Che fine ha fatto il Berlusconismo?
Il primo post del’anno comprende gli auguri affettuosi per i commensali, quelli più visibili che scrivono e quelli più defilati ma sempre qui presenti. E’ anche l’occasione per cucinare l’ultimo pezzo che ho scritto nel 2009 sul Giornale: a mio avviso è un ingrediente che dovremmo usare anche questo nuovo anno.
Se cercate un candidato di Berlusconi alle prossime elezioni regionali, datevi pace. Non lo troverete.
Certo le caselle del Partito della libertà, dal Piemonte alla Calabria, sono tutte occupate. E il Pdl, c`è da scommetterci, elettoralmente farà l`en plein: viene dato oggi al 40 per cento. Ma che fine ha fatto il berlusconismo? Dove sono gli eredi di Publitalia, quelli che venivano considerati dei minus habens della politica, ma che nei fatti hanno gestito, per citarne due, il Piemonte con Ghigo e il Veneto con Galan? Finiti, cancellati, spariti.
Il blocco sociale a cui Berlusconi si rivolge, quello che con una buona dose di semplificazione, conta piccole e medie imprese, professionisti, eredi della tradizione moderata della Democrazia cristiana come vengono rappresentati nelle elezioni regionali che saranno l`appuntamento politico clou del 2010? Qualcuno veramente crede che la signora Polverini, un`abile sindacalista più vicina a Gramsci che ad Hayek, possa essere la sintesi, come direbbe Tremonti, del berlusconismo? O che possano esserlo Cota in Piemonte e Zaia in Veneto, entrambi leghisti ed entrambi portatori solo di un aspetto (quello federalista) della rivoluzione berlusconiana.
O che alla recente tradizione berlusconiana possano essere ricondotti l`ottimo Formigoni in Lombardia e Scopelliti in Calabria? Si può anche prendere atto che il berlusconismo sia finito e che la sua naturale evoluzione sia quella di sciogliersi in un partito aperto, plurale. Ma chi ci crede? Qualcuno veramente ha la presunzione di ritenere che il risultato elettorale delle Regionali non sarà ipotecato da Berlusconi e solo in seconda battuta dalla condotta del suo governo. Le elezioni regionali sono state spesso, anzi quasi sempre, un pubblico sondaggio sul gradimento dell`esecutivo in carica: negli anni la tendenza si è rafforzata, personalizzata. E così sarà anche questa volta. Con il particolare che il leader indiscusso del governo non avrà nessuno dei suoi uomini a rappresentarlo.
Che sia una situazione ambigua è fuori di dubbio.
Né vale molto ridurre la questione a un puro gioco di convenienza all`interno della maggioranza. Non concedere, per esempio al partito di Bossi, una forte rappresentanza territoriale avrebbe compromesso la tenuta del gover- no. Il punto è proprio questo.
Fino a quando Berlusconi riuscirà a tenere insieme il suo blocco sociale: a che altezza l`asticella dell`insoddisfazione peri compromessi raggiunti si dovrà fissare? Fino a quando Berlusconi avrà la capacità inclusiva di tenere tutti dentro, continuando a fare passi indietro. Come nella foto, il rischio è che passo dopo passo trovi il burrone e ci cada, involontariamente, dentro.
Le tasse che non si toccano, gli aiuti alle grandi imprese, le liberalizzazioni rallentate, il flirt con Cisl e Uil e ora l`assenza di una traccia nelle candidature, danno il senso della scommessa del premier.
La geografia delle candidature del centrodestra alle elezioni regionali si può anche interpretare con l`atteggiamento di un premier a metà strada tra il disinteresse e la necessi-tà di tenere insieme una coalizione.
Forse sarebbe meglio dire che le due pulsioni convivono.
Forza Italia e il berlusconismo non hanno mai avuto una radice territoriale e vi è dunque una buona predisposizione a concedere posizioni a terzi sull`altare della buona convivenza. L impossibile però non cogliere in questo atteggiamento un certa contraddizione: da una parte si cerca di rendere il partito plurale e con il predellino lo si è anche reso. Dall`altra si rinuncia a radicare una nuova classe dirigente sul terreno locale della politica e ci si accomoda nella scelta del già visto. Sarebbe sbagliato pensare a un premier azzoppato. È al contrario la sua personalissima forza elettorale chepermette alla coalizione di «giocare» con i candidati.
Ma è un gioco molto rischioso.

Dott. Porro
Rivolgo una preghiera al presidente Obama, per favore non chiudete GUANTANAMO , noi accogliamo i terroristi ……Voi però accettate di ricevere per un soggiorno a tempo indeterminato santoro, travaglio(amico dei boss a 5 stelle)e tutta la coacla del Fatto Qutidiano e dei leccaculi del sig. de maledetti (qualcun si ricorda del banco Ambrosiano……..?) e che dire di Furio trans passivo del Gianni ? Dr. Porro questi sono i nuovi bravi di Manzoniana memoria, non molli perché c’è bisogno di giornalisti come Lei. Auguri per il suo lavoro. Cordiali saluto.
Adriano
Dott. Porro,le voglio far notare che Santoro e’ fazioso perche’ schifato,come milioni di Italiani,della sporca politica di Berlusconi. Quindi,siccome e’ uno dei pochi giornalisti in Italia a saper fare bene il suo mestiere,mette in campo vere inchieste giornalistiche per far conoscere la verita’ agli Italiani. Se questo significa essere faziosi,ben venga.Nella trasmissione “Anno Zero”,di fronte al rigore ed alla capillarita’dei vari servizi giornalistici,e’ evidente l’imbarazzo degli avversari politici(come lei e Belpietro),che,anziche’analizzare i fatti con obiettivita’,tergiversano da quello che e’ l’argomento su cui discutere,e lanciano strali velenosi contro gli oppositori,soprattutto se si chiamano Travaglio.Ieri sera,per esempio,avete fatto una pessima figura,perche’ non avete saputo prendere atto dei fatti che riguardano la corruzione cosi’ dilagante,perfino nella Protezione Civile.Noi i fatti li conosciamo bene,perche’ ci documentiamo;dunque,quel vostro arrampicarvi sugli specchi avvalora ancora di piu’ i nostri dubbi e i nostri sospetti. Inoltre,le vorrei suggerire di non chiamare “deficiente” il dott. Travaglio,perche’ sa bene che non lo e’,anzi e’ una persona preparata,rispettabilissima,colpevole solo di far conoscere la verita’.
ASPETTANDO LA FINE DELLA DITTATURA DELLA BUROCRAZIA.
Nell’anno trascorso, gli economisti (compresi i banchieri centrali e quelli privati), che sono stati incapaci di accorgersi dello sviluppo della crisi, hanno sostenuto che “il peggio è passato”, che “è stato salvato il sistema” e che “la ripresa è in arrivo”. Niente è più lontano dalla verità. Il sistema non è stato salvato, la ripresa non è in vista e il peggio deve ancora arrivare. Il recente rapporto del Comptroller of the Currency degli Stati Uniti conferma che il sistema finanziario è oggi più in BANCAROTTA di quanto lo fosse allo scoppio della crisi nel 2007. Solo gli sciocchi e gli economisti lo negano.
Le banche europee non navigano in acque migliori. Nel terzo trimestre 2009, il 16% del reddito delle 20 principali banche europee proveniva dal trading, mentre nello stesso periodo del 2008 era solo il 3%. E questo, mentre il credito alle imprese veniva tagliato.
Quegli stessi banchieri centrali non nascondono il nervosismo. La Banca per i Regolamenti Internazionali ha convocato un conclave di tre giorni a Basilea lo scorso weekend per discutere dei “rischi eccessivi” incorsi dalle banche sui mercati finanziari. In linguaggio che più esplicito non si può per i banchieri centrali, si è constatato che “si stanno ricreando le condizioni che hanno portato allo scoppio della crisi finanziaria”. Ma anche se vedono arrivare il treno in corsa, i banchieri centrali non sono in grado di fermarlo, perché incapaci di rinunciare all’attuale sistema della globalizzazione
ANCHE Berlusconi alza BANDIERA bianca alla famelica FAME
della burocrazia.
Non esiste libertà nella DITTATURA DELLA BUROCRAZIA.
lA dittatura burocratica continurà a tassare i già tassati e lascierà liberi i SUDDITI che non pagano tasse, questo eslusivamente per poer chiedere le solite mazzette in cambio di PRIVILEGI, anche semplicemente PER velocizzare una richista di un TIMBRO.
Come volevasi dimostrare. La riforma fiscale avente come punta di forza le due aliquote è un grande bluff non sostenibile per un lungo periodo e perciò abbandonata. Oggi c’è ancora chi parla di riforma con le due aliquote (ho sentito poco fa Bonaiuti), mentre il principe ha già da qualche ora dato il contrordine. Eccezionale. E non si smentisce neppure l’opposizione con Bersani, le cui dichiarazioni sono patetiche, anzi, se si analizzano, sono più tragiche di quelle di Berlusconi.
C’è il pericolo che dove la CDL presenterà un finiano,la si possa perdere e sarebbe certamente un disastro.Temo che molti berlusconiani convinti potrebbero non perdere l’occasione per palesare fragorosamente la loro insofferenza verso un alleato che non comprendono più. Spero di sbagliare perchè i bersaniani non meritano gratuiti regali piovuti dal cielo.
Caro Andrea,non capisci perchè applaudono Berlusconi?Perchè
sanno che Berlusconi ha nel DNA l’antipolitica,e siccome il popolo ne ha fin sopra i capelli di questi professionisti
a nostre spese,lo sostengono come loro ultima speranza.
Hai capito ora o devo essere ancora più chiaro?Saluti.
Per Roberto Vaggi. Di quel disastro che è stato il governo Prodi, il miglior ministro è stato Bersani. IL quale, però, ha commesso una grossa imprudenza quando ha associato il suo nome a quello di Visco, per firmare provvedimenti di una violenza repressiva senza precedenti. Vuole un esempio? Legga il provvedimento (DL) del 3 luglio 2006 (recito a memoria) quello che prendeva di mira una intera categoria -gli immobiliaristi e le imprese edili- varato per punire il mondo al quale appartiene Ricucci, lo strano scalatore del “Corriere della Sera”. Briccone, il Ricucci, ed ingenuo, forse perché preso nelle spire della bella Anna Falchi: gli interessi del cosiddetti poteri forti (il gruppo di controllo della RCS ne è l’emblema) non si discutono, comme un dogma, né si attaccano. Chi tocca i fili muore, massima che vale soprattutto per gli ex compagni i quali, passando da una fede all’altra, hanno scoperto il mondo bancario ed i giochi finanziari ai quali si sono concessi in modo totale.In quel provvedimento ed a proposito del valore degli immobili, gli estensori (Bersani-Visco) arrivano ad inserire anche la presunzione assoluta (iuris et de iure).
Vuole un altro esempio? La successiva finanziaria, quella terribile mazzata che sconvolse le aride tasche di tutti (dico tutti) i contribuenti. L’eccessiva tassazione è un’attentato alla libertà: meno soldi meno libertà. Visco (d’accordo con Bersani) è ritornato all’inasprimento della progressività, forse pensando che, fino al 72% (l’aliquota massima del 1980), c’era ampio spazio di manovra. Per inciso allora,nel 1980, la spesa pubblica (tanto amata da una certa sinistra) costituiva il 30% del PIL; con le aliquote ridotte, la spesa pubblica ha superato il 40% del PIL, a dimostrazione che Laffer e la sua curva hanno funzionato anche da noi, seppure involontariamente.
E poi, mi scusi, le liberalizzazioni non si fanno a lenzuolate, neppure quelle che comprendono il lunedì dei barbieri e la vendita dei medicinali da banco per le (amate) Coop.
Detto questo, anzi, nonostante questo,devo anche dirle che apprezzo Bersani ma mi fanno paura certe sue dichiarazioni. L’eliminazione dell’ICI sulla prima casa viene vista da Bersani e da “baffino” come un regalo ai ricchi. Ciò significa che, quando ritorneranno al comando ripristineranno la più odiosa imposta, non tenendo conto del fatto che la prima casa è tutelata costituzionalmente (art. 47, secondo comma). E ciò vale per i ricchi e per i poveri. Ma da noi la Corte costituzionale, si sa, gira a casaccio.
Se non ricordo male, nel programma elettorale c’era pure la riduzione degli stipendi ai politici, la riduzione delle spese elettorali…..dove sono finite? E si che c’è la crisi e tutti i giorni Tremonti ci ricorda che non ci sono soldi, ma loro che sacrifici hanno fatto?
Comprano immobili per i partiti con i soldi dei rimborsi elettorali, invece di dare qualche euro in più ai pensionati!!!!(io non lo sono)Stà andando tutto a rotoli, non capisco quella gente che ancora va ad applaudire Berlusconi!!!!!!!!!
Mi capita raramente di essere d’accordo con qualcuno in sì larga parte. Lo sono con Giulio di Siena, cui contesto però il giudizio riduttivo su Bersani al quale si devono le uniche proposte liberali viste in questo scorcio di secolo.
Quanto alla riforma fiscale della Befana (su cui mi esprimo volentieri, dato che col diritto tributario ci lavoro), ritengo che sia per ora un semplice annuncio elettorale, peraltro un po’ maldestro: dire che gli italiani pagheranno le tasse senza più bisogno del commercialista è uno slogan da piazzisti che fa sorridere amaramente chiunque conosca due righe delle leggi tributarie italiane. Un obiettivo più concreto sarebbe quello di mettere i consulenti tributari in grado di capire il corpus iuris in forza del quale lo Stato chiama i cittadini a contribuire al proprio funzionamento, dato che, per esempio, non c’è oggi un solo addetto ai lavori in grado di affermare con certezza quale sia l’esatta base imponibile di quella follia legislativa che si chiama IRAP.
Ma il vero scopo dell’annuncio della riforma della Befana, a mio avviso è un altro: preparare il terreno e poi giustificare il prossimo condono che sarà inserito in finanziaria a settembre. Il cilindro magico del professor Tremonti è veramente senza fondo.
Dimenticavo di aggiungere che non mi interessa la sorte politica di Berlusconi e del berlusconismo. Se domani, per assurdo, Diliberto si dovesse convertire al liberalismo, non esiterei a votarlo. Cercare di interpretare il pensiero berlusconiano è un esercizio inutilmente defatigante; peggio ancora se associo a Berlusconi il nuovo Fini, equivalente al vuoto torricelliano, alla personificazione del nulla. Per non parlare della candidata “finiana” alla Regione Lazio: se abitassi nel Lazio voterei senza alcun dubbio per Emma Bonino.
Stando alle ultime dichiarazioni di Berlusconi, coincidenti con quelle di Tremonti, il governo dovrebbe iniziare a lavorare intorno ad un progetto di riforma fiscale di natura strutturale, avente come epicentro la riduzione delle aliquote a due: 23 e 33%. Ora per noi inizia un periodo per una lunga esercitazione intesa ad individuare dove si nasconde il trucco. Perché con Tremonti al volante pare impossibile incidere profondamente contro la voracità del fisco. Se dovesse andare in porto una riforma del tipo annunziato, patrocinata da Tremonti (è lo stesso inneggia al posto fisso, che blatera contro la globalizzazione, salvo poi a correggersi parzialmente per dire che è stata attuata troppo in fretta, che inventa ridicole tasse, che prevede l’arrivo della crisi da oriente ed invece arriva da occidente ecc..), la pretesa rivoluzione liberale si ridurrebbe ad un’operazione a somma zero, ovvero, gattopardescamente, si cambierebbe tutto per non modificare niente. Ma lei, dottor Porro, crede veramente che il governo varerà una riforma di tale genere? Vedrà che prevarrà la tesi bersaniana “troppi soldi ai ricchi”, che fa il paio con l’altra di Rifondazione “anche i ricchi piangano”. Per il Bersani di oggi, come quello di ieri, quando governava con Giordano, meglio che i soldi rimangano allo Stato, a questo Stato, che li amministra con la proverbiale saggezza, distribuendoli come noi sappiamo. Maledetti ricchi! Tutti uguali bisogna essere, livellando a colpi di scimitarra le escrescenze: questa è democrazia. Ed evitare con accortezza che certi provvedimenti abbiano valore per una ben individuata parte della società, destinata sempre a svolgere la funzione del bersaglio. Del resto cosa significa democrazia? Il potere esercitato dal popolo, dove “cratos” implica sempre una componente di forza. Ed i ricchi fanno forse parte del popolo? Per certi personaggi il modello resta la Cina della rivoluzione culturale, altro che Hayek; siamo ancora al baratto, anche se alcuni politici di una certa sinistra in ogni discorso non si risparmiano nel fare riferimento al neoliberalismo, ma solo per addossargli la colpa della crisi attuale, dimenticando che da noi non si è mai vista nemmeno l’ombra sbiadita del più pallido accenno al liberalismo.
Gentile dr.Porro,
a mio modesto avviso, visto il perche’ Berlusconi scese in politica, il risultato e’ stato a dir poco, piuttosto grosso! Non le pare? I comunisti sono stati letteralmente cancellati (lo sparuto drappello che “rompe” ancora, non fa’ testo). E tanto, gia’ basterebbe per giustificare i suoi, per ora quindici anni prestati alla politica. Per quanto riguarda il “Berlusconismo”, certo sono d’accordo con lei nell’affermare che le tante occasioni opportunistiche concesse a quelli che gli sono stati vicini finora ed anche a quelli che, piano piano, lo hanno abbandonato, dopo essere stati iniziati alla politica, ormai hanno raggiunto lo scopo che si erano prefissati ed avevano studiato: divenire capaci a spiccare il volo e magari, anche di formare un proprio partito (vds. l’esempio Di Pietro). Rimane il fatto che, appunto, ormai, quelli si sentono in grado di operare per proprio conto e, guardate, Gianfranco Fini, pure di mandare a quel paese il proprio Benefattore di poco tempo fa’. Ma tant’e', su questa terra, non esiste la gratitudine ne’ l’amore familiare senza opportunismo, nemmeno con la moglie ed i figli propri, figuriamoci! Quindi tutti gli apparentamenti sono destinati prima o poi a terminare e lo sara’ certamente anche tra Berlusconi ed i suoi….sinceri, opportunistici “collaboratori”. Una cosa pero’ e’ certissima, la famosa Macchina da Guerra comunista, non e’ mai riuscita a partire e lo dobbiamo soltanto a Lui: l’imprenditore Berlusconi Silvio! Ed e’ per questo che Gli saremo per sempre grati, pur non essendo mai stati suoi collaboratori, poi, quando lo vorra’, potra’ anche lasciarci, ma lo ricorderemo sempre nelle nostre preghiere. Amen
Ma che fine ha fatto il liberismo moderno? La riduzione delle tasse è uno dei tanti problemi del liberismo moderno.
Personaggi derivanti da forze socialiste, liberali e democristiane non possono gestire la tesi del liberismo moderno.
Berlusconi = Depretis.
L’esercizio del potere per il potere.
E’ evidentissimo che la ventata di liberalismo e facce nuove portata al governo nel 1994 è progressivamente scemata per diventare pura conservazione (anche dei beni del premier), da ottenere dando in gestione alle vecchie seconde e terze linee pentapartitiche pezzi sempre più grandi di governo e politica. Cosa c’entrano Scajola e Cicchitto (per fare due nomi a caso) col pensiero liberale?
E’
Coalizioni, candidati, correnti, (de)legittimazioni, gioco rischioso, … quante parole inutili. Tanta teoria, tanta aria fritta. Signori, in Italia abbiamo una priorita’ che ci dovrebbe far dimenticare tutto il resto: l’ENERGIA. Siamo a corto di energia. Dobbiamo iniziare oggi a costruire centrali nucleari nelle zone industrializzate, con il contributo pubblico e privato.
Cominciamo a parlare di questo, cioe’ del futuro dell’Italia.
https://sites.google.com/site/pietrom16/Home/peggiorproblema-html
Fate questo giuoco che poi è una cosa seria. Immaginate l’Italia liberata dalla cultura resuduale, ma significativa, del fascismo con la sua morale cipigliosa, il senso pomposo dello stato, la sua retorica. Immaginatela ancora liberata dalla cultura aggressiva del comunismo, quello veterosovietico e quello “riformista”, coi suoi sindacati, i suoi sperperi, la sua falsa egalitè, le sue neoincursioni nel capitale. Imaginatela infine liberata dalla cultura cattolica, col suo ecumenismo, le sue indulgenze, il suo unanimismo conciliare, la sua carità cinica e crudele. Ecco, fatto il giuoco, rimane Berlusconi, un uomo solo, un uomo di successo, con tante idee ma nessuna ideologia. Ecco perchè il berlusconismo non esiste. Esiste solo Berlusconi.
Buon giorno sig. Porro
Io credo che il Berlusconismo non potrà continuare se non vedremo finalmente dare una impronta moralizzatrice a questo paese.Perchè non aproffittare di questo momento per ridurre drasticamente i costi della politica(leggi agevolazioni,benefit,rimborsi vergognosi,550mila auto blu in più rispetto agli altri paesi,il Quirinale etcc…)e,la capacità di un governo democraticamente eletto di legiferare e fare riforme,senza dover chiedere. A cosa serve una maggioranza in parlamento?
Se ogmi volta che si deve fare una legge,si deve chiedere il parere dell’opposizione, è inutile andare a votare.
Impolverati…
Pare proprio che, più che democristiani, moriremo socialisti, sindacalisti e, soprattutto, di troppa furbizia. Moriremo italiani, in breve. Memento mori e, già che ci siete, ricordate anche che il vostro corpo non vi appartiene. Addendum – A proposit…
così precisamente la penso io, crede che esagero? http://www.conflittiestrategie.splinder.com/post/21989048/FINE+DEL+BERLUSCONISMO%3F+a+cura
Ritengo che la Fase che stiamo attraversando possa essere definita del “Berlusconismo Finale”, infatti siamo entrati negli ultimi 8 anni, dato che il “ciclo berlusconiano” dovrà concludersi necessariamente entro il 2018 ( Berlusconi non si ricandiderà più a 81 anni ), ma, probabilmente, si concluderà molto prima, in funzione dei comportamenti del Partito del Popolo delle Libertà, del suo Leader nonchè delle sue vicissitudine personali e giudiziarie.
Tutti lo hanno percepito ed hanno cominciato a prendere le necessarie misure strategiche ed organizzative ( Casini, Fini, le Sinistre, Di Pietro, Rutelli, D’Alema, il PD, …etc ).
I Berlusconiani, col loro Capo, mi pare che invece siano fermi e stiano ben barricati dentro il loro “Fortino” e non abbiano nessuna intenzione di arrendersi nè di venire a patti con nessuno, pur sapendo che sono assediati da molti eserciti nemici e che i viveri cominciano a scarseggiare.
Restando nella metafora, come finirà questa “guerra”?
Ci sarà forse un “Arrivano i nostri”, ( Leggi ad Personam, modifiche alla Costituzione, …etc,..etc ) che aiuteranno Berlusconi ed il berlusconismo a vincere ed ad andare oltre il 2018 verso una Terza Repubblica, quella Presidenziale, guidata dall’Erede di Berlusconi che però è ancora “in mente Dei” e deve ancora nascere?
Non credo proprio che il problema di questa fase finale del Berlusconismo siano le candidature delle prossime elezioni; credo che il problema che oggi ci troviamo di fronte abbia una prospettiva di più lungo respiro e sia “strategico” e quindi sia ben altro e si chiama ancora con un solo nome: BERLUSCONI.
Naturalmente le candidature sono fondamentali e, se si useranno i vecchi criteri seguiti finora ( mezze cartucce, nomi di comodo, …etc, …etc ) sarà sempre più difficile trovare soluzioni credibili per la scena finale del film della mia metafora.
Come la vede Lei, Dott. Porro?
Dott Porro…., la leggo volentieri di tanto in tanto, questa volta sono stato piacevolmente sorpreso dal fatto che una voce si è levata dal coro per porre dei dubbi sulla conduzione e scelta di candidati alle elezioni che si stanno avvicinando, magari i dubbi non sono gli stessi ma già il fatto di esternarli è positivo, da sempre di destra io negli ultimi tempi mi turo il naso e non voto, tralasciamo il fatto però che il voto è un diritto, perchè la mia astensione vuole solo essere un segnale di malessere politico e sociale, detto in poche righe dato che un approfondimento personale necesiterebbe di pagine che io non ho voglia di scrivere e lei ancor meno giustamente di leggere, potrei dire che il vero problema della nostra politica siamo ancora una volta noi italiani, privi di identità di amor patrio e di onestà intellettuale, siamo stati immaturi per la prima reubblica e maggiormente lo siamo nella seconda, torto a Berlusconi nell’accanimento contro un comunismo cheormai non è piu tale, torto l’opposizione a vedere in lui ogni male possibile, il fatto è che essendo degli immaturi egoisti andiamo dove ci prtano le tasche o i miopi ideali, tutto ciò si riflette nella politica ogni nazione democratica ha il governo e l’opposizione che si merita, in un paese dove un rappresentate di governo porta alla gogna e all’odio popolare l’intero apparato dello stato senza mai nelle proprie dichiarazioni pagliaccio polpuliste entrare nel merito perchè incapace di farlo, o dove un altrettanto rappresentante del passato governo porta odio fiscale verso tutta una classe di italiani, poca è la speranza di ottenere un buon governo, in buona sostanza finchè no saremo più maturi e tolleranti verso gli altri non ci saranno Berlusconi o Bersani o tantomeno Bossi che possa aiutarci e ben governarci, il loro primo intento è sempre quello di garantire se stessi maggioranza o opposizione che siano, proprio come noi italiani ragioniamo solo con il nostro tornaconto di tasca o di di non si sa quali ideali, buon anno dott Porro
Condivido totalmente il suo punto di vista, ma è pur vero che in diversi territori in cui la componente forzista è rappresentata da personaggi particolarmente radicati e portatori di grande consenso fra i cittadini, e in vista di una tornata elettorale in cui questo consenso avrebbe potuto essere messo a frutto, si sono spesso risvegliate “attenzioni particolari”.
In Campania, ad esempio, da quando l’ipotesi di una candidatura di Nicola Cosentino è iniziata a circolare, accuse di pentiti risalenti a quindici anni fa sono improvvisamente finite sui giornali e sfociate in una richiesta di arresto preventivo.
Nel Lazio, guarda caso in vista delle regionali, si è cercato di colpire strumentalmente (vedi ad esempio la vicenda Fondi) e screditare la classe dirigente di Forza Italia nella Provincia di Latina, che da sempre alle regionali nel Lazio fa la differenza: una classe dirigente che si è particolarmente distinta per il radicamento e per la capacità di valorizzare il territorio.
In Lombardia, pur non essendoci in ballo un “berlusconiano doc” come lei lo intende, il tintinnare di manette pre-elettorali è stato ampiamente annunciato. E chissà quante altre situazioni di questo tipo si sono verificate nelle varie regioni chiamate alle urne.
Insomma, lei ha ragione a evidenziare un’anomalia che non può non preoccuparci. Ma forse anche fare terra bruciata intorno a Berlusconi cercando di colpire i suoi uomini sul territorio è un modo di spingerlo nel burrone.
Mi chiedo se nel “berlusconismo” del futuro c’è spazio per la moderazione vera, la tolleranza, il riconoscimento, la legittimazione ed il rispetto dell’avversario politico, la fine quindi della demonizzazione dell’avversario, la fine del “dalli al comunista”, e del culto della politica dell’anticomunismo viscerale ( che tra l’altro ha poco senso di esistere oggi, se non per fini strumentali, elettoralistici e populistici ), la fine delle divisioni e delle contrapposizioni forzate e strumentali tra posizioni politiche differenti ma che invece devono tutte essere riconosciute ed accettate come legittime.
Se mancherà lo spazio per queste idee e posizioni allora vuole dire che mancherà ancora di più spazio per la democrazia e sarà sempre più a rischio la nostra libertà.
Spero che il “berlusconismo” del domani, al contrario di quello di oggi, si apra e dia spazio finalmente a queste idee e posizioni e consenta quindi una vera stagione di Riforme Costituzionali ed Istituzionali Condivise di cui l’Italia ha bisogno per un corretto sviluppo positivo della propria democrazia.
L’unico sbaglio che potrebbe fare Berlusconi e di conseguenza il PDL è stato concedere candidature finiane alle prossime elzioni regionali. Sarebbero motivo di confusione e in futuro di rottura grave nel PDL . Era meglio negarle subito, costringendo Fini a smettere di fare la prima donna e cessare una buona volta quel suo remare contro la sua adesione al programma per il quale era stato eletto con Berlusconi nelle ultime elezioni politiche.
Niente di nuovo sotto il sole e tutto condivisibile il suo articolo, tranne che sul punto della “radice territoriale” di F.I.: c’era eccome questa radice all’inizio, si chiamava Club Forza Italia, poi si è deciso per l’eutanasìa. Io sono entrato in F.I. a gennaio 1994, PRIMA della vittoria elettorale e ne sono uscito a dicembre 1997, DOPO che Berlusconi, scioccato dal tradimento di Bossi, aveva già abbandonato lo “spirito del ’94″ ed aveva richiamato in servizio dalla pellicceria tante vecchie volpi che riteneva fossero portatrici di voti. Errore madornale (anche Silvio sbaglia, ma non diteglielo perchè vi toglierebbe il saluto): l’unico portatore di voti era ed è lui, e migliaia di parassiti, millantando inesistenti serbatoi di voti ci hanno costruito brillanti carriere politiche. Incredibile, vero?
Nel 1994 noi avevamo creduto nella rivoluzione liberale fondata sulla parafrasi del logo della Rivoluzione Francese: Liberté, Légalité, Propriété. Purtroppo per chi ci ha creduto (e forse per molti italiani) quell’illusione si è rivelata un fuoco fatuo, ed ora il Berlusca sta cuocendo a fuoco lento nel pentolone che egli stesso ha approntato, attorno al quale si è sviluppato un surreale balletto di mosche cocchiere.
Il remake della Prima Repubblica non è lontano. Mi risulta difficile augurarle un buon anno.
Auguri a Lei, dott. Porro. Ha ragione a definire il “gioco” dei candidati del PDL rischioso. Io, però, lo definirei dannoso. Che ne pensa?