Boia chi molla, e la ‘ndrangheta non molla davvero

Boia chi molla, e la ‘ndrangheta non molla davvero. A volte ritornano personaggi come Paolo Romeo, ex politico Psdi già condannato per concorso esterno per ‘ndrangheta di cui avevamo già parlato. C’è una letteratura giudiziaria che lo riguarda e che lo vuole, allora come oggi, al centro delle trame che hanno deciso il destino di Reggio e della Calabria. Negli anni Settanta era legato ai moti del ’70 per Reggio capoluogo, guidati dalla destra neofascista al grido di Boia chi molla, di cui faceva parte (l’11 gennaio 1980 fu arrestato per favoreggiamento nella latitanza di Franco Freda e scarcerato il […]

  

Brescello affonda per ‘ndrangheta, da don Camillo a don Francesco

Da Don Camillo a Don Francesco. Dopo Rende anche Brescello affonda per le inflitrazioni della ‘ndrangheta. Ma qui non siamo in Calabria, siamo nell’AEmilia rossa ritratta a tinte fosche nell’omonima inchiesta che, nel silenzio quasi generale, ha messo alla sbarra il sistema di potere che ruota intorno alle gunte rosse e alle coop. La decisione del Consiglio dei ministri che ha azzerato il Comune di Don Camillo e Peppone è un campanello d’allarme per il Pd, il governo e soprattutto per il ministro dei Trasporti ed ex sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio per i suoi rapporti – ancora tutti […]

  

Il rapporto degli 007 che imbarazza Delrio

Nell’affaire che ruota intorno al presunto dossier fotografico per ricattare il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, «colpevole» di essersi fatto fotografare assieme ad alcuni ’ndranghetisti che spadroneggiano a Reggio Emilia, città che Delrio ha guidato prima di lasciarla al suo braccio destro Luca Vecchi, spunta un dossier compilato dai servizi segreti che rischia di travolgere l’attuale giunta reggiana. Maria Sergio, moglie dell’allora vicesindaco Vecchi e dirigente sino al 2014 del settore urbanistico del comune di Reggio Emilia, sarebbe al centro da una decina d’anni di una serie di indagini relative a un traffico d’informazioni «sul cambiamento di destinazione d’uso di […]

  

Le troppe amnesie di Delrio sulla ‘ndrangheta

Non si possono sconfiggere le mafie se l’Antimafia diventa strumento di lotta politica. E non si può battere la ‘ndrangheta se si sorvola sugli scivoloni di certi politici di primissimo piano. Altrimenti meglio consegnarsi mani e piedi ai pm, farsi dettare le liste elettorali e incrociare le dita sperando che nel frattempo le cosche non siano riusciti a convincere anche il più onesto dei politici. Prendiamo il caso del ministro dei Trasporti Graziano Delrio di cui ho scritto nei giorni scorsi qui, qui e qui. L’ex sindaco di Reggio Emilia ha paura di essere vittima di un dossieraggio nei suoi […]

  

Il Marchese Delrio e la ‘ndrangheta dei grulli

«Io in commissione Antimafia? La richiesta M5S è molto bizzarra, si cerca di far dimenticare il caso Quarto». La risposta ai giornalisti alla Marchese del Grillo («Io so’ io e voi nun siete un ca…») è di quel galantuomo di Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed ex sindaco di Reggio Emilia. La città che amministrava qualche anno fa è alla sbarra nel processo AEmilia, che sta mettendo a nudo i rapporti tra ‘ndrangheta calabrese  (quella di Cutro, legata alla famiglia Grande Aracri) e il Partito democratico. Da un esponente di un partito che si riempie la bocca […]

  

Il cancro ‘ndrangheta e l’aspirina di Stato

Volere è potere. «Quando mi chiedono se lo Stato può vincere sulle mafie la mia risposta è sì. Se lo vuole», dice il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. La domanda è: lo vuole veramente? La risposta si legge nei fatti di ‘ndrangheta degli ultimi giorni. A Guidonia, nel Lazio, si scopre che la cosca dei Giorgi di San Luca spacciava grazie alle direttive che il boss Giovanni impartiva dal carcere attraverso dei pizzini, senza controllo. Uno degli indagati diceva spesso «La razza mia pari n’davi, supa nun n’davi» («La mia razza, la mia famiglia ne ha altre di pari importanza, […]

  

Quando la mafia tratta col “nemico”, da Contrada all’Isis

Si fa un gran parlare da giorni di una presunta trattativa tra mafia, camorra e ‘ndrangheta e l’Isis. Bufale o verità? È vero che l’Isis ha paura di fare un dispetto alle cosche e dunque si tiene lontan dal Sud? È vero che le mafie controllano così capillarmente intere zone del Mezzogiorno da sapere in anticipo eventuali movimenti sospetti? Certo, a sentire il vicepresidente della commissione Antimafia Claudio Fava («in Sicilia è la mafia a tenere lontano l’Isis») l’ipotesi appare plausibile, tanto che il segretario Idv Ignazio Messina chiede spiegazioni: «Messaggio di una gravità assoluta, si rischia di diffondere un […]

  

Il Ponte sullo Stretto e la stretta sulla ‘ndrangheta

Confesso: sono un fan del Ponte sullo Stretto. La mossa del premier Matteo Renzi di dire che «si farà» assomiglia più a una scimmiottatura delle promesse dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ma tant’è. La ‘ndrangheta non può e non deve essere un’alibi per non farlo. E se non si fa le penali sono pari al costo del Ponte, quindi tanto vale farlo. A chi dice che così si fa un favore alla ‘ndrangheta rispondo con questa intervista all’ex capo della Dia di Reggio Calabria Francesco Falbo di qualche anno fa: «Noi siamo pronti, e anche loro lo sono. Per le […]

  

Il triste presagio del rampollo Iamonte

Dovevo aspettarmelo, che prima o poi sarebbe successo. Nella retata che a Melito Porto Salvo ha portato a 10 arresti di presunti affiliati alla cosca Iamonte c’è anche Natale Iamonte, giovane rampollo della famiglia che io – adesso posso rivelarlo – intervistai ormai sette anni fa di questi tempi (era esattamentel’11 ottobre 2008) senza rivelarne il nome per il libro O mia bella Madu’drina edito da Aliberti e scritto con il bravissimo collega calabrese Antonino Monteleone inviato di La7, che la ‘ndrangheta la conosce meglio di me per averla combattuta di persona. Le indagini per arrestare il giovane Natale Iamonte, […]

  

La morte del boss malato e lo scontro sul 41bis

Non ci saranno funerali in stile Casamonica per lo storico boss di ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso detto vetrinetta ma la giustizia ha perso un’altra volta. Il boss della potente cosca del Vibonese, storica avversaria delle famiglie reggine che compongono il Crimine e che comandano su tutta la ‘ndrangheta, è morto a 68 anni per un tumore nell’ospedale del carcere di Tolmezzo, a Udine, dove era recluso al 41bis nonostante le sue condizioni di salute. Il suo caso, molto simile a quello di Bernardo Provenzano – che resta al 41bis perché «solo così può essere curato» – rischia di esplodere molto presto. […]

  

Il blog di Felice Manti © 2021
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