Italia, allarme manodopera qualificata: serve una svolta culturale sul lavoro
Negli ultimi anni, il mercato del lavoro italiano sta vivendo una crisi silenziosa ma profonda: mancano lavoratori qualificati. Le aziende offrono impieghi, ma non trovano profili adeguati anzi diciamo che non trovano proprio profili. Un paradosso che rischia di rallentare l’economia e far perdere competitività al nostro Paese.
La pandemia ha accelerato un cambio culturale: molti lavoratori, soprattutto giovani, cercano flessibilità, benessere e più tempo libero. Il lavoro, per molti, non è più al centro, non è più una priorità. Ma questa trasformazione, se non accompagnata da responsabilità e impegno rischia di diventare un boomerang. Nel 2023 le offerte per ruoli qualificati sono cresciute del 15% rispetto al 2019. I candidati con le competenze richieste sono calati del 10%. I settori più colpiti sono: edilizia, manifattura, turismo e servizi. Tra i 25 e i 45 anni, il tasso di inattività è aumentato di 3 punti percentuali. A mio modesto avviso, senza offendere nessuno, la verità che sta sempre nel mezzo dice a logica che: se da una parte giustamente anche l’aspetto economico conta, e nel nostro Paese purtroppo gli stipendi sono quello che sono e la voglia di godersi di più la vita diciamo così, al posto che lavorare sta crescendo. Dall’altra parte invece c’è un tema legato proprio a quelle persone che non hanno proprio più lo stimolo o la voglia di fare fatica. E questo è un grande tema sul quale confrontarsi seriamente. Confrontarsi sulle cause che hanno portato soprattutto i giovani a non avere quasi più stimoli neppure nel cercalo un posto di lavoro. Siamo arrivati al punto paradossale nel quale o si vuole lavorare il meno possibile o non si vuole proprio farlo vivendo fino a che è possibile a casa mantenuti dai propri genitori o da qualche parente.
La realtà invece è che il lavoro nobilita l’uomo e ti crea la tua indipendenza. Certo nessuno ti regala nulla. Il lavoro va guadagnato. E’ un sacrificio, ma è utile nella vita di qualsiasi essere umano. Bisogna studiare, formarsi, sbagliare, crescere. Serve una base culturale e professionale solida, ma anche tanta esperienza. Si parte dal basso, con umiltà, imparando da chi ne sa più di te e piano piano si cresce.
Per costruirsi una carriera solida e arrivare a godersi una vita dignitosa e serena, serve sacrificio, passione coraggio e visione. Serve metterci anima e cuore. Chi ha ambizione e determinazione, prima o poi ce la fa nel lavoro e nella vita.
Il Governo ha avviato alcune misure per cercare di arginare questo problema: Partecipazione ai “Partenariati per il Talento” UE per attrarre lavoratori qualificati dall’estero. Riforma delle politiche attive del lavoro con strumenti digitali (SIISL). Il Decreto Lavoro per sostenere famiglie e imprese.
Incentivi alle assunzioni per giovani, donne e categorie fragili. Tutte queste misure ed altre se pure sono delle azioni concrete non bastano da sole, in quanto il mondo del lavoro è sicuramente cambiato, ma resta un pilastro fondamentale per costruirsi una propria vita stabile e dignitosa. L’Italia ha bisogno di lavoratori preparati, motivati, ambiziosi e coraggiosi. E i giovani devono capire che il lavoro non si eredita, si conquista con i denti e con tanta fatica. Con grande rispetto e con orgoglio . Nessuno ti regala nulla, le cose te le devi meritare. La fortuna non ti bussa alla porta te la devi andare a cercare. Piace a tutti condurre una bella vita, togliersi degli sfizi, andare in vacanza in qualche bella località turistica ecc ecc.
Ma per fare ciò bisogna lavorare. Onestamente! Facendo fatica è anche vivendo molte rinunce. È troppo facile vedere ad esempio sui social ragazzi che dall’oggi al domani diventano ricchi, postano foto nelle quali si vestono con abiti costosi all’ultima moda, guidano auto di lusso, fanno vacanze da sogno, vivono sempre nelle foto che postano in residenze sfarzose. Ma poi se vai a fondo la domanda che viene spontanea è: ma che lavoro fanno questi ragazzi ? Boo!!! Ma tutto questo se ancora qualcuno non lo avesse capito non è possibile nella realtà se una persona lavora onestamente. A meno che, ma sono veramente rare eccezioni un giovane capace ha trovato un canale onesto di lavoro per poter guadagnare celermente molti quattrini. Altrimenti è solo finzione . Chi è arrivato a guadagnarsi posizioni lavorative ben retribuite ha fatto fatica, si è messo in gioco ed è riuscito ad arrivare . Questo deve essere lo spirito giusto. La leva corretta che può permettere ai giovani di rendersi indipendenti e con le loro grandi capacità diventare promotori della loro crescita e di quella della nostra grande Nazione.
Andrea Pasini
