Trump, il Venezuela e Maduro: torna al centro il PETROLIO
Non mi interessa entrare nella diatriba sulla “legalità” o meno dell’intervento militare americano in Venezuela. Quando facevo la facoltà di Scienze Politiche e dovetti dare l’esame di diritto internazionale, la prima cosa che mi venne in mente fu che un diritto senza qualcuno in grado farlo rispettare è letteralmente lettera morta. Esiste un’entità che è in grado di far rispettare il diritto internazionale? No! Ergo, stiamo parlando di acqua fritta. A tutti piacerebbe vivere in un mondo di completa pace, ma le grandi potenze non pensano in questo modo e si muovono in base ad interessi propri, senza guardare in faccia nessuno, men che meno il fumoso diritto internazionale. Per la cronaca, all’esame presi un bel 18.
Quello che mi interessa è che al centro della scena mondiale rientra ormai a pieno titolo e prepotentemente un attore di cui sembravamo esserci dimenticati: sua maestà il PETROLIO. Già il conflitto russo-ucraino ce lo aveva ricordato, forse più per il gas che per l’oro nero, ma ormai con questo colpo di mano trumpiano in Venezuela gli idrocarburi tornano al centro della della piazza. Lo avevamo capito già dai toni della campagna elettorale trumpiana che questi 4 anni sarebbero stati all’insegna del “Drill baby grill”, ma con la cattura di Maduro ed il ritorno delle supermajors americane in Venezuela, il piano trumpiano prende sempre più forma. Diciamo addio ad ogni velleità da Green deal, benvenuti – o meglio bentornati – nel secolo dell’idrocarburo.
