Da un po’ di mesi, ben prima della consegna del Nobel, ci siamo sorbiti una instancabile quanto puntuale predica su Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana per l’educazione femminile e i diritti umani, la cui attività è stata pure  inserita tra le tracce degli ultimi temi di maturità italiani. Il nuovo prodotto dei sensi di colpa occidentali viene presentato, su quotidiani left, progressisti e mentalmente aperti come il nuovo raggio di luce (sia mai italiano, per una volta) su di un mondo fatto di cattiveria, malessere, ingiustizia. Sicuramente la proskynesis intellettualistica sul valore del libro come deterrente nei confronti della guerra, più […]