Una ricerca piccola piccola
Uno dei luoghi comuni che affliggono la piccola e media impresa è che, a differenza della grande, sia poco innovativa. Si tratta appunto di un luogo comune: e come spesso avviene si tratta di un falso. Secondo Massimiliano Granieri, docente di Management of intellectual Property Rights alla romana Luiss “il 60 per cento dei brevetti europei è depositato da piccole e medie imprese”. L’Italia perdendo la costosa impresa pubblica non ha perso dunque la ricerca. Secondo Unioncamere il tasso di crescita dei brevetti italiani dalla fine degli anni 90 ad oggi è quasi raddoppiato: Si è passati dai 2800 del 1999 ai 4300 del 2007 pubblicati dall’European patent office. Si può fare meglio. é certo. Ma non diamo la colpa alla nostra struttura produttiva basata sulle piccole e medie imprese. Semmai diamo loro un mano fiscale per continuare a brevettare.

Cari giornalisti che vi occupate di economia, perché non vi dedicate un po’ a spiegare alla popolazione i meccanismi con i quali le banche emettono cartamoneta,come vengono venduti i titoli pubblici che finanziano il debito pubblico,o come funziona il credito bancario? Grazie.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché a battere moneta devono essere le banche centrali, ossia società di banche private, e non lo Stato. Grazie.
Il gov. è stato eletto per fare la riforma fiscale ma non la fa, la dovrebbe doppiamente fare in tempi difficile, il concetto di tassa redistributivo o di giustizia sociale tramite le tasse è un concetto comunista totalitario e ingiusto che blocca lo sviluppo economico , e ora di abolire tutto le tasse attuale per rimpiazzarne con due e tre come la flat tax. I popoli europei votano a destra ma viene imposto in continuità una politica fiscale di sinistra c’ è dunque un delitto di democrazia e ora di rompere veramente con la sinistra e di creare la flat tax.
Che il governo si finanzi con l’emissione di obbligazioni e facendo soldi tramite un fondo sovrano e altre attività.
Un governo che vive di tasse sarà sempre un governo inefficace e spendaccione, solo se produce soldi da altri fonti che le tasse dunque in modo attivo all’opposto di un modo passivo come le tasse sarà in grado di essere efficiente e ridurre il suo deficit.
Le tasse non solo mantengono il deficit, ma lo aumentano proppio perché prendere soldi dalle tasse è un modo passivo di fare i soldi.
Bisogna dunque che il governo passi da un modo passivo a un modo attivo di produrre soldi per se stesso.
Una tale riforma genererà uno tale afflusso che tutte le industrie europee verranno in italia per potere avere vantaggio del suo sistema fiscale
Caro Porro, Le confermo che l’Agenzia delle Entrate sta lavorando. Eccome.
Oggi mi è arrivata una raccomandata contenente un questionario in cui devo elencare in modo molto dettagliato i seguenti beni che potrei possedere:
Aeromobili
Navi ed imbarcazioni da diporto
Autoveicoli
Residenze principali e secondarie
Collaboratori familiari
Cavalli da corsa o da equitazione
Assicurazioni di ogni tipo
Somme di denaro derivanti da vincite
Non immagina quanto io sia tentata di dichiarare flotte di aerei privati, un elicottero, mandrie di cavalli, maggiordomo, giardiniere e massaggiatore mulatto solo per avere il gusto di vederli arrivare con la bava alla bocca.
Fantasie proibite.
Purtroppo la realtà è disarmante. Si arriverà presto a tassare il cittadino non in base al suo reddito annuale, ma in base a quanto possiede.
Tristemente,
Sabrina
Con la crisi finanziaria ed economica in corso fanno sempre più breccia anche tra chi finora credeva di poter fare politica accettando che la questione della sovranità creditizia e monetaria potesse essere lasciata alle autorità finanziarie ed ai banchieri. Se queste divengono oggetto di discussione tra più leader nazionali, L’OLIGARCHIA FINANZIARIA RISCHIA DI RITROVARSI IN SERIE DIFFICOLTÀ
Il 5 maggio alcuni tra i più ricchi personaggi del mondo si sono riuniti SEGRETAMENTE a New York. Tre settimane dopo, la notizia è finita sul Sunday Times, in un articolo di John Harlow intitolato “CLUB DI MILIARDARI SI ADOPERA PER RIDURRE LA POPOLAZIONE”, che ha anche rivelato l’ordine del giorno. La riunione sembra essere stata convocata su iniziativa di Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo secondo Forbes e fondatore di Microsoft, dal numero due sulla lista di Forbes Warren Buffett (il quale ha versato 31 miliardi di dollari alla Fondazione Bill e Melinda Gates) e da David Rockefeller. Oltre a questi tre personaggi, alla riunione SEGRETA erano presenti il sindaco di New York Michael Bloomberg, il famoso speculatore George Soros, il cofondatore del Blackstone Group Peter G. Peterson (tra i promotori dei tagli alla sanità pubblica), l’ex manager di hedge fund Julian H. Robertson Jr., l’ex presidente della Cisco Systems John Morgridge con la consorte Tashia, David Rockefeller Jr. e i magnate della comunicazione Ted Turner e Oprah Winfrey. “Inizialmente, i partecipanti si sono rifiutati di rivelare dettagli sulla riunione, durata cinque ore, citando un accordo per proteggerne il carattere confidenziale”, ha riferito il Times. Apparentemente si è cominciato con un intervento di quindici minuti in cui ciascuno ha perorato la propria “causa” particolare. Poi a cena, secondo John Harlow, “prendendo spunto da Gates, hanno tutti concordato che la sovrappopolazione” fosse la “causa-ombrello” che abbraccia ogni altra preoccupazione. La seduta è stata talmente “discreta” che alcuni collaboratori dei miliardari credevano che il loro boss partecipasse a un “briefing sulla sicurezza”. Un partecipante ha affermato che c’è stato consenso sull’appoggiare una strategia “per combattere la crescita demografica in quanto minaccia ambientale, sociale e industriale potenzialmente disastrosa”. I governi sono stati giudicati incapaci di scongiurare il disastro incombente. Secondo ABC News, “La riunione ha ricordato quelle che si tenevano nello studio di J.P. Morgan, in cui si ritrovavano i più importanti finanzieri americani per discutere come i cittadini privati potessero fermare il panico economico”.
Italiani stressati, risparmiano sui consumi e restano a casa
La crisi economica si fa sentire e cambia gli stili di vita delle famiglie: oltre 7 italiani su 10 cercano di diminuire i consumi di acqua, elettricità, gas e benzina e quasi la metà preferisce restare a casa invece che uscire. Lo dice un’indagine Demos-Coop.
E’ tempo di crisi. Come è stata vissuta questa condizione dagli italiani? Negli ultimi mesi il 43,3% degli italiani si è sentito spesso preoccupato e il 40,4% stressato. Se poi si considerano le famiglie in cui qualcuno ha perso il lavoro o è andato in cassa integrazione, oppure le famiglie che hanno dovuto ricorrere ad un prestito, le preoccupazioni e lo stress aumentano in modo significativo. Bassa è la percentuale di chi si è sentito fortunato (22,1%); ma c’è comunque chi si è dichiarato soddisfatto (30,1%) o felice (40%). Dunque, in tempo di crisi economica, gli italiani si preoccupano, ma non perdono la felicità.
E’ il quadro che risulta da un’indagine di Demos-Coop pubblicata oggi e condotta tra il 26 giugno e il 2 luglio 2009, su un campione di 1333 persone con più di 15 anni. Una parte del sondaggio ha indagato sul sentimento degli italiani verso la politica: il 40,4% si è detto stressato; il 16,1% addirittura depresso; mentre il 40% si è sentito, negli ultimi mesi, felice rispetto alla situazione politica. I più stressati sono gli elettori dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (50,2%) che sono più preoccupati dell’andamento politico dell’Italia che della crisi economica globale.
Passando alla vita quotidiana, tra gli italiani c’è stato un significativo cambio di abitudini, o meglio si è data priorità ad attività che prima erano messe più in secondo piano. Ad esempio, il 73,9% degli italiani ha cercato, molto più spesso rispetto al passato, di risparmiare sul consumo di acqua, elettricità, gas e benzina; il 43,3% ha rinunciato alle uscite per rimanere a casa, spendendo di meno. E questo è stato dovuto all’impatto della crisi che quindi ha portato tra gli italiani stili di vita un po’ più parsimoniosi e modesti.
Purtroppo ci sono anche dati oggettivi sull’impatto che la crisi ha avuto sulle vite dei lavoratori e dei cittadini in generale. Nel mese di luglio il 52,8% degli italiani ha visto diminuire il valore dei propri risparmi e investimenti; il 25,1% è dovuto ricorrere ad un prestito da genitori, parenti o amici per far fronte alle spese e il 21,2% è stato messo in cassa integrazione, mobilità oppure gli è stato ridotto l’orario e le giornate lavorative.
E quasi il 60% degli italiani ritiene che la crisi durerà ancora a lungo, almeno un anno. C’è un lieve miglioramento dell’atteggiamento verso il futuro, almeno verso le prospettive dell’economia nazionale, familiare, e dunque personale. Ma saranno i giovani a risentire di più di questa crisi: secondo il 65,2% degli intervistati il loro futuro sarà, dal punto di vista economico e sociale, peggiore di quello dei loro genitori.
Fonte: HELP CONSUMATORI
DEFLAZIONE
La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori.
La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito.
Casi di forte deflazione possono indurre il fenomeno della tesaurizzazione, intesa come incetta dell’unità monetaria della quale si prevede un ulteriore aumento del potere d’acquisto. Gli effetti negativi della deflazione tendono quindi a diffondersi nell’economia, provocando una situazione di depressione economica. Lede quelle fasce di lavoratori che si vedono ridotto il reddito a seguito della riduzione dei salari.
plicato nel giro di qualche mese. Controlli e Sig. Porro, chieda con la forza di un giornalista e poi ci faccia sapere che siamo curiosi di sapere che cosa produce CONAI. Credo solo parole e tasse (le chiamano di scopo per aggiungere nobiltà dove c’è solo volgare turlupinatura).
Scusate il commento interrotto e poi ripreso.
Giovanni
BUONGIORNO a tutti,
sono quel giovanni di cui il Sig. Porro non casserà alcun intervento, spero anzi mi si ascolterà.
A proposito di piccole e grandi aziende ed a proposito di aiuti, credo che il miglior aiuto che le piccole vorrebbero è l’essere lasciate in pace, anche perchè di aiuti parlati ce ne sono tanti, ma di veri nessuno, perchè noi piccoli siamo carne da macello: non partecipiamo ai convegni di confindustria (perchè dobbiamo lavorare e non veniamo invitati perchè puzziamo di sudore, non siamo presentabili…) e quindi non abbiamo voce in capitolo.
A proposito di vessazioni e di pressione fiscale il Sig. Porro ci renderebbe un grande favore se si documentasse a fondo su cosa stà facendo CONAI. Se andate sul sito del consorzio, alla voce “rassegna stampa” (chissà perchè) potete trovare le ridicole ragioni per le quali un contributo, che tutti gli utilizzatori di imballaggi in plastica versano per l’utilizzo della mat. I^ plastica, è triplicato (dico tr
il credito d’imposta dovrebbe essere:
- maggiore dell’attuale 10% per i progetti di R&D interni, mi si dice che in Francia sia il 30%
- usufruibile per pagare le spese dei brevetti, le tasse annuali, le estensioni.
Il credito d’imposta significa che si pagano le imposte e che, malgrado tutto, si fa ancora per il momento dell’utile. Le tasse dovrebbero essere riinvestite nell’azienda come capitale, per mantenere le risorse, per la R&D. Il credito d’imposta è un sistema alla fonte, diretto, senza intermediari (banche ed affini).
scosse 01
1 – Giovedì scorso ho incontrato le 4 risorse che operano nella piccola unità produttiva a sud di Milano.
“Da tre mesi non abbiamo più utilizzato risorse della cooperativa. Siete stati in vacanza per una settimana a turno. Adesso ci sono ordinativi solo per tre giorni alla settimana. Il giovedì faremo manutenzione, ma il venerdì non apriremo la produzione. Il consulente paghe formalizzerà il tutto.”.
“Gli straordinari erano la manna del cielo! Pensi che solo per i libri di mio figlio per la prima media devo spendere 200 €.”.
2 – Sono già tre le piccole ditte dove sono a conoscenza che tutto il personale, per mantenere il posto a tutti, ha deciso, con l’imprenditore, di lavorare 2 ore meno al giorno per aspettare tempi migliori.
Come sarebbe differente se a pagare la giornata del venerdì oppure le due ore al giorno fosse il credito d’imposta, magari come temporanea rinuncia, da parte del Ministero dell’Economia, ad una parte delle tasse sui salari/stipendi pagati in questo schifosissimo periodo.
Se vi è un credito d’imposta significa che si pagano le imposte, che, malgrado tutto, si riesce ancora a fare dell’utile.
E’ l’occasione per il fisco di dimostrare fattivamente che è vicino a coloro che procurano le entrate di lasciare una parte (25%?) delle imposte sul lavoro e sul lavoratore a chi al lavoro è attaccato con le unghie e con i denti.
Con una misura semplice, diretta. Per far sentire che si è vicini. Che si prende ma che si dà, direttamente, senza intermediari. Questo è fiducia, è ottimismo.
PER CONTINUARE A GARANTIRE LO STIPENDIO A TUTTI I DIPENDENTI STATALI E COMUNALI E STRUTTURE PARTITICHE STIAMO PRECIPITANDO NEL BARATRO.
Il crollo può avvenire in qualunque momento, nei prossimi giorni o nei prossime settimane; parlo di un crollo simile a quello che sta interessando la California: parliamo di una crisi per cui i governi di un’ampia porzione del pianeta crolleranno, principalmente per questioni finanziarie. In altre parole, non saranno più in grado di far fronte ai pagamenti e di mantenere in funzione le istituzioni consuete ed essenziali, in una o più nazioni. Al pari di molti Stati europei, tutti gli Stati Uniti sono sull’orlo di un tale collasso. Non hanno ancora raggiunto il punto di collasso, ma stanno per passare ad una situazione in cui non avranno gli introiti necessari per alimentare le proprie funzioni essenziali. Così, molto semplicemente, i governi abbandoneranno le proprie responsabilità, a causa della totale impotenza. Per esempio, I GOVERNI SOTTOPOSTI AI DIKTAT DELL’UNIONE EUROPEA SONO PRIVI DELLA AUTORITÀ NECESSARIA AD AUMENTARE I PROPRI FONDI IN CONTO CAPITALE. DUNQUE, NELL’EROMPERE DELLA CRISI, NON RIESCONO A SOLLEVARE LA QUESTIONE DELLA CREAZIONE D’EMERGENZA DI FONDI DI INVESTIMENTO NELLE ATTIVITÀ CHE PERMETTEREBBERO DI INVERTIRE LA ROTTA.
Questo è il contesto generale. Mentre siamo in un fase di deflazione, a causa della drastica riduzione dell’occupazione e della produzione (negli Stati Uniti questa situazione è peggiore di quanto si ebbe nel crac del 1929-31), rischiamo anche l’iperinflazione (nello stile della Germania del 1923), a causa dei ripetuti pacchetti di salvataggio di certe operazioni finanziarie altamente speculative. La cosa potrebbe scoppiare in ogni momento. Così, la caratteristica dell’attuale sistema è data dal coincidere di una crisi di deflazione dell’economia fisica e di una crisi di enorme inflazione dovuta al tentativo di tenere in piedi certi tipi di istituti.
Devo una risposta al Signor Giovanni. Mi spiace ma mi creda non ho cassato alcun contributo al blog. Il cuoco cucina tutti gli ingredienti. Come peraltro si vede, anche qualli più critici. Solo due criteri di censura: il turpiloquio, ma no è certo il suo caso. E la pubblicità: e non penso che sia questo il suo caso. Dunque, a beneficio anche degli altri commensali, gentile Giovanni aspettiamo le sue considerazioni. A presto
Qualche cosa da dire riguardo alle piccole imprese lo avrei anche io (sono il titolare di un’azienda di circa 40 persone) ma, visto che in passato certe mie osservazioni non canoniche ma assolutamente corrette sono state cassate, penso dal Sig. Porro, mi chiedo e chiedo quali parametri di presunta correttezza, oltre alla verità si debbano osservare. Sig. Porro mi potrebbe rispondere, magari privatamente al mio indirizzo?? Tenga conto anche che nutro di Lei una sincera e grande stima, maturata attraverso la lettura dei suoi articoli giornalistici ed l’ascolto degli interventi televisivi.
Cordialità
Giovanni Macario
Quando potrà valutare come impostare un intervento perchè sia accettato in quanto corretto secondo regole esatte, avrei qualche cosetta da raccontare sulla situazione economica delle aziende italiane e sul rapporto tra queste ed in generale lo stato.
Dott. Porro, dia una letta all’articolo di oggi “Sofferenza silenziosa” di Di Vico sul Corriere e vediamo se non salta anche Lei dalla sedia a leggere le ultime 5 righe in cui il giornalista auspica che qualcuno indichi priorità e criteri per salvare la ns. presenza industriale.
(se vuole, non pubblichi il commento, è uno sfogo della pausa pranzo).
vabbè ma si sà no che sono loro che ci portano avanti..mica la fiat o mediaset..
Sono un esempio di imprenditore anzi piccolo imprenditore che in questa crisi cerca di restare a galla .. un bilancio in perfette condizioni (confermato anche dalla banca)mai respinto un pagamento,dipendenti in regola e tasse pagate,confidi mi da l’ ok per un prestito per un prototipo che ho sto realizzando … ma la banca mi chiede come faro’ a restituire il prestito ? Niente soldi … morte sicura .. Certo che le banche non hanno problemi in Italia …. fanno solo raccolta e non danno niente perche’ rischiano …. ed allora l’ unica soluzione e’ chiudere e licenziare i dipendenti………
http://www.torinocronaca.it/news-il-silenzio-e-lorgoglio-dei-mille_24144.html
Io c’ero.
Ho partecipato non solo come datore di lavoro ma anche e soprattutto come semplice cittadino che non può più permettersi di girarsi dall’altra parte. Lottiamo quasi stoicamente tutti i giorni per creare qualcosa, vederlo crescere e prosperare con il territorio, quando nel ns. paese non esistono più i presupposti per fare impresa. Semplicemente, non ne vale più la pena.
Personalmente non chiedo aiuti e, anzi, contesto la richiesta di posticipare di 12 mesi le scadenze finanziarie, previdenziali e bancarie. Non risolverebbe il problema e comunque non possiamo accantonare in questo modo il rischio di impresa. E contesto anche la proposta di diminuire l’IRAP del 2% perché in realtà l’IRAP è un furto legalizzato e andrebbe eliminata. Per quanto sia rilevante la mia opinione, se non procediamo immediatamente alla riforma fiscale non ci salviamo.
E anche se molto probabilmente questa iniziativa servirà a poco o nulla, voglio almeno sperare che questo movimento spontaneo cancelli le attuali associazioni di categoria troppo corrotte o, se non gradite il termine, troppo “politicizzate”.
Cordialmente.
Io sono un piccolo imprenditore e qualche anno fa ho trovato un sistema completamente nuovo per la giunzione di nastri abrasivi che io produco, il segmento di mercato nel quale poteva essere utilizzato questo prodotto è molto limitato e le eventuali vendite del prodotto finito in campo nazionale avrebbero rappresentato solo una piccola percentuale del mio fatturato comunque mi sono interessato per brevettare la mia idea. Interpellati vari studi tecnici specializzati nel in brevetti mi hanno sparato cifre da capogiro per poter perfezionare il brevetto. Sottolineando il fatto che comunque c’era il rischio che qualche multinazionale copiasse il sistema con qualche piccola variante. Conclusione,i prototipi sono ancora nel mio cassetto.
DOPO LE FEREI ESTIVE MOLTE PICCOLE IMPRESE ( LE PREVISIONI SONO DAL 34% AD MASSIMO DEL 50% ) NON RIAPRIRA’ CHI PAGHERA’ I CONTI DELLA SPESA ?
Nell’Eurozona, la produzione industriale è caduta in media del 20,2% in marzo rispetto allo stesso mese del 2008. Le nuove cifre dell’auto mostrano il dodicesimo mese consecutivo in rosso. Il dato generale di -12,3% di aprile potrebbe essere peggio se non fosse per le vendite in Germania e Austria, dovute agli incentivi alla rottamazione. Le cifre di aprile seguono il -9% di marzo e il -27% di gennaio. La produzione di acciaio in marzo è scesa del 23% a livello mondiale, ma del 45,3% nell’Eurozona. Il picco si è avuto in Germania col 50%, mentre in Italia è scesa “solo” del 42,7%. Il crollo della produzione e delle entrate fiscali mette i paesi membri dell’EU nella impossibilità di rispettare i parametri sul debito e sul deficit. Così, la Germania registrerà un deficit di 50 miliardi quest’anno e di 90 l’anno prossimo, ma questa è una proiezione lineare, destinata ad essere corretta al rialzo nel caso di un peggioramento della depressione. LO STESSO DICASI PER LE PROIEZIONI DI BANKITALIA SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO, PREVISTO RAGGIUNGERE E SUPERARE IL 120% TRA VENTI MESI.
C’è anche un altro problema: se hai una buona idea, magari sei riuscito a provare che funziona, l’unica vera preoccupazione del nostro sistema è quella di levartela dalle mani prima che inizi a rendere.
FMZ
DOBBIAMO ASPETTARE LA NOSTRA FINE?
La crisi è dunque reale, e se non verranno prese misure drastiche, finanziando le imprese e l’occupazione invece degli speculatori, il peggio dovrà ancora venire, con l’iperinflazione stile 1923 che seguirà alla deflazione. Le decisioni prese al G20, soprattutto quella di mettere il futuro dell’economia in mano ad enti quali il Financial Stability Board ed il Fondo Monetario Internazionale, non faranno che aggravarla. Sono proprio queste (insieme alle banche centrali) le istituzioni che hanno promosso ed incoraggiato la speculazione finanziaria in tutti questi anni, provocando la crisi devastante esplosa lo scorso settembre! Affidare a loro la vigilanza sulle banche è come mettere una faina a fare la guardia delle galline nel pollaio: SARÀ UNA STRAGE!
“Il Centro Ricerche Fiat ha un patrimonio di più di 1200 brevetti ed è leader in Europa nei progetti finanziati dall’Unione Europea (nel V programma quadro ne ha vinti circa 200, quasi la metà di tutti quelli ottenuti in Italia”. Meriterebbe approfondimento.
Saluti da una Orbassanese
Ci sono tanti luoghi comuni che impediscono la piena comprensione della nostra realta’ industriale.
Non mi stupisce il dato del Prof. Granieri.
E’ infatti dalle piccole e medie imprese – che sono meno corrose dall’ acido della burocrazia, della gerarchia rigida e delle logiche di potere – che spesso nascono le cose migliori.
Per brevettare ci vogliono soprattutto idee. E le idee vengono dai cervelli non dal fisco. Piu’ che aiuti fiscali serve all’Italia un maggior numero di cervelli con istruzione adeguata. Questo lo si puo’ ottenere in vari modi:
1-Migliorando le universita’ italiane ed incanalando un numero sempre maggiore di laureandi verso facolta’ tecnico-scientifiche.
2-Attraendo verso l’ Italia i migliori talenti tecnici e scientifici dall’estero, favorendo l’immigrazione di laureati in materie tecnico-scientifiche.
Su questo secondo punto c’e’ solo da guardare all’esperienza della Silicon Valley, da dove vi scrivo. Secondo uno studio della Duke University il 53% delle aziende ad alta tecnologia fondate tra il 1996 e il 2005 e’ stato fondato da “cervelli” immigrati dall’estero. Google, Yahoo, Intel, ne sono gli esempi piu’ famosi. In aggiunta percentuali altissime dei brevetti internazionali delle aziende USA sono stati ottenuti grazie all’apporto di questi cervelli ‘importati’.
http://www.contactomagazine.com/biznews/educatedimmigrants0107.htm
un saluto Nicola devo ammetterlo è un po che non assaggio la zuppa di porro….il gossip forse mi ha distratto fra Noemi e Patty….rifletto sull’articolo lo modificherei cosi “Una piccola azienda con una grande ricerca”.
Ora sono in pensione, ma nella mia vita professionale ne ho girati di centri di ricerca delle grandi aziende ultima e non ultima il centro ricerca Fiat di Orbassano una cattedrale nel deserto dove quando c’era ancora la gestione, Cantarella , non sapevano come disfarsene l’importante era incassare i vari contributi comunitari ma di ricerca devo dire zero .
Ora non so dire se con L’avvento del generale Marchionne le cose si sono modificate il centro ricerca Fiat sta lavorando su nuovi ed evoluti motori? oppure ha nel cassetto nascosto la macchina del futuro? ma certo è che solo pochi anni fa non vi era nessun intersse per la ricerca anzi, si incassavano solo contributi stando fermi dicendo in dialetto piemontese “Bugia nen”.
Chi faceva ricerca erano le aziende fornitrici di primo e di secondo livello ovvero le piccole e medie aziende che per contenere il costo del prodotto e il livello qualitativo vendevano l’anima al diavolo pur di trovare la quadratura del cerchio e con intuito sacrificio e conoscenza professionale mettevano a punto sistemi produttivi e materiali che venivano brevettati e ricercati da tutte le aziende automobilistiche mondiali…
CI SPREMERANNO COME LIMONI, a loro non interessa se spariranno le piccole imprese, per loro l’importante è incassare e fuggire con il malloppo. C’è il rischio che crollino i governi in ogni parte del mondo” per via della crisi economica. Un drastico calo nel gettito fiscale, provocato dalla contrazione del commercio e della produzione mondiale, potrebbe paralizzare le funzioni dello stato. Se questo accadesse in un sistema nazionale, scatenerebbe una reazione a catena. I patrioti in Europa non possono cambiare la situazione dall’Europa, dovranno prepararsi ad agire per quando si presenterà l’occasione di farlo. Sotto l’attuale sistema dell’Euro non c’è alcuna possibilità che emerga tale possibilità”.
Simato signor Porro, non conosco la rotazione delle piccole e medie imprese in Italia ma so che negli Stati Uniti migliaia falliscono e si generano ogni anno. La dimensione della piccola e media impresa é il marchio di fabbrica della vitalitá e del successo dell’economia. Per cui, d’accordo con lei, é essenziale che ci siano incoraggiamenti fiscali significativi, anche perché, mi scusi l’ovvio, é dalle piccole che si formano le grandi.
La brugola, una chiave meccanica, figlia dell’ingegno del Cav. Brugola proprietario ai tempi di una piccola officina meccanica brianzola (oggi credo abbia 200 dipendenti), é famosa in tutto il mondo.
Se poi considerassimo che molte pmi fanno ricerca e innovazione sul campo, grazie al lavoro paziente e intelligente dei piccoli e medi imprenditori, tecnici e operai specializzati, scopriremmo che forse sono più del 60%.
Il punto è che non si possono mettere insieme la piccola e la media impresa, sono strutture finanziarie completamente diverse, in italia ci sono milioni di partite iva che tirano avanti e non hanno i soldi per fare ricerca, e quindi l’idea che la piccola impresa sia poco innovativa per i suoi limiti non è un luogo comune quanto una dura realtà.