Il celebre "sciamano" Jake Angeli: per qualcuno è un nero travestito

Il celebre “sciamano” Jake Angeli: per qualcuno è un nero di Black Lives Matter che si è schiarito la pelle

Perché crediamo tanto nelle fake news, dette anche bufale?
Perché siamo dei citrulli?
No. Ho tanti amici che, pur essendo ben più intelligenti di me, si rimpinzano, quotidianamente, di bufale.
E allora, perchè?
Andiamo con ordine.
La prima fake news cui crediamo è spesso la poetica panzana di Babbo Natale. Quando abbiamo sufficienti indizi per capire che non esiste, smettiamo – seppure a malincuore – di crederci. Ma quando smettiamo di credere in Babbo Natale abbiamo 6 o 7 anni. Siamo bambini. E secondo te è più difficile convincere un bambino o un adulto che lo stanno prendendo per i fondelli?
Ti potrà sembrare strano, ma è molto più difficile aprire gli occhi ad un adulto! Perché le fake news soddisfano almeno 4 nostri bisogni fondamentali.

1) Il bisogno di sicurezza, cioè di proteggerci dai pericoli.
Dalla notte dei tempi la nostra prima esigenza è quella di sicurezza: sopravvivere, ed evitare i pericoli.
Per questo siamo portati a credere in chi ci indica un pericolo, vero o immaginario che sia. E le bufale cui crediamo di più sono quelle che ci mettono in guardia da terribili rischi: Se vai nel bosco l’orco ti mangia!, piuttosto che Se ti vaccini ti cresce la coda!

2) Il bisogno di semplificarci la vita.
Il nostro mondo moderno è, come la nostra vita, sempre più complesso. E capirlo diventa sempre più difficile.
E’ un mondo in cui non esistono quasi mai soluzioni facili a problemi difficili. La realtà non è in bianco e nero, ma piena di grigi. E di sfumature.
Per fortuna arrivano le fake news a semplificarci la vita. Che sollievo avere una visione manichea dell’esistenza! E’ consolante sapere che il bene sta tutto di qua e il male tutto di là; che noi siamo i buoni e loro i cattivi.
E’ comodo: non devi fare la fatica pensare per capire come stanno le cose. Infatti loro – i fabbricanti di bufale – pensano per te.

3) Bisogno di sentirci importanti.
Tutti noi abbiamo un disperato bisogno di sentirci importanti. E, se possibile, in qualcosa migliori degli altri.
Le fake news ci aiutano a soddisfare questa necessità. Perché ci fanno sentire parte di un’élite di illuminati che conosce la verità; mentre la maggioranza del popolo bue si ciba di bugie.
Che soddisfazione poter proclamare, con legittima presunzione, “Io sì che so la verità! Invece voi comuni mortali, poveretti, credete a quello che leggete sui giornali!”
Potremmo entrare in crisi se chi chiedono da chi abbiamo saputo la verità: di solito si tratta di qualche blog o sito complottista, come Quanon, che campa sulle fandonie. Perché più persone ci cliccano su, più guadagnano.
E’ buffo: non crediamo al Giornale, ma ci fidiamo di improbabili giornaletti online. Non crediamo al Corriere della Sera, ma abbiamo cieca fiducia nel Corriere della Minchia. Naturalmente questi siti pieni zeppi di falsità avranno nomi altisonanti: qualcosa come La verità, Controinformazione, Notizie libere e così via.
Oppure abbiamo qualche amico bene informato che ci spiega come stanno davvero le cose. Ma sarà davvero bene informato, o non si sarà inventato tutto di sana pianta?
Non importa. Raccontando bufale possiamo vantarci di sapere quello che agli altri è nascosto. Così ci sentiamo importanti: solo noi conosciamo la vera verità, mentre loro sono il gregge.
Purtroppo – o per fortuna – non ci rendiamo conto che a voler fare i furbi ci stiamo comportando da fessi. E che i veri furbi sono gli spacciatori di bugie: noi siamo i loro utili idioti.

4) L’esigenza più importante: conservare la nostra identità positiva
E poi c’è una quarta esigenza, la più importante: quella di essere fedeli a noi stessi per conservare un’identità positiva.
E’ dura e ci vuole molto coraggio a riconoscere di avere preso una cantonata. Perché ti senti un idiota. E allora preferiamo perseverare, imperterriti, nell’errore, anche se ci sembra che qualcosa non torni.
Per non ammettere di avere sbagliato dobbiamo selezionare accuratamente le informazioni che ci giungono dal mondo circostante : naturalmente sarà necessario accettare quelle che confermano il nostro punto di vista e rifiutare tutte quelle che lo smentiscono.

Lo sciamano cornuto è un nero travestito!
Questi sono giorni ricchi di fake news. Alle classiche – il Covid non esiste, Trump ha perso per colpa dei brogli, il mondo è governato da una setta di pedofili satanisti – se ne sono aggiunte altre, decisamente fantasiose: il vaccino ci trasformerà in robot; l’assalto al Congresso è stato condotto da antifascisti travestiti da trumpiani; o, addirittura, la perla secondo cui sono stati i militanti di Black Lives Matter ad assaltare Capitol Hill. Ma non erano neri, mentre gli scalmanati visti in tv erano bianchi? La risposta è geniale: i neri sono diventati bianchi grazie a Photoshop, e il famoso “sciamano” Jake Angeli, il cornuto vestito di pelli di marmotta, è un africano che si è schiarito la pelle come Michael Jackson!

Caro e affezionato lettore, se sei tra quelli che credono a qualcuna delle bufale sopra citate, ti prego di non cambiare idea. Lo sappiamo che è rarissimo che qualcuno lo faccia, perché le sue convinzioni, giuste o sbagliate che siano, fanno parte della sua identità. Come l’essere cristiano o musulmano; di destra o sinistra; milanista o interista. E’ qualcosa di totalmente irrazionale ed emotivo, ed è giusto che sia così: l’essere umano è un animale emotivo, e usa la razionalità per giustificare le sue scelte irrazionali. Cercare di far cambiare idea a qualcuno non è solo inutile: può essere anche crudele. Perché si va a terremotare un comodo universo di certezze, senza fornirne altre in sostituzione. Se ci sono tanti bambini che credono felicemente in Babbo Natale, perché non accettare con altrettanta serenità che ci possano essere altrettanti adulti che credono che la terra sia piatta?

 

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