Una strategia di trading non è composta solamente dalle regole che determinano quando entrare e uscire dal mercato. Esistono infatti diversi elementi che possono essere aggiunti alla logica di base con l’obiettivo di gestire al meglio la posizione una volta aperta.

Tra questi troviamo, ad esempio, lo stop loss, il take profit e il break-even. Alcuni possono avere un ruolo particolarmente importante nella gestione del rischio, come lo stop loss, mentre altri possono essere considerati semplici elementi accessori.

In questo articolo vedremo quindi che cos’è il break-even, quali sono i principali limiti legati al suo utilizzo e, soprattutto, come il Maximum Favorable Excursion possa aiutarci a capire se una strategia presenta caratteristiche tali da poter beneficiare dell’introduzione di questo strumento.

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Che cos’è il break-even e come funziona

Il break-even, come anticipato nel paragrafo precedente, è uno strumento di gestione della posizione che ci consente di modificare lo stop loss dopo che il mercato si è mosso a nostro favore di una determinata quantità.

Il suo funzionamento prevede innanzitutto la definizione di un livello di attivazione. Questo livello stabilisce quanto il prezzo deve muoversi nella direzione del trade prima che il break-even entri in funzione. Tale livello può essere determinato in diversi modi. Possiamo utilizzare, ad esempio, un valore monetario, una variazione percentuale del prezzo oppure una misura legata alla volatilità del mercato, come un multiplo dell’ATR.

Tuttavia, una volta raggiunta questa soglia, lo stop loss iniziale viene spostato in corrispondenza del prezzo di ingresso. Da questo meccanismo deriva proprio il termine break-even: se il mercato dovesse invertire la propria direzione e tornare al prezzo al quale abbiamo aperto la posizione, il trade verrebbe chiuso teoricamente “in pari”, senza generare né un profitto né una perdita.

È importante non confondere questo meccanismo con il take profit. Il raggiungimento di un take profit determina infatti la chiusura della posizione e la realizzazione del profitto. Il raggiungimento del livello di attivazione del break-even, invece, non determina alcuna uscita dal mercato: la posizione rimane aperta e viene semplicemente modificato il livello dello stop loss.

Un esempio pratico: dallo stop loss al prezzo di ingresso

Possiamo comprenderne meglio il funzionamento attraverso un semplice esempio. Supponiamo di aprire una posizione long a 100, impostando uno stop loss iniziale a 95. Decidiamo inoltre di attivare il break-even nel momento in cui il prezzo raggiunge 105. Come mostrato nella Figura 1, inizialmente lo stop rimane quindi posizionato a 95. Se il mercato si muove nella direzione prevista e raggiunge quota 105, viene soddisfatta la condizione di attivazione del break-even e lo stop loss viene spostato dal livello iniziale di 95 al prezzo di ingresso, pari a 100.

A questo punto la posizione rimane aperta e può continuare a beneficiare di un eventuale ulteriore movimento rialzista. Se, al contrario, il prezzo dovesse invertire e tornare a 100, lo stop verrebbe eseguito e il trade sarebbe chiuso al prezzo di ingresso, quindi in break-even.

come funziona il break even

Figura 1. Esempio di funzionamento di un break-even su una posizione long.

I limiti del break-even nel trading

Sebbene il break-even possa sembrare uno strumento particolarmente utile per proteggere una posizione dopo che il mercato si è mosso a nostro favore, il suo utilizzo presenta alcuni aspetti che è importante considerare.

Il primo riguarda la possibilità di chiudere prematuramente un trade. Dopo aver raggiunto il livello di attivazione del break-even, il prezzo potrebbe infatti tornare temporaneamente al livello di ingresso, determinando la chiusura della posizione, per poi riprendere successivamente il movimento nella direzione prevista. Si tratta tuttavia di un limite che non riguarda esclusivamente il break-even. Qualsiasi regola di uscita, come uno stop loss o un take profit, può infatti modificare il naturale sviluppo di un trade e portare alla chiusura di una posizione che, in assenza di tale regola, avrebbe potuto avere un andamento differente.

Un secondo aspetto riguarda il significato stesso di “chiusura in pari”. Come abbiamo visto in precedenza, quando il prezzo torna al livello di ingresso dopo l’attivazione del break-even, il risultato lordo del trade è teoricamente pari a zero. Nella realtà, però, è necessario considerare anche commissioni e slippage. Di conseguenza, un trade chiuso allo stesso prezzo al quale è stato aperto sarà molto probabilmente un trade in leggera perdita. Questo elemento assume particolare importanza anche durante l’analisi di un backtest: se i costi di transazione non vengono correttamente considerati, un elevato numero di operazioni chiuse in break-even potrebbe fornire una rappresentazione più favorevole rispetto a quella che si otterrebbe nell’operatività reale.

Infine, l’introduzione di un break-even comporta anche l’aggiunta di un ulteriore parametro alla strategia, rappresentato dal livello di attivazione. Come per qualsiasi altro parametro, testare numerosi valori con l’obiettivo di individuare quello che produce i migliori risultati storici aumenta il rischio di adattare eccessivamente il sistema ai dati utilizzati durante lo sviluppo, introducendo quindi un ulteriore possibile grado di overfitting.

Prima di aggiungere un break-even e procedere con l’ottimizzazione del relativo livello di attivazione, può dunque essere utile chiedersi se il comportamento storico dei trade suggerisca effettivamente che la strategia possa beneficiare del suo utilizzo. Una metrica particolarmente utile per rispondere a questa domanda è il Maximum Favorable Excursion, o MFE, che analizzeremo nel prossimo paragrafo.

Maximum Favorable Excursion: cosa ci dice l’MFE

Il Maximum Favorable Excursion, o MFE, rappresenta la massima escursione favorevole raggiunta da un trade durante la sua permanenza a mercato. In altre parole, ci indica quale sia stato il massimo profitto non realizzato raggiunto dalla posizione prima della sua chiusura.

Nella Figura 2 possiamo osservare un esempio di rappresentazione del Maximum Favorable Excursion. Ogni punto del grafico rappresenta un singolo trade: sull’asse orizzontale troviamo il Run-up, ovvero l’MFE espresso in termini monetari, mentre sull’asse verticale viene riportato il risultato finale dell’operazione. I triangoli verdi rappresentano i trade profittevoli, mentre quelli rossi indicano i trade perdenti.

Ai fini della nostra analisi, risultano particolarmente interessanti proprio i trade perdenti che presentano comunque un MFE positivo. Come possiamo osservare nella figura, infatti, diverse operazioni terminate in perdita avevano precedentemente raggiunto un profitto non realizzato di alcune centinaia di dollari e, in alcuni casi, anche superiore a 1.000 o 2.000 dollari.

Questo significa che tali operazioni si erano inizialmente mosse nella direzione prevista dalla strategia, per poi invertire il proprio andamento, restituire completamente il profitto accumulato e terminare infine in perdita.

Come capire se una strategia può beneficiare del break-even

È proprio il comportamento appena illustrato a rendere l’MFE particolarmente interessante quando vogliamo valutare l’introduzione di un break-even. Supponiamo, ad esempio, di considerare un livello di attivazione pari a 1.000 dollari. Tutti i trade perdenti che nella Figura 2 presentano un MFE superiore a questa soglia sarebbero riusciti ad attivare il break-even prima di terminare in perdita. In condizioni ideali, il successivo ritorno del prezzo verso il livello di ingresso avrebbe quindi potuto determinare una chiusura approssimativamente in pari, evitando la perdita finale registrata dalla strategia originale.

Al contrario, se osservassimo una strategia nella quale quasi tutti i trade perdenti presentano un MFE prossimo allo zero, avremmo già ottenuto un’informazione importante: queste operazioni tendono ad andare contro la posizione quasi immediatamente e un break-even avrebbe quindi poche possibilità di intervenire prima dello stop o dell’uscita originariamente prevista.

L’MFE può dunque essere utilizzato come una prima indicazione per capire se il comportamento dei trade presenta caratteristiche compatibili con l’utilizzo di un break-even, evitando di introdurre arbitrariamente un nuovo parametro nella strategia e procedere direttamente con la sua ottimizzazione.

Bisogna tuttavia considerare anche l’altra faccia della medaglia. Osservando solamente l’MFE non possiamo sapere quanti trade profittevoli verrebbero eventualmente penalizzati dal break-even. Un’operazione potrebbe, ad esempio, raggiungere un profitto non realizzato di 1.000 dollari, tornare successivamente al prezzo di ingresso e infine ripartire nella direzione prevista, terminando con un profitto molto superiore. Con un break-even attivato a 1.000 dollari, quel trade sarebbe invece stato chiuso prematuramente.

Il Maximum Favorable Excursion non ci permette quindi di stabilire con certezza se l’introduzione di un break-even migliorerà o peggiorerà una strategia. Ci consente però di capire se esistono le condizioni per cui il suo utilizzo possa avere senso e, soprattutto, se valga la pena approfondirne l’analisi.

Figura 2. Maximum Favorable Excursion dei trade profittevoli e perdenti di una strategia di trading.

Break-even sì o no? La risposta arriva dai dati

Il break-even è uno strumento particolarmente apprezzato da molti trader soprattutto dal punto di vista psicologico. Sapere che, dopo aver raggiunto un determinato profitto, una posizione non potrà più trasformarsi in una perdita significativa può infatti rendere più semplice la gestione del trade e ridurre il disagio legato al vedere un profitto non realizzato trasformarsi successivamente in una perdita.

Altri trader, invece, preferiscono non utilizzarlo proprio per i limiti analizzati in precedenza, primo fra tutti il rischio di chiudere prematuramente operazioni che avrebbero potuto successivamente tornare a muoversi nella direzione prevista.

Il break-even, quindi, non è positivo o negativo in sé. Come per molti altri strumenti di gestione della posizione, non esiste una soluzione valida in assoluto. Prima vengono i dati e l’analisi del comportamento della strategia, poi il test: solo a quel punto possiamo valutare se il break-even rappresenti davvero un miglioramento.

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Alla prossima,

Andrea Unger

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