Il libero mercato chiede frontiere aperte

L’Economist, il settimanale inglese che ha condotto una decisa battaglia contro Brexit, nel suo editoriale di ieri ha scritto che l’uscita dall’Unione europea è figlia della “rabbia”. Sai che analisi. L’Economist, il settimanale inglese che ha condotto una decisa battaglia contro Brexit, nel suo editoriale di ieri ha scritto che l’uscita dall’Unione europea è figlia della «rabbia». Sai che analisi. La rabbia sarebbe però giustificata poiché i fautori della globalizzazione, compreso lo stesso Economist, dovrebbero ammettere che i tecnocrati hanno commesso degli errori e i cittadini ne hanno pagato il prezzo. Fischia, che intuizione. Il liberalismo deve riprendere terreno, aggiungono […]

  

“Investite in titoli bancari”. E i clienti di Serra vanno ko

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I consigli del finanziere amico del premier prima della Brexit. Un rischio che chi ha seguito sta pagando caro. Davide Serra è considerato una specie di guru della finanza. Anche se i suoi fondi Algebris non brillano per trasparenza. Alcuni di essi sono quotati sui mercati regolamentati, altri sono basati alle Cayman. Sapere la composizione del portafoglio di questi ultimi è dunque pressoché impossibile. Fa un po’ strano però leggere ciò che Davide (così ha firmato la sua nota) ha scritto a beneficio dei suoi clienti solo poche settimane fa. Il suo pensiero era chiaro: comprate titoli bancari. Sí proprio […]

  

L’unica strada: meno tasse

Il futuro del continente dopo il Brexit. La realtà è che la finanza propriamente detta ha tutto da perdere da confini e dogane: ama la globalizzazione e la libertà degli scambi. Ieri era un coro unanime sulla stampa italiana: Brexit sarà un disastro, per noi italiani, per loro inglesi, per tutti. A titolo di esempio bastava guardare il sito del Corriere della Sera: «Scozia pronti a bloccare l’uscita dalla Ue» e ancora «Si rivoti, raccolte tre milioni di firme», della serie se perdo, porto via il pallone. A seguire: «Nella roccaforte operaia si chiedono: che cosa abbiamo combinato» e poi […]

  

Basta isteria, non è detto che sia un male

È chiaro piuttosto che l’Europa più che dei popoli sia diventata l’Europa di un establishment, colto, preparato, visionario, ma del tutto scollegato dalla realtà. I mercati finanziari hanno dato una botta, facilmente prevedibile dopo il Brexit. Motivo per cui i dirigenti della City (per una volta coccolati, da chi in genere odia in modo preconcetto la finanza) auspicavano il Remain. Le conseguenze sull’economia reale, che verosimilmente ci saranno, le vedremo però nei prossimi anni e non è detto siano così devastanti. Dipenderà dalle reazioni della politica, inglese ed europea. Coloro che oggi prevedono con certezza i «futuri disastri» economici coincidono […]

  

Siamo sicuri che la Brexit sia davvero una cattiva idea?

Gli inglesi votano contro l’Europa non per i motivi ideologici per cui i conservatori di Margaret Thatcher dicevano: no, no, no. Votano contro perché non serve. Tanto che la polemica, non solo britannica, non è sull’opportunità politica, ma sui possibili costi. Nessuno può ragionevolmente sapere come andrà a finire il referendum inglese sulla permanenza nell’Unione Europea che si terrà il 23 giugno. Ai mercati, che hanno fiuto, non è stato ancora attribuito il potere di decidere i risultati delle urne: ci dicono però che l’incertezza è massima. Gli analisti, buoni per tutte le stagioni e per tutte le opinioni, amplificano […]

  

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