Dopo aver ascoltato il parere degli economisti Loretta Napoleoni e Claudio Borghi Aquilini sull’opportunità di tenere in piedi ad ogni costo il tempio dell’euro, diamo qui idealmente voce direttamente alle aziende.  Agli imprenditori italiani, medi e piccoli, che  – rimasti senza ossigeno dopo le tasse del governo Monti e la concorrenza impari della Germania – hanno i bilanci macchiati non più soltanto dal rosso delle perdite ma dal sangue dei suicidi. Lo facciamo con Stefano Mazzocchi, presidente di Cna Servizi, in pratica il “centro di ascolto” degli artigiani italiani.

Quanto sta guadagnando la Germania con l’euro?

«Molto. Moltissimo. La Germania, avendo sollecitato e imposto parametri europei particolarmente stringenti rispetto alle economie più indebitate, ha di fatto commissariato non solo le economie finanziarie di questi Paesi ma anche le loro economie reali. In particolare, questa politica ha innalzato lo stress economico delle Pmi di quei Paesi, riducendo la possibilità di poter competere con le analoghe imprese tedesche».

 Che cosa occorre per  risolvere la situazione?

«È fondamentale dapprima teorizzare dal punto di vista politico, l’abbandono o la mitigazione della politica di austerity europea con un rilancio  del binomio debito/investimenti, e successivamente tendere alla gestione del debito pubblico non per singoli Stati ma tramite la Bce, rispolverando l’idea di emissioni comuni di  bond sovranazionali».

 Quindi l’austerity è sbagliata?

«È inutile perché il debito italiano in presenza di una  fase recessiva non può essere gestito con manovre che riducano i consumi e gli investimenti».

Secondo lei sono i cosiddetti Paesi “periferici” come l’Italia o la Spagna che dovrebbero  lasciare la moneta unica o è Berlino che si sta auto-escludendo?

«Tutto dipende dalle risposte politiche che i Paesi periferici saranno in grado di dare in modo unitario ed univoco alla Germania. Se così sarà, la Germania sarà costretta a scendere a compromessi per evitare di auto escludersi dall’euro. Il problema vero e concreto, invece, è che la politica europea, come del resto quella italiana, accumula ritardi incomprensibili rispetto ai problemi, ormai ineludibili, che le imprese ed i lavoratori stanno aspettando da ormai troppo tempo».

L’Europa dovrebbe espellere la Germania dalla moneta unica?

«È la Germania che sarà autoesclusa. Temo, tuttavia, che per le lentezze delle risposte quando questo accadrà, le nostre economie reali non esisteranno più!».

Ritiene che lo spread sia un indicatore economico affidabile?

«Assolutamente no, perché, come oramai ampiamente dimostrato, è la speculazione finanziaria che manovra a proprio piacimento lo spread dei singoli Stati, tramite la gestione di masse monetarie e lo spostamento di flussi finanziari che le singole banche centrali europee e la stessa Bce faticano a controllare ed a regolamentare. Tra l’altro, oltre al danno la beffa:  lo spread riverbera i propri effetti sui tassi che vengono applicati alle nostre imprese, rendendo impossibile la concorrenza fra imprese simili ma di Paesi diversi: infatti le imprese tedesche attingono al credito bancario con tassi inferiori ai 2/3 rispetto a quelli applicati alle imprese italiane!».

È d’accordo con quanti giudicano alla stregua di un genocidio i casi di suicidio che si stanno verificando tra gli imprenditori rimasti senza liquidità?

«Assolutamente sì ed è necessario che lo Stato intervenga con misure anche a supporto psicologico per quegli imprenditori che versano in questa situazione. È necessario riportare al centro dell’economia la persone e considerare gli imprenditori come persone bisognose di aiuto e di solidarietà da parte di tutti».

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