Il nuovo Ulivo? Pare abbia le radici di quello vecchio. Nichi Vendola infatti tenta un’operazione di innesto politico dopo il patto delle tre Grazie (Bersani, Vendola, Di Pietro) a Vasto. In tre sul un palco per dire (o tentare di dire) che il nuovo Ulivo è nato, vive e lotta con l’opposizione. Forse era stato fatto un passo avanti di troppo, forse serviva una qualche correzione di rotta dopo la discesa in campo del cardinal Bagnasco e dei vescovi sul terreno di un “movimento” che unisca i cattolici in politica, preannuncio di una sorta di rifondazione democristiana. Sta di fatto che l’ultima mossa del leader di Sel scandisce un passaggio nuovo e inedito, una sorta di convergenza parallela (il linguaggio della vecchia Balena bianca potrebbe tornare di moda) con Romano Prodi, in un duetto che riapre dibattito e scenari su alleanze ed equilibri in divenire nel centro-sinistra.
Dice Romano Prodi: “Se il centrosinistra non trova un pensiero alternativo Berlusconi governerà altri 45 anni”.
Dice Nichi Vendola: “Prodi è un punto di riferimento per tutti coloro che intendono costruire un centrosinistra capace di guardare al futuro. Un nuovo Ulivo capace di non impiccarsi all’albero delle ideologie, ma di essere in grado di convocare tutte le culture più avanzate per mettere in campo un programma di alternativa”.  E se il Prof bolognese garantisce: “Non torno in politica”… Vendola usa l’assist prodiano per rilanciarsi nella corsa alla leadership del nuovo Ulivo pensando al voto dei cattolici che guardano a Casini e al messaggio dei vescovi. Così dichiara di puntare ad aprire un “cantiere largo“, tenendo contro che per Nichi i centristi del Terzo polo lavorano per una prospettiva “differente rispetto al centrosinistra”. Messaggio chiaro di chi non sottovaluta una diaspora del voto cattolico dal centrosinistra verso il centro che sarebbe pericolosissima per Pd-Sel-Idv e il nuovo Ulivo a trazione più rossa che bianca… Tenendo conto che nonostante l’offensiva continua contro Berlusconi il Pd di Bersani cresce poco nei sondaggi – circa mezzo punto – mentre proprio Vendola passa a un incasso più consiste e acquista peso rispetto ai democratici. Che tra l’altro sono alle prese anche contro la grana dei sei parlamentari radicali assenti al voto di sfiducia contro il ministro Romano che ha spaccato il partito: i cattolici del Pd li vogliono espellere,  i veltroniani e gli ex prodiani no. Nella migliore tradizione del Partito Disunito.
Insomma, per ora sembra una minestra politica riscaldata, gli chef del resto son sempre quelli…

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