Due le notizie di questi giorni.
1. L’Organizzazione mondiale della sanità ha bocciato la richiesta della Big Pharma Novartis di inserire Lucentis tra i farmaci essenziali per l’oculistica. La motivazione è che nell’elenco è già presente Avastin, “altrettanto efficace e sicuro, e più economico”. Leggete qui.

2. La procura di Roma – che da più di un anno ha avocato l’indagine iniziata a Torino – ha appena accolto il corposo esposto presentato dalla Soi, società italiana di Oftalmologia e, alla luce dei nuovi dati, sta valutando l’ipotesi di disastro colposo.

Ogni giorno l’Italia spende un milione di euro per rimborsare il Lucentis: nell’acquisto di un solo farmaco si bruciano 360 milioni l’anno.  

C’è di che indignarsi.

Perché gli stessi risultati – curare la maculopatia in modo da fermarla – si otterrebbero comprando Avastin per 8 milioni di euro. Peccato che, dopo la condanna dell’Antitrust e la penale di 180 milioni di euro inflitta a Roche e Novartis, per i meccanismi farraginosi e privi di senso di cui vi abbiamo parlato qui - le finalità multate sono rientrate dalla finestra. Nei fatti Avastin è stato ostacolato e Lucentis prescritto a piene mani.

Eppure. “Privilegiando il farmaco più economico si potrebbe reinvestire in cure delle malattie dell’occhio, ma anche in farmaci innovativi e costosi, come quelli per l’epatite C, che stanno creando problemi di sostenibilità al Sistema sanitario” ha calcolato Matteo Piovella, presidente Soi, che si è detto soddisfatto dell’attenzione prestatagli in Procura.
Purtroppo, vi abbiamo anche anticipato che, per via dei costi troppi alti della terapia con Lucentis, molti pazienti non riescono a sottoporsi a iniezioni a cadenza regolare, in media ogni 50 giorni. Succede in Lombardia ma anche nel resto d’Italia.
La Fondazione “Insieme per la vista” ha stimato che sono 65mila i pazienti italiani che non hanno avuto accesso alle cure, alcuni già irrimediabilmente ciechi e calcolato in un miliardo il dovuto risarcimento conseguenza delle “inspiegabili direttive approvate da Aifa”. La Fondazione ha anche annunciato una class action a tutela dei diritti dei pazienti.

C’è poi da dire che queste condizioni esclusive – il frazionare Avastin in farmacie ospedaliere e l’iniettarlo solo in ospedale – sono un’eccezione italiana: “Dopo che Antitrust, Tar del Lazio e la stessa Corte Europea, hanno ribadito la necessità di diffondere Avastin, dopo che gli studi internazionali indipendenti Catt 1 e 2 hanno dimostrato l’innocuità di Avastin e la sostanziale equivalenza delle due molecole, dopo che lo scopritore di entrambi i farmaci, Napoleone Ferrara, ha dichiarato di aver creato Lucentis frazionando la molecola di Avastin e che perciò i due farmaci sono equivalenti, i paletti decisi da Aifa e dal Ministero della Salute hanno determinato il risultato opposto a quello richiesto e sperato: nel 2014 sono state fatte 220mila iniezioni, in Francia 660mila, in Germania 850mila e, in Inghilterra 750mila: insomma, da noi il 70% in meno” tira le somme il presidente Soi.

Riflettiamo.

Quali studi provocarono lo stop di Avastin nel 2013? Perché si parlò di pericolosità soltanto quando arrivò sul mercato la molecola gemella e non prima?

“Non c’è nessuno studio – è certo Piovella – quando Aifa decise il blocco non presentò alcun dato. Neppure davanti alla richiesta della procura della Repubblica e in sede del Tar del Veneto…”

Non è possibile.

“Certo che no. Non ci si può alzare un mattino e decidere che una medicina all’improvviso non va più bene senza presentare alcun dato. Per questa condotta Aifa venne ripresa dalla Corte dei Conti.”

E che successe poi?

“Ad Aifa nulla. Gli oculisti presentarono esposti su esposti e l’Antitrust condannò le aziende, il resto è sotto gli occhi di tutti”.

Ossia, una realtà in apparenza integerrima (“abbiamo rispettato le regole della scienza”, risposta standard del ministro), ma – nei fatti – forzosamente cambiata.

Cambiata da Aifa o dal ministero? O da entrambi? 

“Quando scoppiò il caso dell’Antitrust, il ministro Lorenzin dichiarò di fidarsi solo del parere del Consiglio superiore di Sanità (30 membri sono di nomina ministeriale, 26 di diritto) per garantire la sicurezza dei malati – ci spiega Domenico De Felice, oculista milanese, fra i primi a denunciare lo scandalo dello stop di Avastin a favore di Lucentis. Qui trovate il parere del Consiglio pronunciato nell’aprile del 2014 con le condizioni che imprigionano Avastin. Un controsenso anche per De Felice “perchè gli oculisti tutti i giorni frazionano l’antibiotico per le operazioni di cataratta nelle sale operatorie non ospedaliere e in questo caso nessuno si straccia le vesti…Ma le assurdità non finiscono qui”.

Prego.

“Dopo questa pronuncia del Consiglio di sanità, Lorenzin nominò un nuovo Consiglio. E fra i consiglieri è comparso Napoleone Ferrara, lo scopritore della molecola Avastin/Lucentis che ha avuto rapporti di lavoro con il gruppo Roche/Novartis. A parte il colossale conflitto di interessi, se Lorenzin dichiara di prendere decisioni a favore dei malati perché non chiede a Ferrara come si può frazionare Avastin in sicurezza? Perchè non ci spiega come mai gli altri Paesi lo frazionano?

Già. Perchè? 

C’è anche Silvio Garattini fra i membri del Consiglio che detta le regole al ministro. L’anno scorso Garattini dichiarò alla stampa che “per evitare il caro farmaco si sarebbe dovuto agire prima”, che “le industrie fanno i loro interessi “e che “è lo Stato che deve difenderci”. Leggete qui.

E ora che anche lui fa parte del Consiglio di fiducia di Lorenzin? Perchè non dà corpo alle parole con qualche fatto? Invece… Lucentis a fiumi, of course. E Avastin in gabbia.

C’è ancora un’altra questione. “Dopo la condanna dell’Antitrust il Lucentis scese di prezzo da 1.600 a 900 euro a fiala (contro i 90 di Avastin) – ricorda De Felice – Perché Aifa non ha trattato prima con il produttore? E come mai Lorenzin non vede nulla di strano in questo prezzo esorbitante che scende dopo una condanna e riconferma Luca Pani alla direzione di Aifa?” 

Già. Come mai? Qual è il ruolo di Aifa?

Quando avverrà che il prezzo attribuito al farmaco sarà commisurato ai benefici reali, inclusi quelli economici? Quando avverrà che una cura verrà rimborsato solo se funziona?

Il ministro Lorenzin da noi interpellato negli ultimi dieci giorni sul fatto che Avastin non è prescritto, ha risposto di “aver disposto atti” (quelli del Consiglio superiore di sanità), le altre nostre domande sono cadute nel vuoto.

Il portavoce dell’assessore lombardo Mario Mantovani ci ha dirottato sul direttore di settore, Walter Bergamaschi, il quale, via mail ha dichiarato che ” Lucentis è prescritto perchè è rimborsabile”.

Ecco il testo:

“La scrivente Direzione sta prevedendo una specifica pubblicazione con l’andamento della spesa farmaci ospedalieri per Retinopatie in Regione Lombardia, includendo anche il Bevacizumab (Avastin). Quindi i dati saranno resi disponibili. Relativamente a quanto da Lei segnalato in merito al fatto che in Lombardia si preferisca usare un farmaco piuttosto che un altro, si ricorda che l’autorizzazione alla rimborsabilità è stabilita dall’Agenzia Italiana del Farmaco e che il farmaco è un LEA, livello essenziale di assistenza e quindi, se prescritto dal clinico, secondo appropiatezza e secondo le disposizioni previste dall’AIFA, è rimborsabile dal SSN”

Nessun commento da Aifa, da Napoleone Ferrara e da Silvio Garattini.

Ricapitolando: da parte di Aifa e ministero solo proclami a vanvera, zero coerenza alla prova dei fatti. A dispetto delle regole imposte dall’Antitrust, del buon senso ribadito dalla Corte europea e avvalorato dagli studi scientifici, abbiamo un circolo di governanti e tecnici che non si cura dei malati ed è scriteriato nel gestire le tasse dei contribuenti, l’importante è compiacere a Roche/Novartis.

Un comportamento schizofrenico, come denuncia Guglielmo Pepe sul suo blog, o impunemente bugiardo?
Giudicate voi, senza dimenticare il precedente del vaccino influenzale Fluad, anch’esso Novartis.
A gennaio, quando tutto il mondo sapeva che il vaccino non era stato formulato sui ceppi influenzali circolanti e quindi non sarebbe servito allo scopo, Lorenzin non solo tenne ben nascosto il rapporto dei Cdc di Atlanta (Centers for Diseases Control and Prevention) ma insistette nel raccomandare la vaccinazione, seminando il panico dai telegiornali: “Fra chi non si vaccina ci sono 8mila morti l’anno”. Era stata smentita il mese prima dall’Istituto superiore sanità. “Ottomila sono le persone che muoiono nel periodo influenzale, anziani, vaccinati e non”. Qui.

Schizofrenia o bugia, giudicate voi.

 

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