Il messaggio principale di questo referendum è che la Giustizia si può e si deve riformare, e lo si deve fare partendo da un principio: se entro nell’aula di un tribunale, per il tramite di un avvocato, non posso e non devo percepire che le altre due parti in causa, cioè il PM che indaga ed il giudice che fa da arbitro, possano giocare nella stessa squadra. Si chiamerebbe giustizia questa? Questo secondo me è il punto di maggiore importanza di tutta la riforma, e quello sul quale tutti, ma dico tutti, non possono che essere d’accordo. Questo punto è inattaccabile e dovrebbe convincere anche coloro i quali nutrono ancora qualche dubbio. I profeti del no diranno che sono pochissimi i casi dei magistrati che diventano giudici e viceversa, ma quello che conta è il principio. E’ come se dicessimo che non vale la pena rendere l’omicidio illegale perchè tanto ce n’è solo uno all’anno: una posizione chiaramente indifendibile.

La divisione effettiva delle carriere è ciò che realmente divide un paese civile da uno che non lo è, una democrazia da una tirannia, tant’è che l’impostazione attuale è di diretta derivazione del regime fascista. Curioso come gli antifascisti militanti, in assenza completa di fascismo, si prodighino così tanto in difesa di un relitto del Ventennio. I curiosi casi della politica. Guai a trasformare questo referendum in uno scontro politico, Meloni si, Meloni no, Salvini si, Salvini no. Questa è una riforma di buon senso, che deve superare gli steccati della nostra coalizione di centrodestra.

Ora avanti fino alla vittoria!