11Feb 26
Nuova schiavitù, vecchi problemi

Come definire gran parte del mercato del lavoro odierno, se non sotto la dicitura di “schiavismo”? Un sistema in cui la flessibilità si trasforma, troppo spesso, in un meccanismo di oppressione, con salari inadeguati e mancanza di diritti e tutele per i lavoratori.
Una fetta consistente della forza lavoro è ormai costretta a vivere in un contesto che non offre certezze, che erode la dignità umana e compromette il benessere fisico e psicologico. E infatti, le risposte a questa condizione sono molteplici: alcuni si rassegnano alla precarietà (che altra scelta avrebbero?), altri scelgono di emigrare, altri ancora ricorrono all’illegalità.
Tutti ne sono consapevoli. Sindacalisti, imprenditori, politici, singoli cittadini… ognuno di noi ha piena consapevolezza di cosa sta accadendo, ma abbozziamo, ci rifugiamo nella macro-economia, nella concorrenza planetaria bla bla bla…
Sono invece fenomeni pervasivi, presenti da almeno un paio di decenni, che non solo alimentano un’incertezza crescente ma tendono surrettiziamente a creare una società di apolidi interessati soli al proprio perimetro.
Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che, nella questione specifica dei “rider”, una gran fetta di manovalanza è fatta da stranieri, il cerchio si chiude!
