Immaginiamo di abitare in una città in cui il sindaco decida cosa dobbiamo comprare. Il primo cittadino ha stabilito che noi si debba cambiare casa. La sceglie anche bella, in un grattacielo.

L’abitazione costa cara. Noi viviamo accanto a un Paese povero, in guerra. Ci sono tanti sfollati, molti li conosciamo. Decidiamo di ospitarli. In tanti aiutiamo i nostri vicini devastati dal conflitto e dalla carestia. Così ci ritroviamo con meno soldi da poter spendere. Chiamiamo il sindaco e lo ringraziamo della casa che ha scelto per noi, ma non ne abbiamo bisogno e poi non abbiamo più risparmi. Lui si impunta. Dice che siamo obbligati a comprarla. Perché da quando amministra la nostra città le regole sono queste. Le ha decise lui e stop.

Come abbiamo potuto eleggere un simile amministratore? Ma poi quando lo abbiamo fatto?

Conclusioni: l’immobiliarista se la prende con noi e ci fa causa. Vuole i soldi della casa anche se il contratto per noi lo ha firmato il sindaco imponendoci di accettarlo. Ma anche il primo cittadino ci porta in tribunale, perché ha deciso di decidere tutto lui e noi zitti e pagare.

Sostituiamo le parti: i cittadini obbligati sono i Polacchi. L’amministratore che decide gli acquisti è l’UE e il costruttore-immobiliarista ė l’azienda Pfizer.

Leggete.

Secondo il media polacco Dziennik Gazeta Prawna, Pfizer ha intentato una causa civile la scorsa settimana a Bruxelles, per riscuotere 1,5 miliardi di dollari per le 60 milioni di dosi che le autorità polacche hanno dichiarato l’anno scorso di non voler più acquistare.

Le autorità polacche si sono giustificate ricordando l’enorme onere finanziario che il Paese ha subito a causa dell’afflusso di rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina. La Polonia ha infatti accolto più rifugiati ucraini di qualsiasi altro Paese europeo nel conflitto Russia-Ucraina.

L’anno scorso, la Polonia aveva chiesto una modifica del contratto con Pfizer per 60 milioni di dosi citando la clausola di «forza maggiore» prevista. Insomma, per Varsavia, l’effetto economico del conflitto vicino, unito al cambiamento della situazione epidemiologica giustificherebbe una rielaborazione del contratto.

Ma niente da fare, nonostante la disponibilità dichiarata, Pfizer non ha alcuna intenzione di accogliere la clausola, le regole le impone chi fa la voce più grossa. Ha dichiarato un portavoce di Pfizer che “Pfizer e BioNtech stanno cercando di costringere la Polonia a rispettare i suoi impegni”.

“La Polonia non può rescindere direttamente il contratto per la fornitura di vaccini, poiché le parti contraenti sono la Commissione europea e i produttori” ha affermato Pfizer.

Il 6 dicembre ci sarà la prima udienza in tribunale.

La Polonia non è sola in questa situazione. Il ministro della Sanità polacco Katarzyna Sojka ha detto mercoledì all’emittente TVN24 che c’è qualche speranza di risolvere il processo Pfizer “in modo positivo”. Ha osservato che altri Stati membri dell’UE dovranno affrontare cause simili.

Coraggio, dunque, il famoso giudice a Berlino potrebbe svegliarsi.

E in Italia?

Premesso che la spesa “acquisto vaccini in abbondanza” si continua a onorare (anticipi e rincari compresi) nonostante anche noi si debba pensare alle file di poveri che si ingrossano ogni giorno, tutto il resto della Sanità, “dopo la pandemia”, tira sempre di più la cinghia. Qui l’andamento.

Cosa farà il governo Meloni? Qualcuno lo ha chiesto?

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