Franco Fracassi, inviato di guerra e giornalista di inchiesta, documentarista e scrittore, nel 2022 ha pubblicato il libro Bio Lab (sottotitolo: “La guerra del futuro passa dall’Ucraina e dall’Italia”).

Oggi quello che poteva apparire come un resoconto distopico, è ufficiale: i biolaboratori di ricerca su virus e batteri finanziati dagli Usa esistono. Lo ha dichiarato Tulsi Gabbard, direttrice dimissionaria dall’intelligence Usa, qui.

“Ufficialmente  lo aveva già ammesso Victoria Nuland ma la sua dichiarazione non ebbe risonanza – ha ricordato Fracassi – La Nuland è stata sottosegretario di stato Usa dal 2021 al 2024, con il presidente Biden si era occupata di Esteri. Invece, le affermazioni della Gabbard stanno avendo un altro effetto”.

Gabbard dice che si tratta di laboratori molto pericolosi, che in Ucraina ve ne sarebbero circa 40 su 130 sparsi nel mondo e che sono gestiti e supportati dagli Usa.

“Sono laboratori militari di alta sicurezza dove si lavora alla ‘gain of function” (ossia per potenziare  virus e batteri e renderli armi biologiche); sono assai pericolosi infatti – perlomeno ufficialmente – gli Usa li hanno proibiti sui loro territori”.

Ah sì?

“Durante il governo Obama fu svolta un’indagine sulle strutture americane: in 5 anni si verificarono mille incidenti, uno ogni giorno e mezzo, quei materiali biologici sono bombe atomiche parcheggiate, da qui la decisione di chiudere i laboratori e di acquistare quelli ucraini per due miliardi di dollari”.

Le “bombe” sono state messe a distanza di sicurezza…

“Sì e acquistando i laboratori, gli americano hanno imposto una legge sulle sperimentazioni che prevede non vi sia alcuna responsabilità in caso di test su esseri umani. Per questo molte case farmaceutiche hanno creato sedi nei pressi di quei laboratori”.

(La non responsabilità imposta per legge? Ci ricorda qualcosa…)?

Da anni l’Ucraina è bombardata dalla Russia, eppure pare che i laboratori non siano stati colpiti.

“Sia i russi che gli americani sanno esattamente dove si trovano le strutture. Tuttavia nel 2022-23, a guerra già iniziata, la Russia ha presentato alla Nato un dossier di 20mila pagine sui bio laboratori confinanti. Ha acquisito prove in Ucraina e in Georgia e le ha documentate, quel dossier è rimasto lettera morta con il pretesto che la Russia è un “Paese nemico””.

Che tipo di prove?

“Ad esempio l’improvviso scatenarsi di epidemie anomale, nei pressi dei laboratori: malattie tropicali che periodicamente uccidono centinaia di persone; si mette in isolamento la provincia e poi si ricomincia daccapo”.

Che fonti ha?

“Un generale, l’ex responsabile dello sviluppo armi biologiche del ministero della difesa russo, che è anche scienziato e aveva lavorato in questi laboratori di massima sicurezza. Il dossier che documenta è stato recapitato a Washington e a Ginevra, le prove stanno lì”.

Gabbard ha ricordato che il presidente Trump nel 2025 ha firmato un decreto per fermare i finanziamenti alla ricerca sui Bio lab  e poi ha aggiunto che l’amministrazione Biden ha tenuto nascosti al popolo americano i finanziamenti ai laboratori accusando i vertici sanitari di aver mentito. Le chiedo: l’Italia sta finanziando qualche ricerca del genere? Il suo libro accenna a laboratori di alta sicurezza in Italia?

“In Italia l’unico laboratorio militare dichiarato è quello di Sigonella. Quando Draghi ha divulgato il contenuto del Pnrr, nel 2022, aveva detto che l’Italia si sarebbe impegnata a costruire altri 20 laboratori di alta sicurezza. Il Pnrr è un testo vago ed è difficile risalire da lì a qualcosa di certo, quello che appare con più chiarezza è che gli Usa hanno individuato l’Italia come “successore” dell’Ucraina, è scritto nei documenti americani”.

L’Ucraina smentisce

Intanto l’Ucraina ha smentito le informazioni date dalla Gabbard. Quella dei laboratori ucraini sarebbe “un’attività civile di routine che rispetta gli standard e le pratiche sanitarie internazionali e non è associata ad alcun obiettivo militare”, ha precisato il Ministero Affari Esteri ucraino.

Quindi…

Se non si tratta di armi biologiche ci si chiede perché si continuino a condurre esperimenti di ricerca sul guadagno di funzione tanto costosi quanto pericolosi, nonostante diversi scienziati nei decenni abbiano chiesto ai governi di interromperle.

Va detto che dopo le dichiarazioni di Tulsi Gabbard non si potrà far finta che i biolaboratori che praticano gain of function non esistano, d’ora in poi ci si dovrà confrontare anche con questo tema.

E sarà interessante ascoltare cosa diranno a riguardo i nostri politici e i futuri candidati.

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