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L’attacco che l’occidente sta subendo da anni da parte del terrorismo islamico, intensificato nell’ultimo periodo con i fatti di Parigi, ha una matrice, oltre che religiosa, prettamente culturale. Si tratta infatti di un preciso attacco a una civiltà e cultura, quella occidentale, che si riconosce in valori e tradizioni opposte a quelle islamiche, prima tra tutte la libertà.

Un attacco rivolto perciò in primo luogo verso i simboli culturali come reperti archeologici, monumenti, chiese. Se la distruzione di questi luoghi è più difficile da realizzare negli stati europei, ben più agevole è nel territorio controllato dall’Isis. Il caso più conosciuto è quello di Palmira in Siria. Città antichissima, fondata addirittura nel II millennio a.C., ebbe il suo maggior sviluppo durante l’Impero Romano dal I al III secolo d.C., periodo a cui risalgono la maggior parte dei reperti archeologici che sono stati in parte distrutti dall’Isis negli ultimi mesi. Una perdita drammatica non solo per la Siria ma per tutta l’umanità, un tentativo di cancellare la storia da parte dei fondamentalisti islamici. Se Palmira è il caso più noto, vi sono centinaia di altri saccheggi e distruzioni del patrimonio artistico e culturale raccolti in un libro di recente pubblicazione scritto dall’archeologo Paolo Matthiae: Distruzioni saccheggi e rinascite. Gli attacchi al patrimonio artistico dall’antichità all’Isis.

Un testo che ripercorre – grazie al lavoro di Matthiae, archeologo che ha scoperto la città di Ebla e curato scavi archeologici per oltre cinquant’anni – la distruzione del patrimonio culturale “riflettendo con indignazione e orrore sulla nuovissima barbarie dei nostri giorni che vede riemergere con inaudita asprezza un’azione di distruzione che sembrava essere un retaggio negativo dei tempi passati, e che si compie con analoga empietà sia nella pratica degli scavi clandestini, sia nell’annientamento fisico per odio religioso, ideologico o culturale“.

La distruzione del patrimonio culturale, artistico e archeologico, segno tangibile e strumento di trasmissione ai posteri della storia di una civiltà, è il modo migliore per annichilire i valori e le tradizioni storiche di una cultura.

L’obiettivo dei terroristi islamici è proprio quello di eliminare i riferimenti culturali della civiltà occidentale e la pacifica coesistenza tra civiltà e religioni diverse, occorre perciò far valere le convenzioni e gli strumenti di tutela già esistenti a livello internazionale. Ricordando che non siamo esenti da colpe, un caso su tutti l’Iraq Museum lasciato nel 2003 dagli americani in mano a vandali e sciacalli.

@francescogiub

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