ingegnere aeronautico e diventa fotografo professionista verso la fine degli anni Sessanta.

Nel 1968 fotografa l’invasione sovietica di Praga, pubblicando le sue fotografie con le iniziali P. P. (Prague Photographer, fotografo di Praga). Per queste fotografie, nel 1969 riceve da anonimo il premio Robert Capa dell’Overseas Press Club. Nel 1970 lascia la Cecoslovacchia per cercare asilo politico e, poco dopo, entra a Magnum Photos. Nel 1975, viene pubblicata la prima edizione di Gypsies, il primo di una lunga serie di libri di questo fotografo, incluso Exiles (1988), Chaos (1999), Koudelka (2006) e Invasione Praga 68 (2008). Nel corso della sua carriera Koudelka ha vinto svariati premi come il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier-Bresson (1991), e l’Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992). Le sue fotografie sono state esposte al Museum of Modern Art e all’International Center of Photography di New York, all’Hayward Gallery di Londra, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Palais de Tokyo di Parigi, alla Fondazione Forma di Milano e al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1992 ha ricevuto la nomina di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Oggi vive fra Parigi e Praga.  Ma torniamo alla musica.

Come lancia il Nuovo caffè letterario: “Gli zingari utilizzano con grande passione e capacità il linguaggio musicale basando la costruzione dei brani su due elementi di fondo: l’apprendimento come per la lingua parlata, di arie e melodie popolari dai luoghi di passaggio e l’estro individuale particolarmente esaltato dalla pratica molto frequente dell’improvvisazione”. Gli stili sono diversi, spesso dove gli arabeschi e gli abbellimenti la fanno da padrone. Tra le formazioni interessanti ci sono gli Ando Drom e i Kaly Jag e poi c’è banda di Bregovic’.

Ma ecco una serie di nomi che a vario titolo praticano questo genere: Celia flores,
Radio makande, Flamenkito, El barrio, Llas chuches, Bernardo Vazquez, El Currichi Falete, Los chichos, Llos chunguitos, El bicho, Paco de lucia, Tijeritas, Los chavis, Niña pastori, La hungara, Jose el frances, Alba heredia, Triana, Navajita platea, Mmaita vende ka, Rosario flores, Ketama(ahora antonio carmona), Estrella morente, Saray vargas.
In allegato: musiche di Bregovic