Ottimismo degli investitori, valutazioni elevate e progressiva riduzione dei margini di sicurezza sembrano continuare a convivere a Wall Street in questa fase. Aspetti che riguardano gli investitori americani, ma che coinvolgono anche i grandi gestori internazionali e i capitali esteri, che stanno tornando con decisione sull’azionario statunitense.

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Il sondaggio di Bank of America qui sotto mostra che la liquidità detenuta dai fund manager è scesa al 3,5% degli asset. Si tratta di uno dei livelli più bassi dal 1998 e una soglia che storicamente la banca considera compatibile con un segnale di vendita. Al contempo l’esposizione netta alle azioni è salita ai massimi da novembre 2021. Questa combinazione fotografa un mercato con poco denaro parcheggiato, molta esposizione al rischio e una convinzione crescente che l’equity continui a offrire il rendimento più interessante.

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C’è poi da osservare il comportamento degli investitori stranieri. Nei primi sei mesi dell’anno i loro acquisti netti di azioni americane si sono avvicinati ai 500 miliardi di dollari su base mobile a sei mesi, un valore eccezionalmente elevato rispetto alla storia recente. Il capitale internazionale sta quindi tornando sugli Stati Uniti proprio mentre gli indici si muovono su livelli molto alti. Questo flusso sostiene i prezzi, ma nello stesso tempo rende il mercato più dipendente dalla continuità degli afflussi.

Il problema è che il confronto con il mercato obbligazionario è diventato molto meno favorevole rispetto al passato. Solo il 3,85% dei titoli dell’S&P 500 offre oggi un rendimento da dividendo superiore a quello del Treasury decennale, il dato più basso dal maggio 2007. Oggi il premio immediato offerto dall’azionario è quindi molto più sottile e chi compra azioni lo fa soprattutto confidando nella crescita degli utili e nell’ulteriore rivalutazione dei multipli.

Guardando il quadro complessivo offerto da questi numeri, notiamo un mercato forte, sostenuto dalla liquidità globale e dalla propensione al rischio, ma anche più sensibile a qualunque delusione su utili, crescita economica o tassi d’interesse. Con flussi che restano positivi, la tendenza può proseguire; quando la liquidità è già bassa e l’esposizione azionaria elevata, però, aumenta il rischio che una correzione trovi pochi compratori marginali pronti a intervenire.

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