La sicurezza non è più soltanto una questione tecnologica, ma un vero e proprio cambiamento culturale. È questo il tema centrale dell’intervista a Marco Benetton, direttore generale di Protecta Group, che fotografa un Paese nel quale la percezione del rischio è in aumento e la richiesta di protezione riguarda sempre di più sia le abitazioni sia le attività economiche.

«La casa è il posto in cui la persona vuole sentirsi, è il proprio nido, è il posto in cui uno vuole sentirsi sicuro», osserva Benetton, ricordando come la cronaca continui a riportare episodi di furti e aggressioni. «In Italia ci sono 155mila denunce di furto all’anno, quindi probabilmente sono anche di più i furti reali avvenuti: uno ogni tre minuti». In questo contesto, spiega il manager, il mercato sta evolvendo rapidamente, abbandonando la logica del semplice allarme sonoro per abbracciare una concezione più ampia e professionale della protezione.

Dall’allarme passivo alla sicurezza attiva

Secondo Benetton, il vero cambio di paradigma consiste nel passaggio dalla sicurezza passiva a quella attiva. Non basta più installare una sirena: ciò che conta è la capacità del sistema di attivare una risposta tempestiva.

«Il passaggio culturale passa proprio per un concetto di trasformare la sicurezza rispetto a un concetto tradizionale di una sirena di allarme e basta, a un qualcosa di un po’ più professionale che mi dia degli elementi attivi», afferma. «Una sicurezza attiva che preveda l’introduzione di servizi che inneschino, dopo una sirena di allarme, l’intervento di qualcuno».

Un’evoluzione che, sottolinea, assume ancora più rilevanza nel contesto normativo italiano. «Per come è fatta la legge italiana, difendersi in autonomia è fortemente sconsigliato. Il concetto più corretto è dotarsi di qualcosa che permetta in modo tempestivo di lanciare una segnalazione o una richiesta d’aiuto che faccia intervenire dei professionisti».

La protezione delle persone al centro del sistema

Per Protecta Group, la sicurezza non riguarda soltanto gli immobili. Al centro del sistema devono esserci le persone. È da questa convinzione che nasce l’attenzione verso strumenti come il pulsante antipanico e il pulsante antirapina, capaci di attivare immediatamente una centrale operativa.

«Noi parliamo di servizi di protezione perché è forse più importante addirittura proteggere le persone del furto di un bene materiale», spiega Benetton. «Il pulsante antipanico e il pulsante antirapina, che prevedono la richiesta di soccorso e quindi una centrale operativa che tempestivamente possa inviare dei professionisti e dei pubblici ufficiali a soccorrere la persona, diventano fondamentali».

L’obiettivo è costruire un ecosistema integrato, nel quale security e safety convivano. «Si allarga rispetto a una semplice antintrusione tutta una protezione sull’immobile e sulle persone», aggiunge. «Passeremo sempre di più anche a una safety sulle persone e sugli immobili, con sensori antincendio e antiallagamento che permetteranno di avere una protezione a 360 gradi».

La prevenzione resta il primo strumento di difesa

Se la tecnologia è importante, il fattore umano continua a essere determinante. Benetton insiste sul valore della prevenzione e sulla necessità di sviluppare abitudini più consapevoli. «Mettersi nelle condizioni di evitare un episodio e una situazione critica è una premessa», osserva. «Se sono disattento e lascio banalmente una finestra aperta, anche di giorno, mi espongo a un rischio concreto». In questo senso, i moderni sistemi di sicurezza svolgono anche una funzione educativa, contribuendo a creare comportamenti più prudenti.

«Il fatto di dotarsi di un sistema mi mette in una condizione mentale che è fondamentale», sottolinea. «Mi abituo a prevenire, mi abituo a essere pronto ad evitare la situazione drammatica. E se i ladri non dovessero mai venire, tanto meglio: vuol dire che l’effetto preventivo è stato positivo». La presenza di notifiche, avvisi e controlli automatici aiuta inoltre tutta la famiglia a mantenere alta l’attenzione. «Tutto l’ecosistema della casa sa che c’è un qualcosa che è utile a proteggere e a prevenire e questo aiuta a essere sicuramente più attenti e quindi meno negligenti».

Smart alarm, domotica e intelligenza artificiale

L’ultimo tassello di questa evoluzione è rappresentato dalla digitalizzazione. Oggi i sistemi di sicurezza dialogano con smartphone, sensori e dispositivi intelligenti, trasformando la casa in un ambiente connesso.

«Facciamo riferimento a un concetto che si chiama smart alarm, cioè i sistemi sono diventati ormai intelligenti e innovativi», spiega Benetton. «Attraverso le app è possibile avere in tempo reale tutta una serie di informazioni su quello che sta avvenendo nella propria abitazione».

Le applicazioni consentono di monitorare ingressi e uscite, verificare lo stato degli ambienti e ricevere notifiche in pochi istanti. «So in tempo reale quando entra ed esce qualcuno dei miei familiari, della signora delle pulizie o di un dipendente», racconta. «Ma ho anche una serie di sensoristiche che mi permettono di monitorare la temperatura e il grado di anidride carbonica in un ambiente».

Guardando al futuro, Benetton intravede un ruolo crescente per l’intelligenza artificiale. «Mi aspetto a breve un’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’evoluzione andrà sicuramente verso telecamere in grado di riconoscere quello che sta succedendo e, in presenza di una situazione di pericolo, di lanciare automaticamente un allarme».

Il tutto, precisa, mantenendo la tutela della privacy come elemento imprescindibile. «La privacy è comunque tutelata ed è il titolare dell’impianto che può vedere quelle immagini». Parallelamente, la sicurezza si integrerà sempre di più con la domotica: «Io a casa mia inserisco l’allarme e in automatico si chiude il portoncino blindato; quando torno e apro la porta, il sistema toglie l’allarme in automatico».

Una nuova idea di sicurezza

L’intervento di Marco Benetton restituisce l’immagine di una sicurezza sempre meno reattiva e sempre più preventiva, connessa e orientata alla protezione delle persone. In uno scenario in cui il bisogno di sentirsi al sicuro è diventato centrale, la tecnologia si candida a svolgere un ruolo sempre più importante, non solo per difendere beni e proprietà, ma per migliorare la qualità della vita quotidiana.

Come sintetizza lo stesso direttore generale di Protecta Group: «La tecnologia sarà innovativa e agevolerà la sicurezza e la vita quotidiana».

Gian Maria De Francesco

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