Micheal Shellenberger è un ambientalista che vive in California, ha fondato una ONG, la Environmental Progress, è un democratico ma sui generis: non è d’accordo con Greta Thunberg. Ha scritto un libro, “Apocalypse Never”, che smantella con calma e dovizia tutta la religione ambientalista, dalla deforestazione al nucleare, passando per i cibi OGM e le centrali a gas. Un gioiello da leggere assolutamente. Aspettando l’edizione italiana del libro, abbiamo fatto una chiacchierata con l’autore.

Quale sarà il futuro dell’industria petrolifera? Molti analisti ne stanno già scrivendo il requiem, tu cosa ne pensi?

Una centrale nucleare

Devo dirti che il mio libro non parla molto di ciò che verrà dopo il petrolio, ma comunque posso dirti con certezza che quello che verrà dopo il gas naturale sarà l’energia nucleare, che poi potrà essere anche usata per produrre l’idrogeno, il carburante del futuro per antonomasia. Sono molto felice di fare l’intervista con un giornale italiano perché queste sono anche le stesse idee di Cesare Marchetti, un fisico noto per i suoi lavori nel campo delle tecnologie energetiche. Io penso che nel lungo termine l’infrastruttura dei gasdotti verrà adattata e resa più sicura per trasportare l’idrogeno. Allo stesso tempo, le macchine elettriche hanno fatto alcuni passi in avanti, ed insieme a loro anche le batterie. Il problema però riguarda, ad esempio, il modo in cui sono costruite le macchine elettriche. Per esempio le Tesla, che all’apparenza sono sicuramente delle bellissime macchine sportive, poi in realtà sono molto più pesanti rispetto alle altre autovetture, aumentando l’emissione netta di Co2 nell’atmosfera.

Tornando al petrolio, il mio invito è a non farsi troppe illusioni. Non basteranno gli investimenti pubblici in ricerca e le sovvenzioni a far scomparire dall’oggi al domani i motori a combustione e sostituirli interamente con macchine a motore elettrico, e creare poi la stessa elettricità solo con pannelli solari e pale eoliche. I nuovi carburanti, come ad esempio l’idrogeno e le batterie, o sono ancora alle fasi di ricerca embrionali oppure non sono abbastanza potenti ed efficienti.

Il problema è sostanzialmente l’efficenza: il più grande parco solare al mondo in California non vale una piccola centrale a turbogas.

Assolutamente si, il desiderio di tornare indietro a risorse completamente rinnovabili, che nel passato erano adatte a dare energia a società prettamente agrarie, maschera la reale volontà di una decrescita felice. Chi vuole una società con il 100% di energie rinnovabili vuole sostanzialmente distruggere la società industriale e la civiltà moderna. Le persone che parlano della decrescita felice ovviamente sono persone ricche e che volano su jet privati. Sono solo fantasie, che però sono ormai diventate una sorta di moderna religione che pretende di rendere il mondo un posto migliore rendendolo solo più povero.

Un altro argomento molto caldo è la cosiddetta “deforestazione”. I leader dei paesi occidentali attaccano il Presidente Bolsonaro ed il Brasile per la presunta mala gestione dell’Amazzonia e per i danni dell’agricoltura intensiva. Tu invece pensi che è proprio grazie all’agricoltura intensiva che si salvano le foreste.

Le persone spesso non vogliono sentir parlare di agricoltura meccanizzata e industriale, ma volenti o nolenti è questo tipo di agricoltura che riduce di danni dell’uomo all’ambiente. Niente di quello che facciamo riduce di più il nostro impatto sull’ambiente dell’agricoltura meccanizzata e industriale. Le persone odiano talmente in profondità l’agricoltura di questo genere che, anche in questo caso, sembra più una religione basata su un dogma che un’opinione data in base al sapere scientifico.

L’industria green rischia di essere una bolla che ci esploderà in mano?

E’ una domanda difficile perché da una parte vediamo come la Germania sia assolutamente non in grado di estendere la produzione di energia elettrica da pale eoliche a causa di movimenti NIMBY e questioni ambientali, e lo stesso problema si ripresenta qui in America. L’energia prodotta da rinnovabili, in questo modo, diventa chiaramente più costosa, e sarà ancora peggio dopo la pandemia globale.

Secondo me, in uno scenario post pandemico, la decisione europea di andare all-in sulle rinnovabili è un po’ come un dottore che dopo 10 anni di coma ordina al paziente di fare subito 100 metri in sprint. Può funzionare? 

Il bisogno delle elite globali di credere di salvare il mondo dall’apocalisse, e che lo faremo solo vivendo più armonicamente con la natura attraverso le rinnovabili, è un’ideologia molto potente e che si protrarrà anche nei decenni futuri, creando danni immensi.

 

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