C’è un dato che mi ha colpito più di altri, nelle ultime settimane, mentre cercavo di capire dove stia andando il rapporto tra le generazioni più giovani e l’intelligenza artificiale. Non un dato di borsa, non una previsione degli analisti di turno, ma qualcosa di più sottile: il modo in cui i ragazzi nati tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila parlano dell’IA. Non come di uno strumento. Come di un collega. Chi si occupa di ricerche di mercato sa bene quanto sia raro che un cambiamento di paradigma si manifesti così precocemente nel lessico quotidiano. Eppure […]