Un richiamo deciso all’azione di governo, con al centro energia, sostegno al sistema produttivo e rapporto con gli elettori. È questa la linea tracciata dal senatore Claudio Borghi, esponente della Lega, che nella chiacchierata con il sottoscritto affronta i principali nodi della fase politica dopo il referendum.

Per Borghi, il risultato della consultazione referendaria rappresenta sì “un’occasione mancata”, ma anche un segnale politico da non sottovalutare. “L’elettorato italiano – osserva – tende a esprimere il proprio malcontento più che a cogliere le opportunità di cambiamento. Ma questo non significa che il messaggio non sia chiaro”. Secondo il senatore, il voto ha evidenziato una frattura non solo tra città e periferie, ma anche all’interno delle stesse aree urbane, con dinamiche nuove che meritano attenzione.

Il punto centrale, però, resta uno: ascoltare chi ha sostenuto il centrodestra. “La priorità – sottolinea – deve essere dare risposte a quell’elettorato composto da piccole e medie imprese, lavoratori e ceto medio, che oggi è in difficoltà”. Un disagio concreto, legato soprattutto all’aumento dei costi energetici e all’inflazione. “Le bollette, il carburante, i costi di produzione stanno mettendo in crisi interi settori – spiega – e il rischio è una contrazione dei consumi che può avere effetti pesanti sull’economia reale”.
Borghi insiste sul fatto che il caro energia sia oggi il principale problema economico. “Non riguarda solo le famiglie, ma tutta la filiera produttiva. Dall’industria alla piccola attività commerciale, tutti stanno subendo rincari che poi inevitabilmente si scaricano sui prezzi finali”. Una spirale che, secondo il senatore, rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione e comprimere il mercato interno.

Sul piano internazionale, l’esponente leghista critica la gestione europea degli ultimi anni, in particolare sul fronte energetico. “Abbiamo vissuto due shock energetici in pochi anni, una situazione senza precedenti. Eppure l’Europa non sta facendo abbastanza per garantirci fonti di approvvigionamento stabili e a costi competitivi”. Borghi sottolinea come alcune scelte politiche, comprese le sanzioni, abbiano ridotto i margini di manovra per le imprese italiane, rendendo il sistema meno competitivo.

Da qui la necessità, secondo la Lega, di un cambio di rotta anche nelle politiche europee. Il senatore parla apertamente di un “trilemma” che l’Europa e l’Italia devono affrontare: aumento delle spese per la difesa, sostegno economico internazionale – in particolare all’Ucraina – e rispetto dei vincoli del patto di stabilità. “Così non possono stare insieme – afferma – perché il rischio è scaricare tutto su cittadini e imprese”.

La proposta è chiara: “Bisogna superare il patto di stabilità o quantomeno rivederlo profondamente, per liberare risorse da destinare all’economia reale”. Secondo Borghi, è difficile spiegare ai cittadini perché si possano trovare fondi per alcune voci di spesa e non per ridurre il peso delle accise o sostenere il sistema produttivo.

Nel ragionamento rientra anche una critica più ampia all’impostazione europea, dal Green Deal alle politiche ambientali. “Si sono costruite nel tempo sovrastrutture legislative difficili da smontare – osserva – ma oggi la realtà impone scelte più pragmatiche”. Un esempio è il dibattito sulle risorse energetiche nazionali, come il gas nell’Adriatico, che secondo Borghi andrebbe sfruttato maggiormente.

Non manca una riflessione sui rapporti politici interni alla maggioranza e con gli alleati europei. “Spesso c’è ancora un eccesso di prudenza nel confronto con Bruxelles – sostiene – ma l’Italia ha una posizione che le consentirebbe di essere più assertiva”. Il riferimento è anche al diverso peso negoziale rispetto ad altri Paesi, come l’Ungheria, spesso citata nel dibattito europeo.

Sul fronte interno, Borghi invita a non inseguire l’elettorato perso cambiando linea, ma a rafforzare il rapporto con chi già sostiene il governo. “Non si vince andando a cercare consenso altrove, ma rispondendo alle esigenze di chi ti ha votato”. Un passaggio che si lega direttamente al tema del consenso: “Non sono le agenzie di rating né l’Unione Europea a votarti, ma i cittadini”.

Quanto alle prospettive politiche, il senatore esclude la necessità di elezioni anticipate. “Non le suggerirei – afferma – perché arriverebbero dopo un segnale negativo. Sarebbe come chiedere una conferma dopo una sconfitta”. Piuttosto, la strada indicata è quella di una correzione dell’azione di governo.

Infine, Borghi richiama anche il ruolo delle istituzioni, ricordando come la decisione su eventuali elezioni non sia solo politica ma coinvolga anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il messaggio conclusivo è netto: “Serve più sintonia con il Paese reale. Ignorare il consenso è l’errore più grande. Se i cittadini non ti votano, significa che non hai capito le loro priorità”. Una linea che la Lega, assicura Borghi, intende portare avanti con decisione nei prossimi mesi.

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