Data Center, il DL “Bollette” cambia le regole: Regione Lombardia deve ricalibrare le sue proposte di legge

L’articolo 8 (salvo modifica) del decreto-legge c.d. “Bollette” introduce un elemento di forte discontinuità nel quadro regolatorio dei Data Center, con effetti immediati anche sulla Regione Lombardia, dove sono attualmente in discussione due progetti di legge dedicati alla localizzazione e all’autorizzazione di queste infrastrutture.
La novità principale è l’istituzione di un procedimento unico nazionale per la realizzazione e l’ampliamento dei centri dati. L’autorizzazione viene rilasciata dall’autorità competente per l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ai sensi del d.lgs. 152/2006, all’esito di una conferenza di servizi che concentra tutti i titoli abilitativi necessari: VIA, autorizzazioni paesaggistiche, nulla osta culturali, concessioni idriche, autorizzazioni alle emissioni. Il procedimento ha una durata massima di dieci mesi, con termini VIA dimezzati e possibilità di proroga solo in casi eccezionali.
Si tratta di una scelta chiara di centralizzazione e uniformazione, giustificata dalla rilevanza strategica dei Data Center e dalla necessità di garantire tempi certi in un settore ad altissima intensità di investimento. Ma questa scelta incide direttamente sull’impianto delle iniziative legislative regionali lombarde.
In Lombardia sono infatti in discussione due PDL (n. 123 e n. 150) che, pur con impostazioni diverse, intervengono sul tema dell’autorizzazione, della localizzazione e del monitoraggio dei centri dati. Il primo prevede un’autorizzazione unica regionale e un sistema di pianificazione e controllo ambientale; il secondo interviene in modo più puntuale sulla competenza AIA, sulle soglie di potenza e sull’organizzazione di uno sportello regionale dedicato.
Con l’entrata in vigore del procedimento unico statale, qualunque ipotesi di autorizzazione autonoma regionale deve essere riconsiderata. La Regione non potrà istituire un binario parallelo rispetto a quello nazionale, né ridefinire in via autonoma l’autorità competente al rilascio dei titoli ambientali. L’asse autorizzatorio è ora chiaramente collocato nella cornice statale, con un modello accentrato e tempi perentori.
Questo non significa, tuttavia, che il ruolo della Lombardia venga meno. Al contrario, esso cambia natura. La Regione conserva un margine significativo in materia di governo del territorio, pianificazione urbanistica, programmazione energetica e determinazione delle misure compensative. Può stabilire criteri di localizzazione, favorire il riuso di aree dismesse, imporre standard energetici e idrici più stringenti, organizzare il monitoraggio degli impatti cumulativi e pubblicare dati in formato aperto. Può, inoltre, strutturare al proprio interno meccanismi organizzativi per garantire il rispetto dei termini nazionali.
In questo senso, il DL “Bollette” non svuota le iniziative lombarde, ma le costringe a un salto di qualità: da modello autorizzatorio autonomo a strumento di governo territoriale integrato dentro un procedimento unico statale. La partita si sposta dal “chi autorizza” al “come si governa l’impatto”.
Ed è proprio qui che la Lombardia, prima regione italiana per concentrazione di Data Center e per attrattività infrastrutturale, può giocare un ruolo decisivo. La centralizzazione dei titoli non elimina le tensioni legate a consumo di suolo, domanda energetica, utilizzo della risorsa idrica e impatti sulla rete elettrica. Le sposta su un piano diverso, in cui la pianificazione regionale diventa il luogo del bilanciamento tra sviluppo digitale e sostenibilità territoriale.
Il nuovo scenario impone quindi una rapida revisione dei PDL lombardi (in questi giorni si stanno svolgendo le audizioni), per allinearli al procedimento unico nazionale e rafforzarne la dimensione pianificatoria e compensativa. Il rischio, altrimenti, è quello di un conflitto normativo o di un contenzioso che rallenti proprio ciò che il legislatore statale intende accelerare.

