nowNel 2013 uscì un film, Now you see me – i maghi del crimine, per molti versi sorprendente. I quattro ladri (a fin di bene, come fossero dei moderni Robin Hood) protagonisti della storia, infatti, abili, nel loro rispettivo campo, con la magia, riuscivano a portare a termine colpi incredibili grazie ad inspiegabili giochi di prestigio, illusione, escapologia, che spiazzavano lo stesso spettatore, ingannato, come le vittime della pellicola, dall’abile uso della macchina da presa del regista Louis Leterrier. Insomma, come assistere ad uno spettacolo dal vivo di Dynamo e restare a bocca aperta senza capirci nulla. Poi, certo, il film spiegava il perché e il percome, ma senza far venir meno il piacere dell’effetto sorpresa, vero motore trainante del titolo. Tutto questa «magia», viene un po’ a mancare nel sequel Now you see me 2, migliore come intreccio di trama rispetto al precedente, ma al di sotto delle aspettative in quello che è il vero motivo che spinge ad andarlo a vedere: lo spettacolo magico che si cela dietro ai vari colpi.

A un anno di distanza dagli avvenimenti del precedente film, ritroviamo i Quattro Cavalieri (con la new entry Caplan che si aggiunge a Eisenberg, Harrelson, Franco), impegnati a smascherare Owen, un magnate della tecnologia desideroso di rubare la privacy della gente. Il loro intervento, però, fallirà svelando al mondo intero il coinvolgimento dell’agente FBI Dylan (Ruffalo), vera mente dei Cavalieri. Che si ritrovano, loro malgrado, a Macao, alle prese con il facoltoso Walter (Radcliffe, imbarazzante come cattivo). Questi, per restituire dignità e libertà ai Cavalieri, chiede loro di rubare il potente chip posseduto da Owen. Sullo sfondo, i Cavalieri ritrovano anche lo scettico Thaddeus (Freeman) e l’affarista Arthur (Caine), desiderosi di vendetta dopo la débâcle del primo episodio. Per quasi novanta minuti, il film sembra una emanazione di Ocean’s Eleven, lasciando poco o nulla all’effetto magia. Che compare (meglio tardi che mai) solo nell’ultima mezz’ora, regalandoci un interessante epilogo a suon di illusioni, con colpi di scena che, in parte, ripagano della delusione accumulata. Il problema è arrivarci.

 

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