Ricevo da un lettore, Filiberto Dal Molin, medico specialista in Radiologia, e pubblico.

 

In questi giorni si parla delle vaccinazioni dei bambini.

È un argomento importante, sul quale i pareri discordanti sono la regola, anche perché gli interessi in gioco sono rilevanti. Diversi giornali hanno riportato le dichiarazione di Beatrice Lorenzin, molto nota per il suo incarico di Ministro della Salute negli anni 2013-2018, in 3 successivi governi (Letta, Renzi e Gentiloni) durante il quale si è molto adoperata, direttamente e indirettamente, in tema di vaccini. Attualmente è senatrice della Repubblica.

Il suo incarico come ministro della Salute è stato il più lungo nella storia della Repubblica, ad indicare che la sua funzione era assolutamente essenziale anche nelle diverse impostazioni governative di quegli anni.

Ci chiediamo se i giornali italiani che l’hanno intervistata per conoscere il suo parere si siano rivolti alla fonte più competente.

Il fatto ha una sua intrinseca singolarità se consideriamo che il titolo di studio della senatrice Lorenzin è di scuola media superiore. Non sarebbe stato più logico rivolgersi a medici esperti in materia (non soltanto italiani, quanto piuttosto internazionali) per raccogliere i dati più significativi sulla vexata quaestio?

E poi la senatrice avrebbe potuto stupirci con la sua risposta, se fosse stata proprio lei a promuovere la legge per aumentare la diffusione dei vaccini nella fascia di età 0-16 anni provocando nel nostro Paese una forte reazione in opposizione alla pratica vaccinale obbligatoria?

 È interessante notare che l’operato della nostra senatrice, come ministro della Salute in tema di vaccini, sembrerebbe stato programmato anni prima in vista di una pandemia. La senatrice, infatti, si è anche adoperata per l’approvazione della legge Gelli-Bianco secondo la quale i medici che si adeguano alle indicazioni di un protocollo di cura indicato dal ministero della Salute sono giuridicamente protetti anche se la suddetta terapia dovesse provocare il decesso del Paziente.

Al contrario, i medici che non seguono il protocollo ministeriale, operando secondo scienza e coscienza, sono responsabili e, dunque, colpevoli a prescindere.

Ecco un altro capitolo della rivoluzione copernicana che ha preso piede nel mondo medico, in cui la diagnosi e la terapia non competono più ai medici ma ai politici, guidati o influenzati od obbligati dalle industrie del farmaco.

È una storia cominciata con Rockfeller, agli albori del secolo scorso, e che ha trovato un suo epilogo, momentaneamente rallentato, con la pandemia. Siamo così riusciti a spiegarci perché da noi tutti gli Ordini dei Medici e il 95% dei loro iscritti si siano adeguati alla “vigile attesa e tachipirina” di Speranza ed abbiano proposto senza alcuna riserva a tutti i loro Pazienti, contro scienza e coscienza, l’obbligo vaccinale.

È interessante notare che nessun membro dei governi di Conte o di Draghi e nessun professorone dei Comitati Tecnico Scientifici si è attribuito la paternità del suddetto protocollo ministeriale, obbligatorio per tutti i medici, ma altresì di genesi sconosciuta. Che sia stata la senatrice Lorenzin a suggerirlo?

È Medicina Industriale, bellezza!

 

Dr Filiberto Dal Molin                                  Belluno 10 luglio 2024

 

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