Buon Anno!L’ultimo trimestre del 2018 si è chiuso con una marcata discesa degli indici azionari mondiali ed una volatilità sulla maggior parte delle Asset Class che non si registrava da tempo.
Ne hanno beneficiato Oro e Argento la cui ripresa ha permesso ai prezzi di tornare ai valori di Aprile/Giugno del 2018.
Sono diversi i fatti di una certa rilevanza accaduti sui metalli in questi ultimi mesi dell’anno, che potrebbero incidere positivamente anche nel corso del 2019.

Partirei dall’annuncio del dipartimento di giustizia americano riguardante la dichiarazione di colpevolezza di un ex trader della banca JPMorgan (dipendente sino al 2017) per manipolazione del prezzo dell’Oro e dell’Argento, con finalità apparentemente gravi in quanto potrebbero coinvolgere direttamente i ruoli apicali della Banca.
Il trader sta collaborando attivamente per ridurre la pena di detenzione prevista per i reati ipotizzati (sino a 30 anni di reclusione).
Inoltre, come riportato da Bloomberg, sembra che il dipartimento di giustizia abbia chiesto ad un giudice che supervisionava una causa antitrust sempre contro la JPMorgan, di rinviare il caso di 6 mesi al fine di proteggere l’integrità della loro indagine criminale in corso. Ciò dovrebbe indicare che il Dipartimento di Giustizia ha intenzione di andare a fondo proprio in merito al possibile coinvolgimento dell’alta dirigenza della Banca.
Proseguirei con quanto accaduto a fine novembre, dove in solo 6 giornate di trading si è assistito ad un crollo delle posizioni aperte (open interest) sul future dell’Oro al comex. Gli esperti non ricordano si fosse mai verificata una riduzione così ampia in pochi giorni, peraltro senza alcun impatto sui prezzi.
Sempre a dicembre si è appreso che alcuni esponenti del governo venezuelano hanno incontrato membri della Banca di Inghilterra per negoziare il rimpatrio di 14 tonnellate del loro Oro, circa 600 milioni di $. La paura del Venezuela è l’introduzioni di altre sanzioni americane al paese. Vedremo cosa deciderà la Banca centrale Inglese ma certamente un suo rifiuto metterebbe in allarme tanti altri paesi emergenti il cui Oro è custodito presso la Banca di Inghilterra.
Un altro evento su cui soffermarsi riguarda l’andamento del Palladio che ha continuato a segnare nuovi massimi storici proprio negli ultimi mesi dell’anno (+140% dal 2016, +50% dal 2017, +20% da inizio 2018).
Cosa c’entra il Palladio con i metalli preziosi? Se analizziamo quanto sta accadendo nel mercato future del comex, si può capire che si tratta di un classico caso di short physical squeeze. Infatti, il prezzo spot del palladio è più alto delle quotazioni a termine (+10% rispetto al prezzo a 12 mesi) ed il tasso per ricevere in prestito il palladio, di norma vicino allo zero, è schizzato a circa il 20%. Pur essendo la manipolazione di Argento ed Oro la più evidente, la stessa viene perpetrata anche sul palladio e su altri metalli.
Non si può escludere che il protrarsi di tale situazione possa implicare un default del mercato future del palladio e quindi una crisi di confidenza, sulla capacità delle ormai poche banche ancora operanti sul London Bullion Market, di poter continuare a manipolare i prezzi dei metalli. In poche parole ciò potrebbe comportare l’uscita delle banche dalla schema manipolativo perpetuato su Gold e Silver. Chissà se la Russia di Putin andrà in soccorso delle banche USA, essendo proprio questo paese il maggior produttore di Palladio al mondo, con il 40% della produzione annuale – difficile crederlo nel contesto attuale di sanzioni ancora presenti al paese.
Guardando invece alle performance dei mercati nel 2018, il quadro risulta essere abbastanza negativo e alcune bolle sembrano avere iniziato a sgonfiarsi.
I tre indici azionari americani chiudono tutti in territorio negativo (Dow -2%,
S&P – 4,5%, Nasdaq -5%) nonostante le performance positive a due cifre raggiunte nei primi 8 mesi dell’anno. Stessa cosa per gli indici azionari europei con ribassi in alcuni casi (Italia, Spagna) intorno al 10%. Anche gli indici asiatici (Cina al -28%) e quelli dei paesi emergenti chiudono in rosso. Il petrolio a -20% e l’indice sulle commodity a -11%.
Il crollo delle cripto monete, quasi sorprendente per la sua velocità, iniziato nel 2017 è proseguito per tutto il 2018, con le principali monete Bitcoin/Ethereum/Ripple che hanno perso rispettivamente nell’anno circa il 75%, 84%, 86% del loro valore.
In questo scenario, nonostante l’ottimo recupero dei metalli preziosi dell’ultimo trimestre (Gold +7% e Silver +6%), anche Oro (- 2%) e Argento (- 9%) chiudono l’anno in rosso.
Tuttavia la performance dell’Oro da Agosto a Dicembre, potrebbe aver posto le basi per un recupero più significativo già dai primi mesi del 2019.
Questo sembra ancor più evidente osservando il buon andamento dell’Oro nei confronti delle principali valute.
In particolare, il dollaro e l’euro hanno perso il 9%, la sterlina -11%, dollaro australiano -14%, dollaro canadese -12% e solo lo yen ha contenuto le perdite a -5%.
Se la discesa dei mercati proseguirà – le condizioni per un bear market ci sono tutte – la domanda di Oro nel 2019 sorprenderà e forse le bullion banks, con l’importante chiusura delle posizioni aperte sul Gold effettuata a fine novembre, hanno anticipato tutto questo avviando la ritirata momentanea dalle posizione scoperte sul paper Silver e sul paper Gold.
Ricordiamo che tante nazioni (Germania in testa) stanno riportando in Patria (Patria , non Unione Europea) il loro ORO. l’ Italia ancora non ha fatto richiesta anzi siamo fermi ancora a capire se l’ Oro della Banca d’ Italia sia della Banca o degli Italiani (come dovrebbe essere). Grazie a Claudio Borghi per aver sollevato il problema.
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