Lunedì 16 maggio 2016 – compleanno Rosaria – Redazione SUD, Calabria

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E il vescovo di Roma, in udienza generale, disse, più o meno, che chi ama gli animali, spesso dimentica la fame del vicino di casa. Tanto torto non ce l’ha, questa volta, l’italopampero vestito di bianco. Molto frequentemente sono più grassi i gatti di casa che la pensionata che sopravvive  sullo stesso pianerottolo. E si accompagna più volentieri il proprio cane a pisciare ai giardinetti, che, in farmacia, il vecchietto che ci saluta timidamente davanti alla porta dell’ascensore. Disattenti, in città come al paese, lo siamo un po’ tutti. Ma non lo vogliamo ammettere e ci impermaliamo. Se ce lo ricordano, ci restiamo male e contrattacchiamo.

“Si vada a controllare i preti pedofili e i cardinali che si fottono i soldi degli ospedali. Gli abati ricchioni che sperperano i soldi destinati alla carità e i vescovi che occultano i reati più feroci contro l’innocenza, mentre viaggiano in auto di lusso, vestiti con i dollaroni  che intascano ad ogni visita pastorale alle parrocchie…!” E anche qui, tanto torto il web non ce l’ha. Anzi, per niente. Queste porcherie nella chiesa di oggi sono più presenti e più vissute della Santa Eucarestia.

Ma, allora, dov’è il problema?

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Il caso sta nel fatto che questo papa dall’aspetto bonario come una mina antiuomo riceve, finalmente, un primo benservito per le sue uscite, a dir poco, fuori posto. E lo riceve per la prima cazzata di minor spessore.

Gli animalisti si sono infuocati perché ha lisciato contropelo i cagnolini e li ha destinati – dicono – all’abbandono e all’incuranza. Dalle sue parole – dicono – si evince che questo papa non ami gli animali e li consideri un di più. Una sorta di ghiribizzo di cui si possa fare a meno, a favore dei condomini. Non così nemico dei quattrozampe era il Benedetto XVI che viveva con la sua gatta innamorata di Lui e del suo pianoforte. Ma quel Papa non piaceva ai più stupidi fra i credenti, oltre che ai poteri forti e all’islam. E lo hanno fatto fuori. Si fa per dire. Dimissionato nel silenzio del gregge di fedeli, quasi compiaciuti di aver fatto fuori  “il Pastore Tedesco”. Ora, vescovo di Roma è questo doncamillo primo, un gaucho, un po’ comico, un po’ spaccone, un po’ misterioso, al servizio del buonismo più becero e del servilismo più deleterio. Mortale per tutto l’Occidente e la sua Cultura e Identità. Figlio di ombre che nessuno interpreta, tanto sono arcane.

Ci porta i clandestini in casa. Giustifica il loro sfruttamento da parte della finta accoglienza. Tesse le lodi dell’abortista Bonino e di quel Napolitano pericoloso per governi e Paese più di un’ampolla di veleno medievale. Finge bontà e semina buonismo da fiction televisiva. Conosce il linguaggio dei Media e li usa come lo stuzzicadenti dopo una grigliata di carne argentina. Con la stessa maestria.

Ma di tutto questo nessuno gli rimprovera un pelo. Lo stanno dilaniando a morsi solo perché ha pestato la coda al cane di famiglia.

Mysterium Fidei

Fra me e me.

 

 

 

 

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