Nozze a pagamento e l’harem di Sfera
A Milano nello stesso giorno un matrimonio è diventato uno show con tanto di biglietto a pagamento e 10 donne una scenografia.
Cambia il pubblico.
Cambia il linguaggio.
Ma il messaggio è spaventosamente uguale: tutto viene trasformato in merce, purchè attiri l’attenzione.
Luì (Luigi Castagna) e Sofi (Sofia Scalia) per chi non li avesse mai sentire nominare sono i Me contro Te la coppia che spopola tra i bambini trasformati su Youtube in 7 milioni di follower. Hanno scelto di sposarsi all’Unipol Dome davanti a seimila persone.
Tutte paganti.
Lei è entrata in abito bianco ricamato e candido bouquet tra due ali di bambine in estasi con il cerchietto luminoso e un piccolo velo, il gadget che ha spopolato. Prezzo? 20 euro. (Per chi voleva c’era anche la maglietta da 35 euro…)
Luì l’aveva preceduta con la banda, la musica, i ballerini.
I biglietti partivano da 48 euro fino a 110 per assistere alle nozze-spettacolo, altri 250 per incontrare i novelli (finti) sposi nel backstage.
Una cerimonia che, dal punto di vista legale, non coincideva con le nozze ufficiali, celebrate altrove. Solo uno show, come fosse un reality, messo in scena davanti ai piccoli fans. Ma con tanto di celebrante, fedi portate da un gruppetto di bambini, altare e tutto quello che ha contribuito a far pensare che fosse tutto molto vero.
Qualcuno sorriderà pensando che in fondo è stato solo uno spettacolo di due personaggi di spettacolo. Ma la questione sta nel confine . Che scompare.
Quello tra la vita privata e prodotto. Tra sentimento e marketing. Tra condivisione e mercificazione.
I Me contro Te hanno costruito, dalla rete alla realtà, nel tempo un’immagine rassicurante, passando per i film, gli astucci, i libri, le cartelle e quant’altro commercializzano con i loro volti. Non dicono parolacce, non provocano, parlano un linguaggio che non spaventa le mamme i papà, le nonne e i nonni che, infatti, hanno pagato a quanto pare volentieri quel carissimo biglietto, per portare i pargoli alla “celebrazione”.
Perchè, ovviamente, i bambini da soli non sono andati. Senza contare gli oltre 100mila che si sono attaccati on line e hanno assistito collegate su Twitch.
Ma proprio per questo l’evento fa ancora più riflettere. Qual è il messaggio? Con tutti quei cellulari accesi, l’amore diventa un’operazione commerciale, un matrimonio una macchina pubblicitaria. Che si può comprare. A caro prezzo. E non solo economico. Lo strascico di quel velo bianco resta nella mente di bambini con il cartellino del prezzo attaccato.
Stesso giorno, altro palcoscenico ma sempre spettacolare è quello che ha visto il cantante Sfera Ebbasta varcare il tempio milanese del calcio, San Siro, per assistere alla partita Inter-Napoli, seguito da 10 ragazze tutte vestite di nero. Lui si è seduto. E loro tutte intorno.
Un harem sbandierato.
Non amiche. Non accompagnatrici.
Pare che siano modelle ingaggiate per un’operazione commerciale legata al nuovo disco in uscita. Un’apparizione studiata per essere virale. E lo è diventata. Lo scopo è stato raggiunto. A scatenarsi subito psicologi e insegnanti, i primi a inorridire di fronte all’immagine di quei dieci corpi di donne, tutte vestite uguali, come fosse una divisa.
Alberto Pellai, psicoterapeuta: “Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invoca all’educazione di genere e alla rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti e formatori. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio, desiderare cambiamenti che appaiono così funzionali al loro benessere sociorelazionale ed emotivo. Nel frattempo la loro cultura mainstream continuano a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario”.
Enrico Galiano, insegnante delle scuole medie: “Noi ci facciamo un c..o assurdo a parlare della parità di genere, diritti, parità (…) E poi questi ragazzi accendono la tv e vedono questa cosa qua. Allora ditemi noi, cosa ci stiamo a fare?”
Solo marketing, dicono. Ecco infatti. Il problema sta proprio lì.
Il marketing seleziona, studia, costruisce immagini che pensa possano essere efficaci. Che arrivano. E quello che arriva da questa immagine è un modello vecchio, uno stereotipo pericoloso travestito da provocazione contemporanea.
Il matrimonio di Me contro te e l’harem di Sfera Ebbasta sembrano lontani. Le canzoncine per bambini da una parte, la trap aggressiva dall’altra. In realtà sono due facce della stessa cultura: quella del marketing che vuol sembrare innocente. Ma il rischio è più sottile.
Che bambini e ragazzi possano considerare tutto questo “normale”. L’amore a pagamento e le donne a far scenografia.
