Nel sito del Dignitatis Humanae Institute campeggia la descrizione che Steve Bannon ci da del suo amico Benjamin Harnwell: “the smartest guy in Rome” e “very tough guy”. Benjamin Harnwell, inglese dal tocco italiano, è uomo di fede e di incrollabili principi morali, che crede nel capitalismo, nel libero mercato e nel merito. Un inglese che mette i principi non come corollario della politica, ma come base profonda e morale di essa. Non vi ricorda forse Maggie Thatcher? Benjamin Harnwell è grande amico di Steve Bannon, lo conosce bene e per questo ci ho fatto una bella chiacchierata, per capire in profondità questo geniale e criptico americano che va in giro per l’Europa per creare l’internazionale populista.

Steve Bannon

Steve Bannon

Ecco qui la nostra chiacchierata.

M: Steve Bannon ha una concezione molto interessante di capitalismo: rifugge l’idea del capitalismo libertario ma anche quella del “chrony capitalism”. Lui vorrebbe un capitalismo morale, permeato da spirito cristiano. on parla mai male del capitalismo per se, anzi ne tesse le lodi diversamente da come spesso succede in qualche movimento populista di estrema destra in Europa e specialmente in Italia. E’ possibile fa comprendere il concetto che, come crede Bannon, il capitalismo reale, e non quello degli amici degli amici o quello puramente libertario, ha arricchito i popoli e li ha fatti star meglio che in passato? E’ possibile unire i concetti di capitalismo e sovranismo?

B: Sono meno scettico di Steve sul capitalismo libertario, ma guardando dalla sua prospettiva è innegabile che il capitalismo lascia dietro di se una scia di successi. Le società con cultura cristiana hanno avuto successo, le società basate sul libero mercato hanno avuto successo. Abbiamo l’evidenza empirica che queste società hanno contribuito al benessere e alla dignità dell’umanità. Non penso che ci sia contrasto tra capitalismo e sovranismo, e sono sicuro che riusciremo a convincere le persone di questo. Ci sono ovviamente persone che sono molto arrabbiate quando si trovano a vivere in società dominate dal chrony capitalism, che non sono assolutamente società capitaliste.

Benjamin Harnwell

Benjamin Harnwell

M: Steve Bannon fa alcuni esempi di società dominate dal chrony capitalism, e cita l’Argentina e la Russia. Tutti pensano che Steve Bannon e Trump abbiano complottato con Putin, ma in realtà il pensiero di Bannon sul leader russo è molto più complesso ed articolato. Al tuo evento a Roma nel 2014 , ad esempio, disse chiaramente che la Russia era una cleptocrazia e Putin un cleptocrate, circondato da oligarchi che vivono solo grazie alla benevolenza di Putin. Il pensiero di Bannon si fa più articolato ed interessante quando però riconosce il diritto dei russi di essere un paese sovrano, in quanto l’occidente non dovrebbe tentare il regime change a Mosca ma accettare le diversità politiche tra l’occidente e la Russia. Bannon dice chiaramente di non amare troppo la Russia, il suo modello economico e sociale, ma non ne mette mai in dubbio il diritto alla sovranità, cose rivoluzionaria almeno in America.

E’ possibile far capire ai partiti populisti europei che Steve Bannon è un fenomeno politico puramente americano, o perlomeno un fenomeno anglosassone. Pensi veramente che Bannon possa essere supportato dai movimenti populisti di destra?

B: Steve è stato il leading strategist di Trump e della rivolta del popolo trumpiano in America, ed in europa sta succedendo lo stesso fenomeno. Ovviamente il movimento trumpiano ha tratti puramente americani, ma così come la Lega porta avanti istanze puramente italiane. Il genio di Steve sta nel prendere il meglio di quello che l’America può offrire e donarlo al resto del mondo.

M: C’è un passaggio nel discorso vaticano di Steve del 2014 che ho veramente apprezzato, ed è quella in cui lui stesso si definisce reganiano. E dimostra di aver assorbito l’insegnamento reaganiano quando parla della middle class che lavora moltissimo, è super tassata e poi vede qualche imprenditore, che magari si definisce conservatore o liberale, con le amicizie politiche giuste che fa affari facili con lo Stato. Tu alla fine dici che solo un capitalismo a base di libero mercato, senza le storture dei chrony capitalism, può garantire la ricchezza ed il benessere dei popoli. Non pensi che questi siano discorsi troppo americani o, più in generale, troppo anglosassoni? Pensi che alcuni populisti europei capiscano la profondità “reaganiana” del ragionamento di Bannon?

B: Ovviamente non tutto quello che funziona in America funzionerà in Europa, ma questo non è essenziale. La cosa importante è capire che la libertà non è solo economica, ma anche politica. Se però tu vedi i movimenti migratori, essi hanno tutti la stessa direzione: da paesi senza libertà economica a paesi con maggiore libertà economica. Quando alle persone è data la libertà di scegliere, la libertà economica risponde alle aspirazioni delle persone.

M: Hai accennato all’immigrazione, che attualmente è uno dei principali fattori che guida l’avanzata di movimenti populisti di destra in Europa. Quale è il pensiero di Bannon sull’immigrazione?

B: Steve ad esempio, e prendo il caso americano perché sull’Europa devono essere i singoli popoli a decidere quale sia un livello accettabile di immigrazione, pensa che l’immigrazione non qualificata vada a minacciare gli strati più deboli della società americana. Non c’è da sorprendersi, infatti, di quanto negli Stati Uniti l’immigrazione abbia danneggiato principalmente le comunità afro-americane. Queste comunità si arrabbiano non perché sono dei pazzi irrazionali, ma secondo Steve la loro rabbia è razionale e pensata.

M: Quando un americano gira per l’Europa, e specialmente quando il principale stratega della campagna di Trump è in tour politico in Europa, si scatenano voci e reazioni contrastanti. Molti pensano: perché dobbiamo credere ad un americano, perché dobbiamo farci insegnare da un americano? Ti faccio un provocazione: vorrei che tu convincessi i miei lettori sul perché i leader populisti europei devono dar credito a Steve Bannon.

B: Guarda è molto semplice: tu vivi nel Regno Unito, e vedi bene come ogni volta che c’è un’elezione politica arrivano a Londra top advisors e strateghi americani, che consigliano sia i Laburisti che i Conservatori. Gli americani sembrano essere una generazione avanti a noi europei nelle strategie elettorali. Steve ha contribuito alla vittoria nella più importante competizione politica del mondo, e sicuramente ha qualche nozione di come si vince una campagna elettorale. Steve, attraverso The Movement, vuole offrire un aiuto molto pragmatico ai populisti europei: sondaggi capillari e precisi, analisi approfondita dei dati ed uso massivo di messaggi elettorali targetizzati. Non pretende di essere pagato come un consulente qualunque o di offrire una piattaforma ideologica: sta offrendo le sue capacità strategiche al servizio della politica europea.

 

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