Aprire a caso il giornale un giorno qualsiasi e scoprire che, nella stessa serata, ci sono diversi recital di prima grandezza. Notevoli pianisti, ultra-violinisti, un’orchestra da urlo, una stagione di contemporanea sempre più forte e un convegno sull’elettronica prima del “live”. Che bello, si dirà: quanta offerta. E arte. Questo succede a Milano – e probabilmente in altre città italiane – e fa piacere per carità. Ma succede anche – e questo ormai da parecchio tempo – che con una offerta così poi uno non sa dove sbattere la testa. Domande: vado a vedere il virtuoso Maurizio Pollini? Vado a vedere il violinista Maxim Vengerov? Vado a vedere, anzi ascoltare l’ultimo artista sonoro arrivato dal Nord Europa? Effettivamente non sono i problemi della vita, ma per uno che ama la musica, l’apprezza, aspetta magari tutto l’anno l’uno o l’altro personaggio a un certo punto se li ritrova lì tutti in una giornata. Senza contare poi che c’è l’effetto-cannibalizzazione.


Come già anticipato – come si dice: in altre sedi – occorrerebbe trovare una via d’uscita, anche per la mancanza di vere novità. E’ vero che la qualità e la quantità a volte sono alte, altissime, ma spesso si vedono e si sentono i soliti noti che fanno il giro del “palazzo” e ritornano. Ma questo è un altro tema, anche se connesso. Tornando sulla prima questione: si potrebbe, si dovrebbe creare come dire, un ufficio centrale, un coordinamento delle direzioni artistiche, esperti atti a decidere, smistare, stilare calendari compatibili. In modo da distribuire in maniera “intelligente” i grandi appuntamenti. Si, si potrebbe fare. Ma questo richiederebbe una pace tra tutti, tutti gli uffici, tutte le direzioni, una collaborazione, uno sforzo comune per evitare la Babele, anche i barba alla legge della “concorrenza”nel nome della musica e della sua fruibilità, nel rispetto di tutte queste cose. E poi di lui: il pubblico!