Buonisti e “intellettuali” non si danno pace per la mancata rielezione della Nicolini a Lampedusa. 

 

Dopo aver qualificato come “bifolchi e razzisti” gli elettori di Trump, “poveri e ignoranti” i britannici che hanno deciso per la Brexit, l’intellighenzia radical chic, dall’alto dei suoi inoppugnabili giudizi morali, ha decretato che chi non ha permesso al sindaco uscente di Lampedusa Giusi Nicolini di continuare a ad esercitare il ruolo di Nostra Signora dei Profughi, è “invidioso“. Una nuova categoria di elettori dunque, gli invidiosi, vale a dire coloro che non esprimono la propria preferenza in base al gradimento, ai risultati, alla dedizione dimostrata dal primo cittadino nei confronti della realtà chiamata ad amministrare. No signori, costoro si esprimono in base ad un moto dell’anima tanto velenoso quanto inconfessabile. Nel caso specifico questo sentimento sarebbe stato provocato nei lampedusani, secondo la raffinata scrittrice femminista Antonella Boralevi, dalla “popolarità” e dalla “bellezza” della (ormai ex) sindaco, anzi sindaca che così Boralevi e Boldrini sono contente.
«Giusi Nicolini, appassionata, educata, colta, bella, efficace, lavoratrice è da anni praticamente dappertutto: sui media, con interviste, ritratti, copertine, servizi fotografici, interventi, talk show, commenti, convegni; a ritirare il premio Unesco per la pace; con Matteo Renzi a cena da Obama alla Casa Bianca, come “simbolo della eccellenza italiana”. Una gloria di Lampedusa additata a esempio per il mondo».

Giusi Nicolini

Giusi Nicolini

Sì, proprio così ha scritto Boralevi su La Stampa all’indomani della sconfitta della sua eroina, che ha racimolato la miseria di 908 preferenze nonostante, appunto sia “appassionata, bella, colta ed educata” e soprattutto una bandiera e un simbolo del buonismo imperante, una portatrice sana di tutti i valori, le speranze e le aspettative di chi vede nell’immigrazione di massa e nel meticciato una splendida occasione per il nostro Paese.
«I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi», ebbe a dire la sacerdotessa dei profughi Laura Boldrini, che con Nicolini si contende l’Oscar dei buoni sentimenti umanitari.
La Boralevi, per non essere da meno, arriva ad affermare nel suo imperdibile articolo: «Solo lodi, ovazioni, premi. Ma allora perchè i lampedusani non la vogliono? Saranno invidiosi di tanta popolarità?»
Ovviamente non possiamo che associarci alle sperticate lodi e unirci al coro di elogi sinceri e inconfutabili alla stupenda sindaca che quegli ingrati invidiosi hanno osato non rieleggere, non sia mai che mettendo in dubbio l’avvenenza della signora Giusi dovessimo essere tacciati di sessismo, misoginia, anti femminismo, crudeltà, scarsa empatia. E invidia, naturaliter. Noi al politically correct ci teniamo assai e come ben sappiamo, se una donna osa muovere una critica ad un’altra donna lo fa esclusivamente per perfidia, cattiveria e livore. E dunque, se Boralevi ha scritto che è bella, colta e brava, nessun colto intellettuale e nessuna post femminista d’assalto avrà nulla da ridire se, chi scrive, con altrettanta buona fede e naturalezza riserva il medesimo entusiasmo, anche dal punto di vista estetico, nei confronti del sindaco di Inzago, comune alle porte di Milano, Andrea Fumagalli. Il bel 40enne eletto nelle fila del centrodestra un anno fa, dopo un ventennio di supremazia delle sinistre, si è detto anch’egli pronto ad aprire le porte del suo paese ai richiedenti asilo. Ci mancherebbe, mica vogliamo sottrarci al nostro destino di “avanguardia”.

Andrea Fumagalli

Andrea Fumagalli sindaco di Inzago

Qualche giorno fa, infatti, una sparuta rappresentanza di inzaghesi ha organizzato un sit in in favore dell’accoglienza dei migranti, per spingere il primo cittadino ad accettare la ripartizione decisa dalla prefettura. Ebbene Fumagalli non si tirerà certo indietro chiamerà uno ad uno i concittadini scesi in piazza per consegnare loro “l’onore” dell’accoglienza. «Hanno espresso la loro opinione – ha detto – ma ora mi aspetto anche che si dimostrino coerenti con quanto sostengono». «Se non sbaglio – ha puntualizzato il sindaco – qualcuno di loro ha anche appartamenti liberi, in ogni caso gli chiederò di mettere a disposizione i propri immobili». Vedremo se i buoni samaritani di Inzago faranno la fine degli abitanti della sinistra al caviale di Capalbio che alla fine i loro tanto amati “profughi che scappano dalla guerra” li hanno rispediti al mittente o daranno seguito alla richiesta di Fumagalli di accoglierli presso le loro dimore.

Andrea Fumagalli e il consigliere regionale lombardo Jari Colla

Andrea Fumagalli e il consigliere regionale lombardo Jari Colla

In ogni caso, il sindaco ha dimostrato di essere coerente, coraggioso, appassionato, bello, colto, efficace e lavoratore. E che qualcuno provi a dire il contrario.

Invidiosi!

 

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