Calenda e le “cazzate liberiste”

«Il caso dello stabilimento di Riva di Chieri sollecita Calenda a una riflessione amara. “Una delle più grandi cazzate che abbiamo raccontato è che non si salvano i posti di lavoro, ma si salva il lavoro. Per cui pensiamo che un operaio di cinquant’anni che ha passato la vita a fare impianti può andare a lavorare nell’economia delle app. Queste cazzate le abbiamo sostenute, io le ho sostenute, per 30 anni. E poi dice che vincono i sovranisti…”. Per l’europarlamentare “bisogna ricentrarsi su un liberalismo di metodo. La democrazia liberale deve recuperare il pragmatismo. E se la società va meno […]

  

Il malocchio dei capitali esteri

L’inciampo sovranista, quasi patriottico, di Ferruccio de Bortoli sulle pagine del Corriere è stato sbrigativamente superato. Giovedì sera a Piazza Pulita, conversando con Claudio Borghi, de Bortoli è infatti tornato a farsi garbato amplificatore di istanze forestiere, aliene. Dopo aver paternalisticamente ricordato allo scriteriato leghista il ruolo da egli occupato, a mani giunte in segno di preghiera – «lei è presidente della commissione Bilancio della Camera, lei è il presidente della commissione Bilancio della Camera…» – ha esordito con un attacco rivelatore: «Se io sono…». La consecutio esclude incertezze e inizialmente pensiamo intenda riferirsi a quei giovani invisibili di cui […]

  

Ritratti: Mario Monti

Il cappotto in Loden è un campione del classico internazionale virile, che emana dal tessuto – armatura e mano – dalle cromie originarie come dalla foggia… i suoi natali rustici, il quotidiano contatto con l’aria aperta e infine la confidenza con pratiche venatorie. Quando la borghesia urbana si impossessò dei capi di ispirazione campagnola o montana, li plasmò, li addomesticò, li snaturò, fino a farne indumenti da città. E da una mantella per contadini tirolesi e poi da nobili cacciatori austrungarici, arriviamo al capospalla degli austeri economisti della Luigi Bocconi. In questa transizione del vestire c’è il filo fantasma di […]

  

Falsari culturali

«I miei amici tedeschi si sono molto irritati… però… devono prendere atto – infatti dopo mi hanno capito – che il modello di economia e quindi di società (per cui siamo in pieno Marx, in cui l’economia determina la politica) che loro continuano ad applicare… è lo stesso modello del Piano Funk del 1936, il Ministro dell’Economia nazista, il quale aveva proposto quanto segue: la Germania doveva essere il Paese d’ordine, tutte le Monete dovevano comportarsi come il Marco tedesco, l’industria la sapevano fare solo i tedeschi quindi era giusto che si specializzassero, e il resto dei Paesi, Italia compresa, […]

  

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