IPO SpaceX: cosa cambia dopo la quotazione e l’ingresso nel Nasdaq-100
L’arrivo di SpaceX in Borsa rappresenta una delle quotazioni più attese degli ultimi anni. Oltre alle dimensioni dell’operazione, l’interesse degli investitori è stato alimentato dal ruolo centrale che SpaceX e il suo fondatore Elon Musk hanno assunto nel settore aerospaziale, fino a pochi anni fa dominio pressocché esclusivo dei governi e delle grandi agenzie spaziali.
Ma cosa succede realmente quando un’azienda di queste dimensioni mette per la prima volta in vendita le proprie azioni? E l’ingresso nel Nasdaq-100 rappresenta davvero un vantaggio per il titolo nel lungo periodo?
Per rispondere a queste domande analizzeremo sia il funzionamento della quotazione sia ciò che è accaduto storicamente alle società entrate nel Nasdaq-100.
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Che cos’è SpaceX e perché la sua IPO ha attirato tanta attenzione
Fondata da Elon Musk nel 2002, SpaceX è un’azienda statunitense che costruisce razzi, satelliti e veicoli spaziali. È diventata famosa soprattutto per aver sviluppato razzi riutilizzabili, capaci di tornare sulla Terra dopo il lancio, riducendo così i costi delle missioni spaziali. La società collabora inoltre con la NASA e gestisce Starlink, un servizio che utilizza migliaia di satelliti per portare la connessione Internet anche nelle aree più difficili da raggiungere.
Dopo oltre vent’anni di sviluppo e progetti ambiziosi, SpaceX ha deciso di entrare in Borsa. La sua quotazione ha attirato immediatamente una grande attenzione, non soltanto per la popolarità dell’azienda e del suo fondatore, ma anche per le dimensioni dell’operazione.
Prima della quotazione, SpaceX era una società privata. Questo significa che le sue azioni erano nelle mani di Elon Musk, dei dipendenti e di un gruppo ristretto di investitori, mentre per il pubblico era molto difficile investire direttamente nell’azienda.
La situazione è cambiata con l’IPO, acronimo di Initial Public Offering, cioè “offerta pubblica iniziale”. In pratica, è il momento in cui una società mette per la prima volta in vendita una parte delle proprie azioni, prima che inizino le normali contrattazioni in Borsa.
Durante l’IPO viene stabilito un prezzo iniziale e gli investitori interessati possono richiedere le azioni. Non tutti, però, possono partecipare: dipende dal Paese di residenza, dal broker utilizzato e dalle regole previste per quella specifica offerta.
Nel caso di SpaceX, per esempio, gli investitori italiani non avevano accesso diretto all’IPO e non potevano quindi acquistare le azioni al prezzo iniziale.
Solo dopo la conclusione dell’IPO il titolo è stato effettivamente quotato sul Nasdaq. Da quel momento, tutti gli investitori con un broker che permette di operare sul mercato statunitense hanno potuto acquistare le azioni al prezzo disponibile sul mercato.
In poche parole, SpaceX è passata dall’essere una società privata, accessibile a pochi investitori, a una società quotata e acquistabile anche dal pubblico.
I numeri record della quotazione di SpaceX
SpaceX ha messo in vendita circa 556 milioni di azioni al prezzo di 135 dollari ciascuna, raccogliendo inizialmente 75 miliardi di dollari e raggiungendo una valutazione di circa 1750 miliardi. In seguito, grazie alla vendita di ulteriori azioni prevista dall’operazione, la somma raccolta è salita a circa 85,7 miliardi di dollari.
Questi numeri hanno reso quella di SpaceX la più grande IPO della storia, superando nettamente il precedente record di Saudi Aramco. La compagnia petrolifera saudita aveva raccolto 29,4 miliardi di dollari con la propria quotazione nel 2019: poco più di un terzo rispetto a SpaceX.
L’ingresso nel Nasdaq-100: cosa succede storicamente ai nuovi titoli
Il 7 luglio 2026 SpaceX è entrata a far parte del Nasdaq-100, l’indice che raccoglie 100 tra le maggiori società non finanziarie quotate sul mercato Nasdaq. Questo significa che l’azienda è già entrata a far parte dello stesso paniere di alcune delle aziende più grandi e conosciute del mercato statunitense come Apple, Nvidia e Broadcom.
Bisogna però considerare che l’inclusione in un indice non è soltanto un riconoscimento simbolico. I fondi e gli ETF che replicano il Nasdaq-100 devono infatti aggiornare i propri portafogli, vendendo il titolo che viene escluso e acquistando quello appena inserito. Nel caso di SpaceX, secondo alcune stime, questo meccanismo potrebbe generare circa 4,3 miliardi di dollari di acquisti da parte degli strumenti passivi.
Il ragionamento più immediato sembrerebbe quindi il seguente: se molti fondi sono obbligati ad acquistare le azioni, il prezzo dovrebbe ricevere una spinta positiva. Ma questa domanda aggiuntiva è davvero sufficiente a sostenere il titolo anche nei mesi e negli anni successivi?
Per verificare se questa ipotesi trovi conferma nei dati, abbiamo analizzato le precedenti inclusioni nel Nasdaq-100, a partire dal 1993, relative a 458 diversi titoli. Per ogni ingresso abbiamo confrontato l’andamento dell’azione con quello dell’indice, osservando cosa è accaduto dal terzo al trentaseiesimo mese successivo.
La prima figura mostra, per ogni orizzonte temporale, la percentuale di titoli che ha ottenuto un rendimento superiore a quello del benchmark. La linea tratteggiata posta al 50% rappresenta il punto in cui la metà dei titoli batte l’indice e l’altra metà fa peggio.
Dopo tre mesi, poco più della metà dei titoli riesce ancora a battere il benchmark. Già dal quarto mese, però, la percentuale scende sotto il 50% e continua generalmente a diminuire con il trascorrere del tempo. A sei mesi soltanto il 45,8% delle nuove componenti ha fatto meglio dell’indice. Dopo dodici mesi la quota scende al 38,1%, mentre dopo tre anni si ferma al 32,1%.
In altre parole, a distanza di 36 mesi quasi sette titoli su dieci hanno ottenuto un rendimento inferiore rispetto al Nasdaq.

Figura 1. Percentuale delle società entrate nel Nasdaq-100 che hanno sovraperformato il benchmark nei mesi successivi all’inclusione.
La seconda figura, invece, osserva lo stesso fenomeno da una prospettiva differente. In questo caso non misuriamo quanti titoli battono l’indice, ma di quanto il loro rendimento medio è superiore o inferiore a quello del benchmark.
Nella fase iniziale emerge un piccolo vantaggio: dopo tre mesi il rendimento relativo medio è ancora leggermente positivo. Il beneficio, tuttavia, scompare rapidamente. A sei mesi la sovraperformance media è di appena lo 0,53%, mentre dopo dodici mesi diventa una sottoperformance del 2,51%. La distanza continua ad aumentare con il passare del tempo. Dopo 36 mesi, i titoli appena inclusi hanno registrato in media un rendimento inferiore del 14,78% rispetto al Nasdaq.
I risultati sono quindi molto diversi da ciò che si potrebbe immaginare. L’inclusione può senza dubbio creare acquisti automatici e una spinta iniziale, ma storicamente questo effetto non si è trasformato in una sovraperformance duratura. Dopo i primi mesi, la maggior parte dei nuovi titoli del Nasdaq ha fatto peggio dell’indice.

Figura 2. Rendimento relativo delle società entrate nel Nasdaq-100 rispetto al benchmark dopo l’inclusione.
L’effetto Elon Musk sui mercati finanziari
Alla luce di questi risultati, è importante sottolineare che, sulla base di quanto appena mostrato, SpaceX non è automaticamente destinata a sottoperformare il Nasdaq-100. L’analisi descrive ciò che è accaduto mediamente ai titoli entrati nell’indice in passato, ma ogni società presenta caratteristiche differenti e SpaceX rappresenta inoltre un caso particolarmente insolito, come dimostrano le dimensioni eccezionali della sua IPO e l’attenzione raccolta ancora prima dell’inizio delle contrattazioni.
A rendere il caso ancora più particolare è la presenza di Elon Musk. Pochi imprenditori hanno dimostrato di possedere una capacità simile di attirare l’attenzione degli investitori e, in alcuni casi, di provocare movimenti immediati sui mercati attraverso una semplice dichiarazione o un post pubblicato sui social.
Uno degli esempi più conosciuti risale al 2018, quando Musk scrisse su Twitter di avere i finanziamenti necessari per ritirare Tesla dalla Borsa a un prezzo di 420 dollari per azione. Secondo la SEC, il post fece salire il titolo Tesla di oltre il 6% in una sola giornata e provocò una forte alterazione del mercato.
La sua influenza è emersa anche nel caso di Twitter, oggi chiamato X. Nell’aprile del 2022, la comunicazione dell’acquisto di una partecipazione del 9,2% nella società fece aumentare il valore delle azioni Twitter del 27% in una sola seduta. Musk avrebbe poi completato l’acquisizione dell’intera piattaforma alcuni mesi più tardi.
Un comportamento simile è stato osservato anche nel mercato delle criptovalute. I suoi commenti su Bitcoin e, soprattutto, su Dogecoin sono stati spesso seguiti da forti variazioni dei prezzi.
Nel caso di SpaceX, l’effetto Musk potrebbe quindi rendere meno rappresentativo il comportamento medio osservato nello studio. La popolarità del fondatore, la forza del marchio e le aspettative legate ai progetti futuri possono attirare una domanda molto diversa da quella normalmente osservata dopo l’ingresso di una società nel Nasdaq-100.
Allo stesso tempo, questa influenza non deve essere interpretata necessariamente come un elemento positivo. L’attenzione può sostenere il prezzo, ma può anche aumentare la volatilità e rendere il titolo più sensibile alle dichiarazioni, alle controversie e alle aspettative legate a una sola persona. Per questo motivo, il futuro andamento di SpaceX potrebbe dipendere non soltanto dai risultati dell’azienda, ma anche dalla capacità di Elon Musk di continuare ad alimentare l’interesse degli investitori.
Tra entusiasmo e statistica: come valutare il caso SpaceX
La quotazione di SpaceX rappresenta un evento fuori dall’ordinario. Le dimensioni dell’IPO, la rapidità dell’ingresso nel Nasdaq-100 e l’attenzione generata dalla figura di Elon Musk hanno prodotto numeri da record e uno storytelling estremamente potente.
Questo, però, non ci permette di sapere quale sarà il futuro del titolo. L’analisi delle precedenti inclusioni nel Nasdaq-100 ha mostrato che l’ipotesi più intuitiva non è sempre quella corretta. L’ingresso in un indice genera nuovi acquisti, ma storicamente non ha garantito una sovraperformance nei mesi e negli anni successivi. In molti casi è accaduto esattamente il contrario.
Lo stesso principio dovrebbe essere applicato anche a SpaceX. La qualità dell’azienda, l’importanza dei suoi progetti e la popolarità del suo fondatore non rendono automaticamente conveniente qualsiasi prezzo. Una storia affascinante può aumentare l’interesse degli investitori, ma può anche spingerli a sottovalutare i rischi e a costruire aspettative troppo elevate.
Per questo motivo è importante non dare nulla per scontato. Un’eventuale esposizione a un titolo simile dovrebbe essere valutata con molta attenzione sulla base delle scelte e della propensione al rischio del singolo investitore. I risultati da record rendono SpaceX un caso unico da osservare, ma non eliminano l’incertezza che accompagna ogni investimento.
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Alla prossima,
Andrea Unger

