L’ingente flusso di denaro iniettato nelle vene del mercato dalle Banche Centrali rappresenta un potente ricostituente per le Borse europee, che continuano a correre  all’inseguimento di Wall Street. Resta però il rischio che, una volta assorbito l’effetto degli «anabolizzanti» della finanza gli investitori tornino a guardare la crisi dell’economia reale: la Federal Reserve si è impegnata a riacquistare ogni mese Treasury (i bond governativi americani) per 85 miliardi di dollari e la nipponica Bank of Japan farà lo stesso in Giappone per 75 miliardi. Una buona parte degli operatori pensa quindi che ci sarà una correzione dei mercati. Per chi non vuole rischiare i propri risparmi, riprende così quota l’attenzione per i cosiddetti «beni rifugio». A partire dall’investimento in oro, di cui Wall & Street ha di recente parlato in maniera approfondita, scattando la fotografia dell’andamento dell’oro in base alle previsioni dei maggiori analisti internazionali, fornendo alcuni consigli pratici per guadagnare con i Marenghi e le Sterline di famiglia o acquistando i lingotti aurei. Oggi parliamo invece di diamanti da investimento con Claudio Giacobazzi, numero uno di Intermarket Diamond Business, società che opera tramite accordi commerciali attraverso gli oltre 7mila sportelli bancari di Unicredit, Banco Popolare, Monte Paschi Private Banking, Popolare di Milano e Aletti. Certo si tratta di un settore complesso, per affrontare il quale è indispensabile farsi accompagnare da un comprovato esperto del settore: i diamanti, come diceva Marylin Monroe, sono «I migliori amici delle donne», ma può bastare una piccola disattenzione per cadere in trappola. Giova premettere che nel mercato dei diamanti non ci sono quotazioni ufficiali e che hanno grande peso mosse e parole di colossi come De Beers.

 Il mercato dei diamanti appare spesso poco trasparente e altalenante, quali sono i punti cardinali per orientarsi?

«Non esiste un fixing ufficiale, ma non corrisponde a realtà affermare che i diamanti da investimento abbiano vissuto periodi altalenanti: in 140 anni si è verificato un solo episodio in cui la loro quotazione  è scesa. Avvenne alla metà degli anni ’70, quando la crisi petrolifera determinò un lunghissimo periodo ad alta inflazione; la domanda crebbe esponenzialmente e De Beers intervenne immettendo scorte per calmierare i prezzi. Chi avesse investito in diamanti prima della discesa dei prezzi e avesse atteso 5 anni prima di rivendere le proprie pietre, durata minima consigliata per l’investimento, avrebbe comunque guadagnato in linea capitale. Detto questo una cosa è acquistare un diamante in gioielleria, un’altra è investire in diamanti; in questo caso occorre affidarsi a un intermediario che offra garanzie e trasparenza delle quotazioni al momento dell’acquisto. In particolare noi assicuriamo:

  •  La certificazione di qualità riconosciuta internazionalmente (Hrd  –  Igi Anversa/New York – Gia Gemmological Institute of America), che  attesta la qualità dei diamanti relativamente a colore (da I a D), purezza (IF), taglio, simmetria e proporzioni (very Good), fluorescenza (nulla).
  • l’importazione regolare con fattura di origine gravata di Iva, che è l’unico adempimento fiscale richiesto al diamante.
  • la certificazione di origine, richiesta in adempimento alle quattro risoluzioni Onu del 2000, finalizzata ad attestare che la pietra non provenga da Paesi in guerra, legati al terrorismo o coinvolti nello sfruttamento dei minori.
  • la polizza di assicurazione che, oltre a rispondere in caso di furto o rapina, attesta la qualità e il valore dei diamanti.
  • le quotazioni di riferimento
  • il tatuaggio laser del numero di certificato gemmologico sulla cintura del diamante
  • il servizio di custodia gratuita presso caveaux coperti da polizza dei Lloyds di Londra».

 Quanto può rendere un investimento ben fatto?

«I diamanti da investimento hanno reso negli ultimi dieci anni mediamente il 4,41% all’anno (i dati del Sole 24 Ore evidenziano che il rendimento 2012 si è attestato al 3,97%), confermando di essere un ottimo bene rifugio che, oltre a tutelare dall’inflazione, ha incrementato il suo valore reale».

Al contrario dell’oro, i diamanti hanno mostrato un andamento abbastanza “decorrelato” rispetto all’economia, come pensa risponderanno nei prossimi anni alle attese di ripresa economica?

«I diamanti, nel tempo, hanno dimostrato di  essere un ottimo strumento di diversificazione non speculativo. Il loro andamento è stato praticamente insensibile al crollo delle Torri gemelle, alla profonda crisi dei mercati finanziari del 2008, alle crisi valutarie, ai possibili default dell’euro, della Grecia, della Spagna o del Portogallo, alla grande crisi economica che stiamo attualmente attraversando ed alle minacce di situazioni quali Cipro e Slovenia. In passato i diamanti hanno dato prova di essere un investimento protettivo sia in situazioni difficili che in fasi di espansione dell’economia, ritengo pertanto che anche in futuro svolgeranno egregiamente la loro funzione di bene rifugio».

Quali sono i fattori di criticità del mercato e quali quelli di forza?

«Il diamante è il bene rifugio con il più alto valore per unità di volume e peso. Rappresenta quindi un mezzo ideale per costituire un capitale da destinarsi a figli e nipoti: anche nei momenti più difficili il diamante ha ampiamente tutelato dall’inflazione. E’ un investimento neutro fiscalmente, cioè non è soggetto a nessuna tassazione se non all’Iva, che però costituisce parte integrante della quotazione. Non è un bene deteriorabile ed è facilmente trasportabile: 100.000 euro di oro pesano 2,5 kg, di diamanti meno di un grammo. L’assenza di un fixing, potrebbe essere considerato un fattore critico, ma facilmente superabile: avvalendosi di società specializzate che pubblicano in modo trasparente le quotazioni di acquisto e di rivendita, tutto è più semplice».

Perché una famiglia italiana dovrebbe preferire puntare sui diamanti, sotto il profilo dell’investimento, e non su alternative più tradizionali come l’oro, che è da sempre il  bene rifugio per eccellenza?

«I diamanti hanno presentato un rendimento sicuramente più contenuto negli ultimi 10 anni dell’oro ma più stabile sul lungo periodo. L’investimento in diamante garantisce una protezione del capitale e non è speculativo diversamente dall’oro che pur considerato il bene rifugio, le sue quotazioni sono soggette a forti oscillazioni, dovute a fattori che amplificano questi andamenti, ad esempio Etf e prodotti strutturati che rendono questa tipologia di investimento fortemente speculativa, quindi più adatta ad esperti od operatori di settore».

In Piazza Affari esistono appunto fondi passivi che consentono di scommettere sul paniere dei “preziosi”, metalli e pietre; che cosa offre in più l’acquisto fisico della singola pietra? 

«La quotazione del diamante è decorrelata dall’andamento dei mercati, per questo offre rendimenti costanti. E’ un bene al portatore, trasportabile che ha un valore intrinseco, materiale: esiste una grande differenza tra l’investimento in titoli o fondi e quello in un bene rifugio posseduto materialmente».

Quanta parte del patrimonio mobiliare di un buon padre di famiglia ritiene dovrebbe essere affidato ai diamanti?

«I beni rifugio rappresentano una corretta diversificazione del patrimonio in un ottica di lungo periodo: è consigliabile di non destinarvi più del 10-15% del patrimonio. Non esiste però una dose “farmaceutica”, dipende dalla dinamicità del singolo portafoglio: clienti più conservativi possono inserire anche percentuali maggiori, chi invece desidera un giardinetto più dinamico è preferibile non superi il 10%».

 I diamanti da investimento sono una parte del totale delle pietre sul mercato, come si riconoscono? Quali sono gli intermediari titolati a commerciarli?

«È fondamentale che i diamanti da investimento siano corredati da certificazione gemmologica riconosciuta internazionalmente, che garantisca sulle caratteristiche della pietra: il colore, il taglio, la simmetria e la proporzione, la fluorescenza, la trasparenza. Per investire in diamanti non occorre quindi essere degli esperti, ma bisogna farlo attraverso il canale bancario, affidandosi ad intermediari specializzati».

Nottempo non è raro inciampare in televendite che propongono diamanti in buste sigillate. Quali domande bisogna porre per evitare problemi?

«Solo una domanda: per un investimento corretto, è meglio rivolgersi presso una banca o ad una televendita?».

Qual è il regime fiscale?

«Non vi è nessuna tassazione sul capital gain, quindi i rendimenti sono netti».

Wall & Street

Tag: , , , , ,