11Mar 26
La morale che censura

La ritorsione contro artisti e opere provenienti da paesi etichettati come “autoritari” o “liberticidi” — e quindi contro artisti iraniani, israeliani, russi, solo per citarne alcuni, ma l’elenco è abbastanza fitto — che vengono esclusi da eventi di arte, letteratura, musica, cinema, danza e altro semplicemente per la loro nazionalità, rappresenta una forma di intolleranza.
Si tratta di un gesto che nasconde sotto una patina “morale” la tendenza contemporanea a giudicare il mondo in modo rigido e assoluto, senza spazio per le sfumature. Alla Biennale questo atteggiamento emerge con particolare evidenza, perché la condanna ufficiale non colpisce un singolo artista, ma l’intero padiglione di una nazione.
A noi non spetta il compito di giudicare cosa sia giusto o sbagliato, partendo dall’idea malsana di infliggere danni alla cultura, perché coprire un quadro, silenziare un poeta o annullare un concerto significa contraddire le stesse idee di liberalità che professiamo con una certa ossessività
