5 settembre, da Franca a Lorena il coraggio dei no
Quarantacinque anni dopo, l’onore non è più nel Codice penale. Il possesso però continua a uccidere.
Il 5 settembre del 1981 sono stati aboliti definitivamente dal nostro codice penale il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Fino ad allora lo Stato italiano concedeva attenuanti a chi uccideva una donna per difendere la propria reputazione. E permetteva a uno stupratore di evitare la condanna sposando la sua vittima.
Due orrori giudici per una sola idea: la donna apparteneva prima alla famiglia, poi all’uomo. Lei, la sua sofferenza, la sua vita, il suo corpo, non valevano niente.
Era lei a dover provare vergogna.
Era lei a essere la disonorata.
Era lei che veniva obbligata a indossare un abito bianco per ripulire la coscienza del suo aguzzino.
Per arrivare a quella legge c’erano voluti 16 anni e c’era voluta una ragazzina siciliana a dire “no”.
No, non mi sposo
No, “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.
Franca Viola aveva appena 18 anni nel 1965 quando, il giorno dopo Natale, viene rapita, tenuta a digiuno prigioniera per 8 giorni e violentata da Filippo Melodia, il fidanzato che aveva lasciato, nipote di un noto mafioso locale e membro di una famiglia benestante.
Alla sua storia è ispirato un bel libro da fare leggere a ragazzi e ragazze, quello di Viola Ardone , “Oliva Denaro”.
La legge prevedeva estinguere il reato di violenza carnale, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona.
Lei si rifiuta. Parte il processo. Lui viene condannato.
Il silenzio non si compra. Sedici anni dopo arriva la legge. E’ il 1981.
Quarantacinque anni non sono tantissimi. Ma sembrano ancora meno davanti alla morte di Lorena Isceri, sequestrata, chiusa nel bagagliaio e gettata dal viadotto dell’autostrada dall’ex compagno.
Lorena aveva lasciato quell’uomo.
Aveva detto no.
Un no è un no.
Ma la pretesa di possesso non ascolta. La pretesa di possesso resiste al tempo, alle leggi.
E uccide.
Sessantuno anni dopo la violenza su Viola, c’è ancora la disperazione delle lacrime di Franco, il papà di Lorena.
“Chiedo a tutta la politica di essere unita. Prendete provvedimenti. A all’unanimità, senza destra né sinistra affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri anti violenza e gli strumenti normativi affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il
cuore. Un abbraccio a tutte le donne italiane”.
La politica risponde. Compatta. Promette.
Ma le norme arrivano dopo. L’educazione deve cominciare molto prima. Nel 1981 la legge ha abolito il diritto d’onore ma non l’idea secondo cui una donna che si sottrae, rifiuta, lascia, dice no, è una donna che infligge un’offesa insopportabile, da punire. E’ questa la distanza da colmare.
