C’è poco da dire. Quando due «cervelloni» se le danno di santa ragione non si può non stare a guardare. In questo caso i contendenti sono tre: da una parte il Nobel Paul Krugman dall’altra gli economisti di Harvard Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart. La materia dello scontro è la giustificazione scientifica della necessità di politiche di austerity che, grazie ad Angela Merkel e a Mario Monti, anche in Italia conosciamo bene.

Uno «spettacolare comportamento incivile». Così  Rogoff e Reinhart hanno apostrofato il loro collega di Princeton in una lettera di cinque pagine lamentando che le accuse mosse loro sono scese a livello personale. La teoria dell’austerity è molto semplice: Paesi con un rapporto debito/pil superiore al 90% tendono ad avere una crescita economica rallentata. Indi per cui è necessario diminuire il debito per tornare a crescere. Il problema, come vediamo bene in Italia, è che le politiche anti-debito sono recessive e tendono ad amplificare il problema piuttosto che risolverlo. Il grafico qui sotto ne è un chiaro esmpio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come vedete Italia e Giappone, che hanno un debito/pil superiore al 100%, soffrono particolarmente di scarsa crescita. Lo stesso accadde alla Gran Bretagna dopo il secondo conflitto mondiale. Wall & Street ha già dato spazio alle tesi di Krugman secondo cui il rimedio al debito eccessivo proposto dai fautori dell’austerity rischia di essere peggiore del male. Il premio Nobel ha insistito pervicacemente presso Rogoff e Reinhart affinché condividessero i loro dati giacché è facile tirare una linea su un grafico del rapporto debito/pil e affermare che sopra una determinata soglia non si cresce più. Occorre disporre di statistiche precise per verificare quale sia il tasso di rallentamento della crescita economica e quali soluzioni siano da privilegiare. Insomma, Reinhart e Rogoff, secondo Krugman, hanno commesso un «peccato di analisi» favorendo il diffondersi di timori ingiustificati. In fondo, si può vivere anche con un alto debito. Altrimenti Italia e Giappone sarebbero state economicamente «rase al suolo» ben prima della crisi globale.

Wall & Street non possono far altro che citare la relazione del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, che presentando il Rapporto 2013 sul coordinamento della Finanza pubblica ha definito l’austerity una «rilevante concausa dell’avvitamento verso la recessione». Le manovre taglia-debito attuate tra il 2009 e il 2013 hanno causato una «mancata crescita nominale del pil che ha superato i 230 miliardi di euro». Ai posteri l’ardua sentenza.

Wall & Street

Tag: , , , , , , , , , ,