Politica e magia, intrighi internazionali, servizi segreti ed enigmi sono gli ingredienti de Il libro proibito, thriller occulto ambientato tra Italia e America, che a una precisa conoscenza delle fonti esoteriche ed ermetiche – cosa molto rara, in questo genere di letteratura – coniuga un mordente narrativo che ne ha fatto un caso letterario in diversi Paesi. È firmato da Joscelyn Godwin, uno dei maggiori studiosi di esoterismo a livello mondiale, con all’attivo varie pubblicazioni anche in Italia, per i tipi di Settimo Sigillo e Mediterranee, e Guido Mina di Sospiro, saggista e autore per Rizzoli, Ponte alle Grazie e – prossimamente – Lindau. La trama del Libro proibito è ermetica e affascinante. Intorno a uno pseudobiblium del Cinquecento, la versione ignota de Il Mondo Magico de gli Heroi di Cesare della Riviera, si dipanano omicidi e indagini di polizia, interrogatori e piantonamenti. Mentre il protagonista si cimenta nella decifrazione di antichi codici alchemici, viaggiando in dimensioni parallele e scenari allucinati, l’Europa è attraversata da un impressionante scontro di civiltà tra cristianesimo e islam. Un affascinante labirinto di passato e presente, fisico e metafisico, contenente arcani che sarebbe meglio non svelare… Avendo già segnalato il volume su questo blog quando la traduzione italiana era ancora in mente dei, abbiamo approfittato della sua recente pubblicazione nel catalogo di Bietti per rivolgere qualche domanda ai due autori.

È finalmente uscito in italiano Il libro proibito. Quanti anni sono passati dalla sua stesura in lingua inglese? So che nel frattempo è stato tradotto in molte altre lingue…

GMdS: Si deve risalire al lontano 2004-’05, quindi a una ventina di anni fa. Sì, il romanzo è stato tradotto in nove lingue, fra cui il tailandese; chissà che effetto deve fare in Tailandia leggere un libro così profondamente radicato nell’esoterismo occidentale

Tutta la trama ruota intorno a uno pseudobiblium. A chi è venuta l’idea di attingere al capolavoro alchemico di Cesare Della Riviera?

JG: Ho acquistato il libro alla Libreria Europa, tesoro di sapienza sovversiva tra le mura del Vaticano, mentre mi trovavo a Roma per la conferenza del Centenario di Julius Evola, nel 1998. Il nostro modus operandi ha due aspetti. Uno, semi-umoristico, è quello di inventare un’edizione privata con ulteriori indizi “cabalistici”, mentre l’altro è un tentativo serio di immaginare quali pratiche metafisiche l’autore potesse avere in mente.
GMdS: Anche io, per coincidenza, ho comprato il libro alla Libreria Europa; non ricordo esattamente quando, ma più o meno alla fine degli anni Novanta.

Una domanda a Joscelyn Godwin. Tu sei noto soprattutto come studioso di esoterismo. Molti storici delle religioni (penso, ad esempio, a Mircea Eliade e Ioan Petru Culianu), accanto alla saggistica accademica si sono cimentati nella letteratura fantastica, dove hanno potuto esprimere con maggiore libertà le loro idee. È il tuo caso? Come si rapporta il “Godwin saggista” al “Godwin narratore”?

JG: Non avevo mai scritto narrativa, né ne leggo molta.  Guido, invece, aveva alle spalle sette romanzi e una profonda conoscenza della letteratura mondiale; quindi, era in grado di fornire la struttura immaginativa e creativa adeguata. Forse a causa delle mie esperienze giovanili di compositore, è stato più facile del previsto inventare scene e dialoghi, integrandoli a quelli di Guido. In generale, considero tutto il mio lavoro, per quanto erudito, come una forma di gioco [termine intraducibile, perché in inglese i musicisti “giocano” (play) e una commedia è un play].

Il vostro romanzo ha vari livelli di lettura. Quello esoterico, quello politico… C’è poi il piano dei personaggi, e un altro, relativo alle indagini di polizia. Come si intersecano? Cosa vanno a comporre, nel loro insieme?

JG: Per riprendere quanto detto in precedenza, penso all’alchimista rinascimentale Michael Maier e ai suoi libri Lusus Serius e Jocus Severus. Anche il nostro è un “gioco serio”, con battute private che solo pochi lettori capiranno. Allo stesso tempo, è un racconto morale con un buono e un cattivo. Ma pone questioni etiche che non sono la semplice contrapposizione tra bene e male. Il Barone Della Riviera ha un livello di cultura, gusto e istruzione molto più elevato rispetto al professore americano. I due rappresentano, inter alia, l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo. Mescolando i livelli, volevamo che il lettore fosse divertito, confortato, istruito e anche turbato.
GMdS: Abbiamo esplorato vari tòpoi letterari, anche del whodunit, naturalmente, ma dando loro il trattamento Joscelyn/Guido, e cioè, a suo modo, ludico. Senza svelare la trama, diciamo che l’ispettore, nonostante la sua buona volontà e una gran voglia di sbrogliare la matassa, non è proprio una cima. Un recensore americano se l’è presa, accusandoci di mettere alla berlina un onorato tópos del genere poliziesco: l’investigatore dal fiuto infallibile alla stregua di Holmes, Poirot e tanti altri. La sconvolgente realtà è che moltissimi assassinii rimangono insoluti, e spesso l’investigatore deve arrendersi. Un’altra realtà appartiene al romanzo cosiddetto “esoterico”: spesso il mistero è, per così dire, “magico”, ma viene risolto per vie convenzionali, cioè razionali, perché gli autori non conoscono davvero l’esoterismo. Noi invece ci siamo prefissi di risolvere il mistero tramite quanto contenuto ne Il mondo magico de gli heroi – sia l’edizione pubblica, sia quella privata –, cioè grazie alla magia.

Scrivere un libro a quattro mani è un’impresa meno semplice di quanto si possa pensare. Come avete proceduto materialmente alla sua stesura? Uno di voi ha fatto una prima versione e l’altro l’ha corretta? Leggendolo, si ha una straordinaria impressione di organicità, come se l’autore fosse uno solo…

JG: Nella stesura di questo romanzo e di Forbidden Fruits, avevamo un’idea di base dei personaggi e di ciò che poteva accadere loro. Se ricordo bene, ognuno scriveva una scena, non necessariamente collegata, e la inviava via e-mail all’altro, che la migliorava a suo piacimento. Non credo che abbiamo mai litigato. Guido ha una perfetta padronanza dell’inglese, ma io sono madrelingua e gran parte della dizione di superficie è mia. Non avevo esperienza di scrittura narrativa o di dialoghi e avevo bisogno di consigli circa le idee buone e cattive che mi venivano in mente – quindi, la forma del lavoro è perlopiù opera di Guido. Lui ha una conoscenza dal di dentro del mondo aristocratico italiano, mentre io so come si comportano i tipi come Nigel, il marito inglese della co-protagonista. Avevo da poco trascorso cinque mesi a Venezia con degli studenti universitari; quindi, ho realizzato io la maggior parte delle scene veneziane, compresa l’invenzione di Palazzo Riviera sul Canal Grande. Guido aveva appena pubblicato una splendida biografia di un albero, e quindi il tema arboreo era perfetto per lui.
GMdS: Ricordo con grande piacere quando mi arrivava un “pezzo” scritto da Joscelyn, un bit, come lo chiamava lui. Lavoravamo molto via e-mail, ogni tanto per telefono. Aprivo la mail come un bimbo scarta un regalo sotto l’albero di Natale. Non so se per Joscelyn fosse lo stesso quando ero io a mandargli un “pezzo”, però so che nessuno dei due voleva mai toccare il pezzo dell’altro perché ci piacevano sempre. Va da sé che non abbiamo scritto il romanzo in modo sequenziale, un approccio da dilettanti. Abbiamo creato un gran numero di “pezzi”, scenette e scene, senza preoccuparci della loro collocazione. Dopo aver creato un puzzle, ci siamo dati fare per unirne i tanti pezzi. Se mancava qualcosa fra un pezzo e l’altro, lo si aggiungeva ad hoc. Sembra una gran complicazione, ma in realtà è stata l’esperienza artistica più divertente ed entusiasmante della mia vita. Anch’io ho studiato da musicista e strumentista, e anche io ho trovato lo scrivere a quattro mani simile al suonare il piano a quattro mani: un duo di artisti che si completano a vicenda. Inoltre, per quanto Joscelyn non avesse mai scritto narrativa, ha un istinto naturale per trame ben congegnate e colpi di scena. In realtà è innanzitutto un artista, e poi anche un erudito, in vari campi. So per esperienza che gli eruditi senza proclività artistiche sono, a essere gentili, tediosi; Joscelyn, invece, ha un’immaginazione pari a quella dello stesso Cesare Della Riviera.

Un’ultima domanda, per concludere. Voi avete scritto un altro romanzo insieme, che Joscelyn ha citato poco fa, vale a dire Forbidden Fruits, il cui titolo è assonante a quello pubblicato da Bietti… Si tratta di un sequel?

GMdS: In un certo senso, sì. Il protagonista maschile di Forbidden Fruits già appare ne Il libro proibito
JG: Aggiungo che l’idea di scriverne un altro ancora potrebbe essere allettante, soprattutto per unire alcuni dei personaggi dei due romanzi. Serve solo stabilire una cosa: che c’è di “proibito”, oggi?

Tag: , , , , , ,