Usa 2016, Donald Trump in campagna elettoraleDurissimo botta e risposta tra Donald Trump e i giornalisti. In una conferenza stampa nel suo quartiere generale, alla Trump Tower di New York, il tycoon ha detto a chiare lettere che la stampa “dovrebbe vergognarsi di se stessa” per aver messo in dubbio le sue promesse. Di cosa si tratta? Tempo fa Trump aveva annunciato che avrebbe rinunciato a un dibattito in Iowa per prendere  parte a un appuntamento di raccolta fondi per i veterani. Disse poi di aver raccolto 6 milioni di dollari, ma dopo qualche settimana alcuni media affermarono che l’informazione non solo era falsa, ma che molte associazioni sostenevano di non aver ricevuto nulla.

Per mesi, la campagna di Trump non ha pubblicato i nomi dei destinatari dei fondi, sostenendo che fosse in corso la valutazione dell’idoneità dei destinatari. Ieri però, reagendo alle durissime accuse che gli sono piovute addosso, Trump ha assicurato di aver consegnato 5,6 milioni di dollari alle associazioni per i veterani di guerra. E si è tolto qualche sassolino dalle scarpe: “Non ho mai ricevuto tanta cattiva pubblicità per aver fatto un lavoro tanto buono”. E mostrando la ricevuta di un bonifico, ha detto: “Quel denaro è già stato inviato”.

Il candidato repubblicano ha approfittato dell’occasione per accusare alcuni giornalisti di essere “disonesti”, aggiungendo che avrebbero dovuto “vergognarsi” per le domande che gli facevano riguardo a dove fossero finiti i soldi raccolti. E rivolgendosi direttamente ad uno dei giornalisti presenti, lo ha definito una “persona equivoca“.

La replica dell’associazione americana dei giornalisti non si è fatta attendere: “Donald Trump – ha detto Thomas Burr, presidente del National Press Clubnon capisce il ruolo che svolge una stampa libera in una società democratica, o più probabilmente vi si oppone. I giornalisti devono verificare le responsabilità delle figure pubbliche, qualsiasi candidato americano che attacca la stampa per il fatto che fa il suo lavoro sta facendo campagna elettorale nel Paese sbagliato. Negli Stati Uniti – ha concluso – sotto la nostra Costituzione una stampa libera è un controllo per i politici di tutti i partiti”.

L’attacco del Washington Post

“Donald Trump bully in chief (bullo in capo, ndr)”. Così il Washington Post titola un editoriale in cui critica duramente il modo in cui il candidato repubblicano ha attaccato la stampa americana Non è la prima volta che Trump attacca la stampa, afferma ancora il giornale di proprietà di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, diventato una delle voci principali contro il miliardario newyorkese.

 

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