Test sull’uscita Bailout di Larry Williams in una strategia mean reverting su Nvidia (NVDA)
Una delle domande più ricorrenti tra i trader, soprattutto agli inizi, è: “Quando entrare a mercato?”
Tuttavia, chi ha già esperienza sa che esiste un’altra domanda ancora più importante: “Quando uscire?”
In questo articolo analizziamo una delle tecniche di uscita più semplici e, al tempo stesso, più controverse rese note da Larry Williams: la cosiddetta uscita “bailout”.
Nello specifico, testeremo questa tecnica all’interno di una strategia mean reverting applicata alle azioni Nvidia (ticker NVDA), con l’obiettivo di capire in quali condizioni può essere davvero utile, quali vantaggi può offrire e quali limiti bisogna tenere in considerazione prima di integrarla nei propri trading system.
Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui >>>
In cosa consiste l’uscita “bailout” di Larry Williams
Il nome lo suggerisce già: bailout significa, in sostanza, “saltare giù” dalla posizione non appena se ne ha l’occasione. In questo contesto parliamo di una tecnica di uscita che, a differenza di molte altre, non si basa su un livello di prezzo calcolato in precedenza, né su un indicatore tecnico o su una soglia monetaria prefissata. Qui l’unica cosa che ci interessa è il prezzo di ingresso.
Prendiamo come esempio il caso di una posizione long. Supponiamo di essere entrati a mercato a un certo prezzo e di aspettare la chiusura della sessione. In quel momento controlliamo se siamo in profitto, cioè se il prezzo di chiusura è superiore al nostro prezzo di ingresso. Se lo è, usciamo chiudendo la posizione. Se invece non siamo ancora in profitto, manteniamo la posizione aperta e ripetiamo lo stesso controllo alla chiusura della sessione successiva.
In pratica, con il bailout non cerchiamo di spremere il movimento fino all’ultimo tick, ma ci limitiamo a uscire alla prima chiusura positiva rispetto al punto in cui siamo entrati. Nel resto dell’articolo vedremo se, numeri alla mano, questa semplicità paga davvero.
Logica di base della strategia mean reverting su azioni Nvidia (NVDA)
Per mettere alla prova il bailout, abbiamo bisogno prima di tutto di una strategia operativa di riferimento. In questo caso lavoreremo sul titolo Nvidia (NVDA) utilizzando un time frame giornaliero e considerando esclusivamente operazioni long, in linea con il bias rialzista di lungo periodo tipico del mercato azionario.
La logica di ingresso è volutamente semplice e si basa sull’RSI a cinque periodi, che rappresenta indicativamente una settimana borsistica. Quando l’RSI scende sotto il livello 30, interpretiamo questa condizione come un eccesso di debolezza di breve termine. A partire dalla sessione successiva, apriremo una posizione long alla rottura del minimo della sessione precedente, utilizzando un capitale fisso di 10.000 dollari per trade.
Per quanto riguarda le uscite, la strategia prevede innanzitutto una chiusura “classica” basata sempre sull’RSI: se l’indicatore incrocia a rialzo il livello 70, la posizione viene chiusa in chiusura della sessione. A questo segnale principale aggiungiamo due paletti di gestione del rischio: da un lato uno stop loss fisso del 10% rispetto al prezzo di ingresso, dall’altro una durata massima di 5 giorni per ogni operazione, trascorsi i quali la posizione viene comunque liquidata, anche in assenza di altri segnali.
Performance della strategia su Nvidia senza bailout dal 2010 al 2025
Guardando l’equity line, in Figura 1, della strategia applicata a Nvidia, i risultati sono sorprendentemente buoni, soprattutto se pensiamo che NVDA è un titolo notoriamente più adatto a logiche che seguono la forza, piuttosto che a un approccio mean reverting, con il quale ci si attende un ritorno verso un valore medio dopo una fase di eccesso come quella calcolata attraverso l’RSI. Nonostante questo, la curva cresce in modo piuttosto regolare nel corso degli anni, mostrando fasi di drawdown tutto sommato contenute.
Anche la Total Trade Analysis, in Figura 2, conferma questa impressione. I trade effettuati non sono molti, quindi non stiamo parlando di un sistema molto attivo che macina operazioni ogni giorno. Ciononostante, l’average trade, pari a 133,80 dollari, risulta molto interessante in rapporto al capitale impiegato per operazione (10.000 dollari). Stiamo parlando all’incirca di un 1,33% per trade. Per quanto riguarda invece il win rate, ci aggiriamo attorno al 50%.
Introduzione dell’uscita bailout nella strategia mean reverting su azioni Nvidia
Visti i risultati decisamente buoni ottenuti con la versione “standard” della strategia, il passo successivo è quello di intervenire proprio sul punto in questione: l’uscita. Procediamo quindi, affiancando alle regole già descritte in precedenza anche la logica di bailout, trasformandola in una condizione aggiuntiva di chiusura della posizione.
In pratica, dopo l’ingresso, il sistema continua a monitorare la posizione come prima (incrocio dell’RSI sopra 70, stop loss al 10%, uscita forzata dopo 5 giorni), ma in più controlla se, alla chiusura di ogni sessione, il prezzo si trovi semplicemente al di sopra del prezzo di carico. Nel momento in cui questo accade, scatta il bailout e la posizione viene liquidata in chiusura.
In Figura 3 è possibile vedere un esempio concreto: il sistema entra long sul titolo, il giorno successivo il mercato chiude in profitto rispetto al prezzo di ingresso e, senza aspettare altri segnali, la strategia applica il bailout e chiude l’operazione a fine giornata.
Come cambiano i risultati della strategia
Guardando l’equity line dopo l’introduzione dell’uscita in bailout, la differenza è evidente: la curva è molto più lineare e regolare rispetto alla versione originale della strategia. I drawdown appaiono più contenuti e nel complesso il percorso verso i massimi finali è più “pulito”.
Anche la Total Trade Analysis conferma questa impressione. Il numero di operazioni sale da 170 a 210, segno che il bailout porta il sistema a chiudere più spesso le posizioni alla prima occasione utile. L’average trade rimane sostanzialmente invariato, passando da circa 134 dollari a circa 135 dollari: nonostante le uscite più rapide, il rendimento medio per trade non viene eroso in modo significativo.
Dove invece si vede il vero effetto del bailout è nel win rate, che passa da poco più del 50% a circa il 72%. In pratica, molte operazioni che prima restavano in territorio negativo o finivano chiuse in perdita vengono ora liquidate alla prima chiusura in profitto, trasformandosi in piccoli trade vincenti. Il risultato è una curva più stabile, psicologicamente più facile da seguire, senza dover rinunciare al guadagno medio per operazione.
Considerazioni finali sull’uso dell’uscita bailout di Larry Williams nei trading system
L’applicazione del bailout alla strategia su NVDA ha mostrato chiaramente i suoi punti di forza: un’equity più lineare, drawdown più contenuti, un numero maggiore di operazioni chiuse in profitto tradotto in un win rate che passa da poco sopra il 50% a oltre il 70. In altre parole, è un’uscita che rende la curva più “facile da sopportare”, dal punto di vista sia statistico che psicologico.
Bisogna però ricordare che si tratta di una logica di uscita molto adatta alle strategie mean reverting, meno a quelle trend following. Nel mean reverting, essendo l’idea di fondo proprio quella di sfruttare il rimbalzo dopo un eccesso, quando il prezzo torna sopra il livello di ingresso spesso il grosso del movimento che ci interessa è già stato fatto. In questo contesto ha senso “accontentarsi” della prima chiusura positiva e portare a casa il risultato, perché restare troppo a lungo in posizione aumenta il rischio che il prezzo torni verso il punto di partenza.
Su una strategia trend following, invece, il bailout tende a fare l’opposto di ciò che dovremmo voler ottenere: chiude le posizioni troppo presto, tagliando le gambe proprio a quei movimenti direzionali ampi che costituiscono il cuore del vantaggio statistico di questo tipo di approccio. Il risultato sarebbe un sistema con molti piccoli trade vincenti, ma con una forte riduzione dei grandi trade che fanno realmente la differenza sul lungo periodo.
Come sempre, l’ultima parola spetta ai test. Quella che abbiamo visto è solo un’applicazione su NVDA: il passo successivo potrebbe essere replicare la stessa logica su altri titoli azionari, magari con caratteristiche diverse in termini di volatilità, per capire dove il bailout riesce davvero ad aggiungere valore e dove invece rischia di diventare un freno alle performance.
Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui >>>
Alla prossima,
Andrea Unger






