Nel mondo del lavoro 4.0 non sarà più necessario timbrare il ‘cartellino’ perché orario e luogo non saranno più criteri di misurazione.

Riduttivo pensare che si tratti solo di lavoro da casa, sbagliato credere che il processo interessi una ristretta fascia di lavoratori e che le conseguenze sulla vita di ogni giorno si limitino alla flessibilità di orario. Lo “smart working” è molto di più e soprattutto non è il futuro che verrà, perché è già realtà: nei fatti si calcola che in Italia oltre duecentocinquantamila persone già lavorino in modalità “agile”.

Il disegno di legge, approvato definitivamente dal Senato lo scorso 10 maggio, è in primis volto a definire e chiarire il significato di “smart working” per differenziarlo dal telelavoro: il lavoratore svolge la prestazione in “modalità di lavoro agile” quando questa  avviene in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. Ovviamente il lavoratore “smart” ha diritto ad un trattamento economico e normativo equivalente a quello applicato nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.
L’obiettivo è quello di costruire anche per i lavoratori autonomi un sistema di diritti e di welfare moderno capace di sostenere il loro presente e di tutelare il loro futuro e di adeguare il mercato del lavoro italiano a quella che ormai viene definita la quarta rivoluzione industriale. Lo smart working non riguarda infatti solo la punta avanzata dell’organizzazione del lavoro applicabile solo ai servizi: anche fabbriche e manifattura già fanno i conti con la possibilità di operare a distanza misurandosi sugli obiettivi da raggiungere. Non a caso si parla di “Industria 4.0″

Il lavoro sta cambiando, robotica e tecnologia digitale incidono sulla quantità e la qualità della occupazione e fra una manciata d’anni gli effetti saranno ancora più evidenti. Lo smart working è una risposta positiva alla trasformazione che il mondo del lavoro, come l’economia tutta, sta vivendo. Governare questo cambiamento è ciò che permette di trasformare il rischio di una crescita senza occupazione in un’occasione di rilancio e nuova occupazione.
Nel nuovo scenario che si sta configurando mutano sia gli spazi, grazie alle piattaforme virtuali che permettono di lavorare connessi, sia i tempi di lavoro, che in futuro non saranno legati alla quantità di ore, ma alla qualità della produttività. Si tratta di adottare una filosofia manageriale che deve restituire al lavoratore autonomia, flessibilità e responsabilità sui risultati, mentre al datore di lavoro è richiesto di dare fiducia e ripensare le modalità del controllo”.

La legge AC. n. 2233 B  sancisce dunque un’importante rivoluzione culturale. Tuttavia, in Italia, sono poche le aziende che hanno compreso quanto un piano di welfare sia un investimento volto a produrre benefici sia al portafoglio aziendale che a tutti i soggetti coinvolti, in primis i lavoratori.
“Non è facile adattarsi al cambiamento, soprattutto, quando si parla di aziende con un backround già consolidato nel tempo ma mi auguro che questa nuova legge serva da monito non solo per le realtà imprenditoriali italiane ma anche per la pubblica amministrazione.” –  Ha dichiarato Carlo De Angelis, Amministratore Delegato di DEC, che dal 2002 offre un servizio di consulenza e progettazione degli uffici del futuro, sviluppato proprio sul concetto di Smart Working. – “La DEC da anni sostiene l’incremento del ‘lavoro agile’ attraverso progetti di rinnovamento aziendale che si avviano con un studio preliminare del management imprenditoriale, per poi passare alla fase di consulenza, anche psicologica”. “In Italia c’è ancora molta strada da fare – continua De Angelis- ma spero si comprenda presto, sia in ambito aziendale  che nella  pubblica amministrazione quanto sia produttivo implementare questo sistema organizzativo e strutturale all’interno del management aziendale.”

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