E’ un’esperienza nel vero senso della parola andare a San Sperate, paese della Sardegna nel Cagliaritano famoso anche per i suoi murales, a centinaia. Una esperienza visitare, sempre lì, anche il parco delle pietre sonore dello scultore Pinuccio Sciola, una permanente dove sono tutte insieme le sue sculture sonore, un mondo di pietra certamente come natura vorrebbe silenzioso. Il suo creatore, un artista che partito della sua terra con le sue opere ha fatto il giro del mondo, ha reso uno dei materiali più poveri, duri e “muti” (almeno all’apparenza”) del mondo “parlanti”, gli ha dato oltre che forme, le più diverse, anche, parola, suono. Di fatto facendo una ricerca, un’indagine davvero personale che ha introdotto nell’arte delle novità, un’espressività prima poco indagata, se non niente. Si dirà, già parlano le pietre del passato, dell’antichità. Ma è un altro tipo di discorso.


Prendi Stonehenge, lì però le pietre hanno la parola “simbolica” delle civiltà scomparse che oggi attraverso la nostra immaginazione ci parlano nella mente, raccontano che cosa c’era; mentre riuscire a trattare la pietre per farle diventare “soggetti dialoganti” o quasi, è un’altra cosa, un sito di una creatività che Sciola ha saputo trattare in maniera originale, inedita, carica di significati; lui, che nelle rappresentazioni poetiche che riguardavano se stesso e le sue creazioni si vedeva come “frutto” di universo arcaico, antichissimo, al qual dar voce proprio attraverso i primi materiali terrestri derivati dal primo momento di tutto. E ancora.


All’ingresso del suo Parco a San Sperate bello l’incontro con la prima scultura – figurativa – di uno Sciola giovanissimo arrivato da un’infanzia (e giovinezza) poveri, lui che preferiva, o forse doveva per stato di necessità, camminare scalzo sulla sua terra. “Pietrino” è il titolo della sua prima opera, la scultura di ragazzo; siamo agli arbori della sua carriera, è il 1959, da qui l’artista mano a mano prende il largo, viene via via riconosciuto, aiutato e lanciato nel mondo. Verrà poi il tempo, successivo, della “sonorità della pietra”: attraverso manipolazioni, tagli, incisioni, Sciola trasformerà la pietra in “strumenti”, “soggetti parlanti”, “discorsi”. Un collegamento, suoni, musica, materiali che apre le porte dell’immaginazione, su altri territori inesplorati.